Bali. Giorno Uno.

Ore 5 di mattina.La sveglia mi traumatizza al punto che, per fare peggio, qualcuno dovrebbe spararmi un missile attraverso la finestra. Apro gli occhi di soprassalto, mi guardo intorno in preda ad un istinto di sterminio di massa pronto ad abbattersi sulla fonte del suono infernale. Cerco a tentoni un iphone caduto nella notte in mezzo ai fili di lampada, caricabatterie, ventilatore e prolunga. Quasi spero di prendere la scossa per avere una scusa per dormire. Invece ho una scusa per svegliarmi.

Si parte per Bali.

Il giorno prima, una tipica giornata lenta, oziosa e lunghissima, mi ha visto raggiungere un livello di produttività pari a quello di Schumacher negli ultimi tre mesi. Ho passato ore a vagare tra un sito e l'altro, dimenticando la mole di siti in sospeso da leggere e i libri in attesa. Ho dimenticato di fare tutte quelle cose che uno si prefigge di fare qualora dovesse sopraggiungere una tipica giornata lenta e oziosa. Tra quelle cose c'era anche il bucato da fare prima di partire. Per questo motivo, in valigia, ci saranno tre magliette e un paio di pantaloni praticamente fradici.

Ore cinque e mezza, poco più sveglio di Schumacher cammino verso il luogo dell'appuntamento, dove mi aspetta Emanuele (nome di fantasia). Taxi fino in aeroporto, check-in dei bagagli e finalmente, seduti ad un tavolino di un bar, brioche e flat white. Svegliarmi e dover aspettare quasi un'ora per il primo sorso di caffè equivale a far vedere un porno in un carcere. Scateni sentimenti di bramosia e uno stato di nervosismo che peggiora fino a quando la pulsione non viene soddisfatta. Bevo quindi il primo sorso ad occhi chiusi, perché nel frattempo mi sono addormentato per gustarne appieno il gusto. Sto ancora deglutendo quando, dagli altoparlanti dell'aeroporto, sento chiamare i nostri nomi con relativo invito a recarsi al gate. Sfiorando la trasformazione in un mutante imbruttito da esperimenti genetici, mollo il caffè e corriamo verso il nostro gate, rischiando di travolgere intere famiglie in attesa e presentarmi di fronte all'addetta con in braccio un figlio non mio. Il tutto solo per scoprire che... dovevano darci un foglio con i dati del volo e che il vero imbarco sarebbe stato di li a mezz'ora.

Pisciata, imbarco e via.

Il volo fila via tranquillo tra un film visto tempo prima e uno che avrei preferito non vedere mai. All'uscita dall'aeroporto di Denpasar ci accoglie un livello di umidità che mi ha fatto capire cosa prova un feto. Poco male, siamo a Bali, Indonesia, e per i prossimi quattro giorni lo stress e il fastidio non faranno parte del nostro vocabolario.

Colpisce subito il livello di organizzazione del personale dell'aeroporto, capace di dare diverse piste alla maggior parte degli aeroporti italiani. Ritiro bagagli e controllo passaporti filano via in dieci minuti e mille sorrisi degli addetti balinesi. Fuori dalle porte, un esercito di tassisti aspetta l'ondata di turisti, ma ben lungi dall'accalcarsi intorno a te con promesse di corse economiche, ti indirizzano verso uno sportello unico dove il traffico dei turisti viene smistato ai vari tassisti in attesa. Comunichiamo la destinazione, contrattiamo un po' (d'obbligo per tutto), paghiamo, altri sorrisi e via, verso l'hotel.

Un cambio veloce e nella nuova tenuta ufficiale di Bali (costume + maglietta) ci avventuriamo in strada.

In una strada qualsiasi di Bali si rimedia qualsiasi cosa.

Con qualsiasi intendo che fermando uno dei tanti che si offrono di aiutarti in qualcosa, è possibile chiedere un ventaglio di beni che spaziano da pasto veloce a ragazza in camera pronta ad aspettarti con una amica. Il tutto passando per scooter a noleggio, massaggi e "massaggi", vari tipi di droghe, tour guidati, drink, altre droghe, altri scooter, altri massaggi e altri "massaggi". Mettere qualche banconota in vista in una di queste strade è come indossare la carcassa di un impala e camminare in un branco di iene. Sia chiaro: nessuno ti tocca o mette a rischio la tua sicurezza in alcun modo. Per uno strano e silenzioso fenomeno, sembra che l'ordine tassativo in tutta l'isola sia quello di non nuocere ai turisti. Ovviamente, non solo per spirito caritatevole, ma soprattutto perché se Bali si dovesse creare la nomea di "posto pericoloso" e il turismo dovesse calare, praticamente tutti i suoi abitanti veleggerebbero tranquilli verso l'estinzione. Col sorriso si intende.

Bali scooter

Prima mezza giornata in spiaggia nei dintorni dell'hotel, pranzo veloce e poi si entra nel vivo. Dopo la solita contrattazione decidiamo di noleggiare due scooter, sia per muoverci meglio, sia per integrarci con la vera Bali. Qui infatti, se non hai uno scooter a disposizione conti meno di un tampax usato. Scegliamo due modelli mai visti prima, indossiamo il casco e... porca troia. L'interno del casco assomiglia ad un pannolino usato da qualcuno con lo sfintere esausto e sciacquato nelle paludi di Mordor, ma ormai è troppo tardi e dubito si possa trovare di meglio. Emanuele con un colpo di ingegno infila un cappellino all'interno e mi guarda alla "quantenesòetuno". Vabbechecazzomifrega penso, al massimo divento calvo in un istante, senza passare da imbarazzanti forme di calvizie. Abbasso la visiera e... porca troia. La visiera era talmente rovinata che se mi avessero chiuso gli occhi con un tizzone ardente avrei visto qualcosa di più sfruttando qualche spiraglio. Per evitare il fastidioso fenomeno di insetti giganti spiaccicati in fondo alla retina ai sessanta all'ora opto per un paio di occhiali all'ultimo grido.

Selfie

Il traffico di Bali.

Il traffico di Bali. Dunque, il traffico di Bali. Arrivato a questa frase mi sono fermato per quasi mezz'ora cercando di capire come illustrarvi il traffico di Bali in poche righe senza farvi perdere qualche sfumatura. Alla fine ho deciso che, al traffico di Bali, dedicherò ampio spazio nel prossimo articolo.

La giornata lascia il posto al tardo pomeriggio e, dopo un breve consulto sul da farsi e i sintomi della fame in arrivo, decidiamo per un rientro in hotel, con doccia ristoratrice e una dose di aria condizionata. Programma della serata: Echo Beach, a mezz'ora di strada verso nord, dove un amico mi assicura divertimento e spettacolo assicurato.

In taxi verso Echo Beach.

Mi appiccico al finestrino guardando con un misto di shock, estasi, ammirazione e interesse clinico il traffico scorrere attorno a noi. "Attorno"  letteralmente. Le strade sono inondate da migliaia di scooter e altri mezzi di trasporto, senza contare che... Stop. Vi ho detto che vi scrivo tutto nel prossimo articolo, non insistete.

Oh hai visto quello?Pensavo mi morisse davanti! Dico rivolgendomi a Emanuele. Ma dai? Non ho visto...Ma come no? che fai dormi?Si, negli ultimi dieci minuti mi hai svegliato due volte.Ah. Ok. Non parlo più.Ok.Cazzo hai visto quello?!?! quasi ci entra in macchina di testa! Emanuele, su quel taxi, non dormirà mai.

Ora, tutti sanno come funziona quando qualcuno ti dà dei consigli riguardo un posto che gli è piaciuto: devi assolutamente andarci perché è fantastico, bellissimo, magnifico! Come conseguenza, le aspettative salgono e quando stai per arrivarci ti aspetti di trovare i cancelli dell'Eden, con due file di top model che lanciano petali colorati e profumi mentre passi, sfiorandoti con i loro corpi e lanciandoti occhiate suadenti, come silenziose promesse di una eternità fatta di pace e piacere.

Scendo dal taxi e quasi pesto una merda di cane ancora morbidissima. Con l'altro piede affondo in una buca in stile orma di Godzilla. Mi guardo attorno e vedo nell'ordine: tre cani randagi, gente seduta per terra, una gabbia con dentro un gallo, una lavatrice in un campo.

Penso con tenerezza all'amico del consiglio, capendo finalmente che tipo di viaggio ha fatto...

Emanuele ed io ci guardiamo e senza aprire bocca ci diciamo che se questa famosa Echo Beach è così, figuriamoci un posto da non vedere. Proseguiamo incerti per cento metri.

Welcome to Echo Beach.

Echo Beach

Piano piano il paesaggio cambia. Ai lati, piccoli locali colmi di gente, profumo di mare e cibo di tutti i tipi. Là davanti si apre l'oceano intero e tra le onde e te una si stende una fila di tavolini e panche, ristoranti all'aperto e gente che beve, mangia, ride, vive. Cammino in preda ai sensi, tra mille odori, sapori e colori. Passo tra la gente, piatti ricolmi di pesce, vestiti leggeri mossi dal vento e quel profumo di oceano che vorrei non se ne andasse mai. Ci sediamo col sorriso ai tavoli dell'ultimo locale a sinistra, sopra una scogliera bellissima. Davanti ad un cielo che lentamente passa dai mille azzurri, ai rossi e poi ai blu scuro. Il mio amico aveva proprio ragione...

Due Corona ghiacciate.

Davanti a quel paesaggio rimaniamo qualche minuto in silenzio e poi, all'unisono, facciamo risuonare il vetro in un brindisi. Cheers mate!

Primo sorso, due sorrisi. Bali, si comincia.

(continua...)

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