Aspettando il vento

Fino a poco tempo fa ero convinto che andare al cinema da soli volesse dire essere più o meno ottantenni, finire in un cinema di provincia dove tutti ti conoscono ma nessuno ci fa più caso, a vedere film porno di dubbia qualità in compagnia di un neo studente universitario che per pagarsi gli studi da letteralmente via il culo.Coerente con questo pensiero quindi, già mi pregustavo la mia vecchiaia. Tuttavia, fiero possessore di un singolo biglietto gratis per il cinema e pieno di amici la cui vita poco combacia con la mia, mi sono presto reso conto che sincronizzarsi per vedere lo stesso film, lo stesso giorno, alla stessa ora, sarebbe stato come pensare di svegliarsi una mattina, camminare in giro a caso, essere fermato da qualcuno che cercava proprio te ed essere scritturati per fare l'attore principale in un film. Lo stesso film in cui, da vecchio, vedrai recitare te stesso da giovane , mentre sei comodamente seduto in poltrona, mano nella mano con Kimber, studente al Dams, immigrato, ex-maschio.

Insomma, sta cosa del cinema in solitaria mi vedeva leggermente scettico.

E scettico lo ero ancora dopo la decisione di andarci e durante il tempo in cui sono rimasto in fila (si, perchè nonostante fosse lunedì pomeriggio, la fila c'era eccome). I dubbi, però, scompaiono non appena poso il mio corpo scultoreo sulla poltrona, posto singolo più isolato di Perth, esattamente al centro dello schermo in ultima fila. Un gigaburger dal nome simile a "mangiquestoeseiapostopergiorni" in una tasca, pronto da estrarre alle prime scene e una bottiglietta d'acqua nell'altra, per stare leggeri. Sarà stato il film completamente a prova di attività cerebrale, sarà stata l'assoluta libertà di movimento in tutte le direzioni, sarà stato pure il fatto che nessuno fiatava o comunque era troppo lontano per sentirlo, ma alla fine, dopo essere uscito, ho dovuto riconoscere che l'esperienza vale. Sicuramente lo rifarò molto prima degli ottant'anni.

Poco prima del film ero in giro per Sydney in cerca di un nuovo appartamento, ricerca che mi ha portato fino ai dintorni di Paddington, per l'ispezione ad uno "Studio". Dicesi "Studio" quella categoria di abitazioni data da un unico spazio comprensivo di tutto, dove la definizione di "spazio" corrisponde alla definizione di "poco" e dove "tutto" corrisponde a "troppo". Il risultato, molto spesso, è una "stanza" (leggi "antro") che alla sola vista si diventa impazienti di essere rinchiusi in una casa di riposo gestita da clandestini, per avere finalmente una sistemazione dignitosa. In particolare, quella vista dal sottoscritto aveva pure una specifica personalità. Nei primi trenta secondi spesi a guardarmi in giro (in trenta secondi ho guardato in giro circa sei volte, date le dimensioni), ho realizzato che molto probabilmente quello era il posto in cui ogni serial killer che si rispetti porta la donna morta di turno, per poi tagliarla con calma a pezzi e depositarla gentilmente in un paio di valigie. Un'unica, lunga finestra in alto a livello soffitto e, soprattutto, due docce esterne in stile spogliatoio dei campetti di calcio del patronato, erano insieme la classca ciliegina sulla torta. Torta che ho gentilmente rifiutato, per poi smaterializzarmi al volo, prima di finire gentilmente depositato in una valigia.

Poco male, di li a qualche ora, dopo il film, ne avrei vista un'altra, stavolta di qualità inifinitamente superiore, a poca distanza da dove vivo ora.

Ecco, appunto, dove vivo ora.

Se penso all'escalation di spostamenti graduali dalla City, dal momento in cui sono arrivato ad ora, il fatto di vivere a trenta minuti di bus dalla città, mi fa sentire come se vivessi vicino ad Uluru. Tuttavia, la zona di Seaforth è decisamente tranquilla, adagiata lassù a nord di Sydney, con la sua piccola baia e le ville milionarie.

Ecco, appunto, le ville milionarie.

Io sono finito in una di quelle, di fatto passando da una sistemazione provvisoria in casa di amici ad una extra-lusso in casa di sconosciuti. Cosa che comunque non mi gratifica più di tanto, in quanto la suddetta casa sarà in vendita entro breve, costringendomi all'ennesimo trasloco. Ormai ho più chiavi io dell'asiatico che crepa in Matrix.

Mentre servo il caffè numero trentamilaquattrocentoenonmiricordopiù, una vibrazione nella tasca mi avvisa di un messaggio ricevuto: "ciao, domani sera facciamo la serata di addio al ragazzo che libera la stanza, se ti unisci a noi potrebbe diventare una serata di Benvenuto Giordano. Che ne dici?" Dico che ci sto, Invia.

La sera stessa però, già mi vede per le strade di Potts Point, praticamente a braccetto di Kings Cross, invitato ad una cena in onore di una mia ex-coinquilina, in procinto di tornare in Europa per qualche settimana. Potremmo chiamarla cena di "arrivederci a tra qualche settimana", ma "beviamocisucomesefossepersempre" fa molto più effetto. Detto fatto e, a far da contorno alla cotoletta più gigante che abbia mai visto (tipo pizza) ecco "materializzarsi" un bicchiere di assenzio, compare di tante avventure in quella Padova Universitaria e fino ad ora assente eccellente. Il rito prima di bere l'assenzio è la parte che preferisco: bagnare di assenzio la zolletta di zucchero, depositarla sulla apposita griglia sopra il bicchiere, darle fuoco e osservare mentre la fiamma fa colare lo zucchero bollente nel bicchiere, aggiungere acqua ghiacciata a piacimento, mescolare, bere... il resto non me lo ricordo mai. Scherzo ovviamente, ma invocare amnesie improvvise ha salvato il culo di molti fin dalla notte dei tempi, non vedo perchè io debba essere l'eccezione (fatemi compagnia con un assenzio vostro e scoprirete tutto).

Il giorno dopo, fresco come un indumento bagnato rinchiuso in una busta di plastica per giorni, mi presento puntuale al mio turno al Casino, dove tra diversi giuramenti in stile "non berrò mai più", mi trovo ad arrivare a sera. Finalmente. Non vedo l'ora di arrivare a casa e....col cazzo, ho la festa di Benvenuto Giordano. Ok, doccia, mi guardo allo specchio e mi dico che sono sempre il top, lo specchio mi risponde ma vaffanculo vai, indosso una giacca troppo leggera "ma lo stile prima di tutto", per arrivare fradicio di pioggia improvvisa in stile "la prossima volta esco in muta".

Un fuoco scoppiettante, una cena "easy" a base di pane e fonduta, stuzzichini vari, vino e una splendida, ottima compagnia a base di Emily, direttamente da New York e Ben, relativo compagno tutto australiano, Felipe dal Brasile e Claudia, proprietaria di casa di Sydney, mi fanno presto dimenticare la stanchezza e qualche brivido di freddo. Approfitto dell'invito per portare la prima valigia, come a dire, ora ci sono anch'io.

Mentre sono intento a guardare youporn un video-tutorial su come fare Web Marketing, un'altra vibrazione mi avvisa di un messaggio: "ciao siamo Tizio e Caia e vorremmo incontrarti per delle lezioni di italiano, sei disponibile?" Dico ciao, certo che sono disponibile, a quando?

La libreria scelta per il primo incontro è fantastica.

Migliaia di libri, tavoli per lo studio, lampade in design in contrasto con la struttura storica, wi-fi per tutti, diverse aree da visitare e un'area più pubblica, comprensiva di caffetteria, dove ci accomodiamo ad uno dei tanti tavoli disponibili. Sullo sfondo, al di la delle grandi vetrate, le luci dei grattacieli di Sydney e i riflessi di una fontana illuminata. Potrei stare qui per ore, ma sono pagato per due, tempo che fila via molto più che piacevolmente e, devo dire, quasi inaspettatamente.

Rientro a casa con mezzo chilo di Pad-Thai, approfittando dell'0fferta speciale del ristorante Thailandese vicino a casa, esattamente di fronte alla fermata del bus. Finalmente mi aspettano quelle ore di meritato riposo, a base di stiracchiamenti vari e tonnellate di serie tv.

E' un periodo strano questo, fatto di opportunità sognate e poi perse, ma anche di pronte reazioni ad inventarsi e riciclarsi di nuovo, per qualcosa di diverso. Metti insieme un paio di giorni al casino, un paio a sfornare caffè e un paio a insegnare italiano ed ecco che la settimana è piena e già trascorsa. Sempre avanti quindi, in attesa di godermi la discesa al di là di questa lunga salita. Allora si che indosserò una giacca leggera, per godermi tutto il vento che posso.

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