5. Filippo.

Quella mattina Filippo si era svegliato con un umore particolarmente nero.La solita routine lo sfiancava ogni giorno di piu e la sveglia era ogni volta piu difficile. I gesti compiuti in modo meccanico e ripetitivo erano sempre piu pesanti ed eseguiti con meno consapevolezza. Aveva bisogno di qualcosa di nuovo.

Quella mattina, come tante altre, lo aspettava il turno in Hotel. Una intera giornata passata ad entrare ed uscire da stanze vuote o ricolme di vestiti buttati alla rinfusa, segno di attività disparate. Entrare nelle stanze mentre gli occpuanti erano in giro per la città, gli dava la sensazione di violarne l'intimità, specialmente quando quell'intimità era in bella vista sottoforma di oggetti particolari. Spesso si chiedeva se volutamente o meno.

Camminava tra i corridoi del grosso hotel in maniera automatica, ormai perfettamente conscio di ogni angolo, porta e stanza che componeva ogni piano. Si muoveva in quegli spazi da mesi e mesi e niente cambiava. Mai. Ogni tanto, poco prima di entrare in una stanza, percepiva la presenza di qualcuno all'interno, data da piccoli rumori o stralci di parole colte al di là della porta. Qualche volta i suoni erano inconfondibili e se da un lato non provava sorpresa nell'udirli (in fondo era pur sempre un hotel), dall'altro si stupiva dell'effetto che quei suoni gli procuravano. Il sentire i sospiri e gli ansimi di una donna in preda al piacere gli procurava un brivido di desiderio e lo proiettava immediatamente in fantasie che accoglieva con un sorriso mal celato.

Comodo nella sua divisa scivolava silenzioso di stanza in stanza, pensando a niente di preciso. La prossima sarebbe stata una suite di lusso, direttamente affacciata sulla splendida baia. Si chiedeva spesso chi poteva trovarvi all'interno o che tipo di persone fossero i suoi occupanti. Attori, uomini d'affari o persone normali in cerca di qualche serata di lusso?

Controllò il numero della stanza sulla sua lista e vide che la stanza era vuota da qualche ora. Avrebbe aperto la porta senza bussare, sarebbe entrato e avrebbe controllato quello che doveva controllare e poi, forse, avrebbe dato un'occhiata in giro. In fondo, non capitava spesso di entrare in una suite come quella, con un panorama che non stancava mai. Inoltre, avrebbe potuto trovare qualche banconota lasciata come mancia o dimenticata prima di uscire.

Passò la chiave elettronica sulla serratura, entrò nella stanza e attese che la porta si chiudesse alle sue spalle. Rimase fermo cercando di udire qualche rumore che indicasse la presenza di qualcuno, ma niente. Era solo.

La stanza era illuminata dal sole che entrava dalle grandi finestre, lasciando intravedere attraverso le tende bianche un panorama bellissimo, direttamente di fronte alla baia. Illuminato dal sole il pulviscolo galleggiava lento nell'aria. Filippo si mosse nel magnifico ambiente composto da un grande soggiorno arredato con divani e mobili bianchi, dallo stile moderno. In un angolo una piccola, ma lussuosa cucina completava il primo dei due piani di cui era composta la suite. In fondo alla stanza una stretta scala con i gradini in vetro saliva al piano superiore.

Quando si trovava in una di quelle stanze Filippo si concedeva qualche minuto per esplorare l'ambiente, anche per assicurarsi di essere davvero solo. Salì le scale.

Appena prima dell'ultimo gradino gli sembrò di udire un rumore sommesso per cui si fermò in ascolto. Niente. Dopo qualche secondo, con voce abbastanza alta da farsi sentire in tutta la stanza, chiese se ci fosse qualcuno. Rimase in ascolto per qualche secondo. Ancora niente. Avanzò quindi attraverso il piccolo pianerottolo fino a trovarsi di fronte alla porta della camera da letto. Bussò ripetutamente come imposto dalle regole dell'hotel, poi, non sentendo risposta, entrò.

Quello che vide lo lasciò in preda ad un misto di emozioni che nei primi secondi fece fatica a dominare. Rimase immobile con gli occhi fissi su quello che stava vedendo, non resistendo dal chiedersi se effettivamente fosse vero quello che si presentava ai suoi occhi.

Sul letto si trovava una donna. Per un solo istante gli occhi dei due si incrociarono, poi Filippo notò che quelli di lei sembravano quasi parlargli. Fece scorrere lo sguardo sul suo corpo e cercò di notare quanti più dettagli possibile.

Le mani erano legate all'altezza dei polsi e alla struttura del letto, costringendola a rimanere con le braccia unite e al di sopra della testa, senza alcuna possibilità di muoversi. Anche i piedi erano legati al letto, ma le gambe erano divaricate. Sulla bocca era stretto un bavaglio di seta che le impediva qualsiasi suono che non vosse un lamento soffocato. Lungo il viso aveva gli inconfondibili segni del pianto, con due righe scure che le attraversavano i bellissimi lineamenti, bagnandoli di lacrime e trucco. Doveva essere li da molto tempo.

Filippo non riusciva a non guardarla. La scrutava in ogni centimentro del suo corpo, così esposto e vulnerabile, coperto solo da un piccolo slip e un reggiseno scomposto. Nonostante si rendesse conto che la situazione rappresentasse un qualche tipo di emergenza, la sopresa e lo stupore furono tali che per qualche secondo lo lasciarono impotente di formulare un qualsiasi pensiero logico. Poi Filippo venne assalito dal più intenso dei desideri.

Le braccia erano ora tese nel tentativo di liberarsi e i suoi occhi passavano velocemente dal nodo che le stringeva i polsi agli occhi che, a pochi passi, la stavano scrutando.

Filippo la osservava e allo stesso tempo si guardava intorno per capire meglio la situazione. Non c'era traccia di altre persone e la stanza, seppur non in pessimo stato, recava segni evidenti. Le lenzula giacevano ammucchiate ai piedi del letto, un vestito bianco, alcuni gioielli e un paio di scarpe rosse erano buttati sul pavimento, davanti ad una piccola poltrona bianca. Un paio di calici mezzi pieni e una bottiglia vuota erano posati sul tavolino. Poi notò un altro oggetto sul pavimento che catturò tutta la sua attenzione e in un momento gli fece capire cosa avrebbe potuto fare. Abbandonato sopra il tappeto, c'era un coltello.

Lei vide lo sguardo di lui posarsi sul coltello vicino al letto ed ora era in balia di emozioni contrapposte. Quello era l'oggetto che poteva liberarla, ma che poteva anche fare ben altro. Riprese a contorcersi con piu forza.

I movimenti convulsi le contraevano tutti i muscoli e ora le appariva, se possibile, ancora piu bella, ricoperta da un sottile strato di sudore, con i seni ormai quasi visibili e le gambe contratte nel tentativo di liberarsi. Sentì il desiderio montare dentro di lui. Per un attimo i loro sguardi si incrociarono e lui si rese conto che lei sapeva. Lei vedeva quello che gli stava succedendo e questo la fece agitare ancora di più.

In due passi fu vicino al coltello che afferrò chinandosi lentamente. Poi rimase lì, fermo, guardandola.

Lei aveva smesso di muoversi. Aveva capito che a quel punto sarebbe stato tutto inutile e che solo quella persona aveva il potere di decidere per lei. Poveva liberarla, oppure... Non osava immaginare altro. Filippo le si avvicinò e si appoggiò al letto con un ginocchio, poi, con la lama in mano, si sporse verso di lei. Il corpo di lei si irrigidi completamente.

Con il coltello in mano si sporse per tagliare le corde che le legavano le mani, ma lei ebbe un sussulto che lo fece esitare. Si rese conto per la prima volta che lei aveva paura. A quella distanza poteva sentirne il profumo, mescolato all'essenza indossata, probabilmente, la sera prima. Il risultato lo inebriò al punto che per un attimo non risuci a pensare ad altro ai loro corpi intrecciati dal piacere. Si spostò verso la base del letto. Lei si mosse ed emise un gemito, quasi un lamento a conferma delle sue peggiori intenzioni. Lui la guardò e le fece cenno di stare in silenzio. Le avvicinò la lama al viso.

A pochi centimetri dalle corde che le stringevano i polsi Filippo si fermò. La voleva adesso e se l'avesse liberata non era sicuro di come sarebbero andate le cose. Mosse velocemente il coltello e con un singolo movimento le tagliò il reggiseno liberando, finalmente, due seni rigogliosi e perfetti. Il respiro affannoso di lei li faceva muovere in un movimento che non faceva altro che renderla ancora più bella. Filippo era pazzo di desiderio.

Le appoggiò la lama di piatto, in mezzo ai seni. Al contatto con la lama gelida la donna ebbe uno scatto e poi si immobilizzò. Lui fece scivolare la lama attorno al seno, lentamente, assaporando ogni singolo secondo, respirando il profumo di quel corpo splendido e godendosi la sensazione che la pelle di lei gli trasmetteva attraverso il contatto con la lama. La donna trattenne il respiro quando sentì la lama scorrere sempre piu vicino alla sommità del seno ma si impose di rimanere immobile. La lama continuava a scivolare sul suo corpo. Lentamente. Ora le scivolava sulla pancia, passava sui suoi fianchi e sul tessuto delle mutandine. Le scorreva sulle gambe e verso le caviglie, per poi tornare indietro. Lentamente.

Lui non vedeva altro che quel corpo contratto e teso, i muscoli visibili e immobili, il sudore della sua pelle. Il suo desiderio per lei aumentava ad ogni suo sussulto. Lentamente, con precisione, infilò la lama tra il tessuto degli slip e la pelle delicata di lei, poi, con uno scatto, recise l'elastico. Posò il coltello sul letto e con una mano la espose completamente, rimanendo a pochi centrimentri. La donna era immobile.

Lui doveva averla. Adesso Si avvicinò sempre di più e vide le gambe di lei contrarsi al massimo. Quando fu quasi a toccarla con le labbra, si fermò un attimo, lasciando che il suo respiro la toccasse prima di lui. Poi, con la punta della lingua, iniziò a scorrere sulla pelle delicata. Lei si irrigidì al contatto. Fissò gli occhi al soffitto e si arrese.

Lui la senti rilassarsi e forse, nel profondo, non riusci completamente ad illudersi che fosse qualcosa causato dal piacere, ma non smise di baciarla e leccarla sempre piu avidamente.

Ad un tratto, sotto le sue labbra, lui la sentì contrarsi. Dapprima leggermente, quasi tentasse di sottrarsi a quel contatto, poi sempre piu regolarmente, finche ad un certo punto capì. Le piaceva. Filippo perse ogni remora e la portò al limite, sentendo e assaporando il gusto di lei che a poco a poco diventava sempre più intenso. Un attimo prima di sentirla venire, smise e si ritrasse.

Lei sembrò ritornare in lei e per un attimo rimase ancora immobile. Poi ritornò a concorcersi. Lui afferrò di nuovo il coltello e questa volta, senza esitazioni, tagliò le corde che le legavano i piedi e le liberò le gambe.

Lei in un primo momento non si mosse, quasi paralizzata da quanto era successo. Poi mosse le gambe per trovare un po' di sollievo, dopo ore di posizione forzata.

Filippo attese solo per un attimo. Fu veloce a bloccarle le gambe mettendosi a cavalcioni sopra di lei e, ormai cieco di desiderio, iniziò ad allentare la cintura. Una mano, all'improvviso, la toccò nella sua intimità facendole sfuggire un grido soffocato. Lui la senti contrarsi, ma con un misto di stupore e piacere, sentì che era eccitata. Sentirla calda e bagnata lo fece eccitare completamente e continuò, sentendo i gemiti soffocati di lei, osservandole la schiena contrarsi mentre con forza si aggrappava alle corde che la tenevano prigioniera.

Lui si spinse in profondità, facendole sentire tutto il suo desiderio e facendola inarcare sotto le spinte sempre piu forti. Gli sembrava di non voler smettere mai, che quel momento doveva estendersi all'infinito. La voleva per sempre così sotto di lui e lui dentro di lei, in profondità, fino a farla venire. Lei non poté piu resistere. Una scossa e un brivido di piacere le percorse le gambe e la schiena. Esplose di piacere. Sentendo il suo calore addosso, Filippo le afferrò i capelli, piegandole la testa veso di lui. Si chinò sopra di lei e le morse il collo. Poi le esplose dentro, con tutta la forza che aveva.

Per un attimo rimasero immobili, uno sopra l'altro, respirando affannosamente e inalando i reciproci profumi, mescolando sudore, piacere e calore. Riluttante e ancora pieno di desiderio Filippo si alzò da lei, facendola sussultare leggermente. Si guardarono negli occhi. Lentamente lui si sporse verso di lei e le appoggiò le mani sul viso, accaldato e arrossato. Con le dita le afferrò la seta che le copriva la bocca e la abbassò, liberando finalmente due labbra bellissime. Il silenzio era completo, rotto soltanto dai respiri affannati di lei. Poi, le sue labbra si mossero, tentando di dire qualcosa che lui non capì. Si avvicinò fino a trovarsi a pochi centimetri dal suo viso, gli sguardi fissi uno nell'altro. Lui fece un respiro e poi, in un sussurro, con parole incerte disse

mi.. mi dispiace... non dovevo... non so cosa mi sia preso... come ti chiami? - Angelica... un po' tardi per le scuse... non trovi? - ... - vieni più vicino...

Filippo si avvicinò e la guardò:

cosa vuoi dirmi? - niente... solo... Scopami ancora.

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