Analisi pseudo scientifico-sociale del fenomeno Sergio Tuscany

Analisi pseudo scientifico-sociale del fenomeno Sergio Tuscany

Sono anch'io tra quelli che conoscono il famoso Sergio Tuscany.

Sono anche tra coloro che pensano che, nonostante tutto, abbia ragione. Non per il modo o per le parolacce, non per gli insulti o le bestemmie, questo è solo il contorno, la cornice, la patina che circonda un contenuto che spesso passa in secondo piano, quando non scompare del tutto.
Questa mia nota non vuole essere una presa di posizione, nè tanto meno un difendere qualcuno che non ne ha nemmeno bisogno. Vuole soltanto essere l'espressione di una opinione personale. Come tale andrà condivisa o meno, accettata o rifiutata, ma alla fine sempre e comunque rispettata.

Chi non si trova d'accordo con la riga precedente è pregato di proseguire su altri siti.

Detto questo, flashback.

Camminavo sotto il sole di una Melbourne stranamente serena e calda, mentre ancora spaesato e stanco per il viaggio mi guardavo intorno in cerca di un punto di riferimento. Tanto per tenere aggiornato il popolo di Facebook e twitter, inserisco la mia posizione e mando in rete, in bella vista, il fatto che sono arrivato a Melbourne o, come la chiaman tutti, Mel.

E chi cazzo se ne frega se sei a Melbourne direte voi.

Si infatti, direi io.

Dai che ci becchiamo per un caffè, dice Sergio. Il tempo di depositare il singolo bagaglio in ostello, di capire come tornare in centro con il tram ed eccomi li, faccia a faccia con il personaggio che molti di voi conoscono.

Questa appena raccontata era già la seconda volta che lo incontravo, dopo un primo caffè in quel di Sydney, dove si era sbrigato tutto in un paio di mezzore.

Stavolta il tempo basta e avanza.

Giorni nostri.

Il Sergio che tutti conosciamo sbraita e gesticola sul web a tutte le ore, attacca a testa bassa una categoria di Italiani da lui stesso inventata, con tanto di nome pronto fare il giro dell'Italia online: "Italiani Bamboccioni". Uno che esordisce così, come minimo senti che ha da dire. Il problema è che molti sentono solo una parte del messaggio e in particolare quella parte che messaggio non è, ma soltanto veicolo, trasmettitore, confezione, o per i più avvezzi a serate solitarie, il lubrificante del messaggio.

Quello che davvero conta, però, spesso non viene nemmeno sentito.

Ma è davvero così?

Analizziamo punto per punto:

Quando ti imbatti per la prima volta in un video di Sergio, lo vedi, lo ascolti e poi ti fai un'idea. Bella o brutta che sia è tua e nessuno può togliertela. La seconda volta che vedi un video di Sergio, sei già pronto a sorbirti una serie di insulti, per cui, mi chiedo, se l'idea di cui sopra era brutta, perchè stiamo parlando di una seconda volta?

Un video tipico di Sergio è molto facile da ascoltare e seguire.

Un video tipico di Sergio è molto difficile da ascoltare e seguire.

Mettete insieme queste due frasi e avrete la situazione reale.

Sergio veicola un messaggio in un contenitore facile da sentire e come tale fa presa in ognuno di noi, perchè diciamocelo. la presa è voluta e cercata.

Tuttavia, c'è qualcosa di più.

Il messaggio che Sergio veicola è un messaggio che nessuno vuole sentire, ma di quelli che tutti dovrebbero sentire, almeno un paio di volte.

Nessuno vuole sentirlo perchè per la maggior parte è vero.

Ora, se siete sotto shock fate un bel respito e continuate a leggere e soprattutto...:

volete dirmi che non vi siete mai resi conto di quante cazzate scrive la gente su facebook?

Basta fare un giro tra i vari gruppi "di aiuto" che si trovano online e che sbocciano come funghi da un giorno all'altro per capire che di aiuto c'è ben poco.

Quello che vedo è una mischia, un'orgia disordinata di opinioni dove si fa a gara a chi ne sa di più tra quelli che ne sanno di meno e il problema è che nessuno si degna di indossare un cazzo di profilattico mentale che gli impedisca di spararla troppo grossa.

Le domande spaziano da "in Australia esistono gli adattatori per spine elettriche?" a "è meglio aprire un conto online avendo un tasso di 1.1% invece che direttamente in banca ottenendo solo l'1%?"

Fantascienza pura.

Tralasciando il fatto che in mancanza di adattatori l'unica soluzione sarebbe tirarsi dietro una prolunga dall'Italia, della lunghezza di circa 20.000 Km (stiamo sul sicuro altrimenti se si stacca bisogna tornare indietro), molto spesso le domande scompaiono nel nulla di un limbo di assoluta inutilità. Ma poi: perché cazzo cercare informazioni sui Social Network? Preparare un viaggio del genere usando Facebook è come prepararsi al primo rapporto sessuale usando gli omini delle Lego. Anche un eunuco capisce che non è realistico.

Le informazioni, quelle vere, si cercano nei siti preposti, quelli veri. Siti di immigrazione, del governo, di agenzie o se proprio avete pazienza, nei forum. Ecco, a proposito dei forum: una volta, quando il forum era il luogo quasi per eccellenza di scambio info e opinioni varie, almeno c'era la necessità di seguire delle regole, imposte dagli amministratori del sito. In questo modo, se qualcuno interessato ad un determinato tema faceva domande già fatte e rifatte, qualcuno saltava fuori dal coro e diceva: ehi ciccio, le info che cerchi le trovi qui o qui, evita di fare sempre le stesse domande.

E funzionava alla grande.

Ovvio, molto più difficile rispetto a buttare li una domanda qualsiasi e aspettare che qualcun altro faccia il lavoro per te. Senza considerare che le domande talvolta hanno una risposta così ampia che servirebbero ore per mettere insieme una risposta.

"Ciao sono XY e voglio venire in Australia, cosa devo fare?" Spegni Facebook e datti da fare porca puttana. Google se non sbaglio è sempre vivo e vegeto, pronto a servirti senza giudicare. Vai e cerca quello che ti serve.

Per evitarmi questo tormento evito di partecipare a gruppi e discussioni varie su Facebook e vari. Troppe domande che si ripetono, troppe cazzate. Se avessi la pazienza e il tempo, osservando una pagina di un gruppo su Facebook che parla d'Australia scoprirei che ogni ventiquattro ore ritorna uguale al giorno prima: gente diversa, stesse domande, stesse risposte.

Un viaggio in Australia o dovunque vogliate andare, parte dalla testa, non dall'aeroporto.

Se vi imbarcate in questa impresa con l'atteggiamento che qualcuno deve risolvere i vostri problemi, molto prima di quello che pensate vi ritroverete a pensare a qualche cazzata enorme per far credere a tutti che tornare a casa sia stata una vostra idea. Cazzo, state pensando di cambiare vita dall'altra parte del mondo e non avete nemmeno la pazienza di cercare da soli quello che vi serve? Cominciamo bene...

Sergio parla di questo, ma molti non se ne accorgono. Sergio ce l'ha con un atteggiamento, non con le persone. Le persone che la prendono sul personale non hanno capito il messaggio.

Sergio, per come la vedo io, ha ragione.

Specialmente di fronte alle richieste d'aiuto...

"Sto per partire per l'Australia e non so come fare, vi prego aiutatemi".

Allora, l'Australia non è una landa desolata in piena Era post-atomica, coperta da una nube tossica dove vi camminano esseri mostruosi che cavalcano altri essere mostruosi. E' un Paese Civile, dove molte, molte cose funzionano e tutte queste cose sono spiegate dettagliatamente, punto per punto, virgola per virgola. Basta solo...cercarle!

Ora, mi rendo conto che questo possa portar via tempo, ma alla fine, credetemi, tutto quello che sapete non sarà un "sentito dire", ma conoscenza. E questo vi farà onore.

Piccola considerazione personale: ma dove sta scritto che qualcuno deve essere aiutato per forza?

Forse sono anti-sociale io, ma sono anche un fan della filosofia che ognuno deve arrangiarsi e portare avanti i propri progetti da solo. Certo, per certe cose serve la collaborazione di altri, ma non è per niente dovuto, anzi, va chiesto molto, molto con discrezione e soprattutto, nel modo dovuto.E ovviamente, sempre disponibile a condividere info o a dare una mano, ma nel limite del dovuto e soprattutto dopo che viene chiesto nei modi dovuti.

Sicuramente, mandarmi una mail senza testo e con un cv in allegato può causarmi al massimo uno sfiato d'aria. Da che parte, decidetelo voi. Per tutti gli altri, sono a disposizione, come qualcuno di voi ben sa.

Sergio parla di tutto questo, in una forma che può non piacere a molti, ma che alla fine è la parte da tralasciare.

Sergio parla del fatto che l'Australia non è un'impresa per tutti, dicendo, con questo, non che è per pochi eletti, ma per chi ha il coraggio di venire con le giuste aspettative.

Sergio parla del fatto che troppo spesso e da troppo tempo in Italia siamo stati abiutati a contare su qualcun altro per questo o quello, in mancanza di una struttura portante pensata per sopperire ai bisogni di tutti. In questo modo ci siamo adattati e appoggiati, meglio dire afflosciati, ammosciati, castrati, limitandoci a buttare un amo da qualche parte e a contare sul fatto che qualcuno prenda un pesce e lo attacchi all'esca per noi.

Conitinuiamo a pensarla così e l'Australia ci sparerà fuori con la stessa velocità con cui io sparo fuori il mojito di troppo, in uno sporco cesso in fondo ad un locale.

Sergio parla di tutto questo.

Se lo sentite fa male, se lo ascoltate fa del gran bene.

Sergio è un personaggio e un amico, a cui un caffè non si rifiuta mai.

E questa, ancora una volta, è la mia opinione.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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