Cessi, motori e luci al neon

La temperatura della stanza è perfetta, da una fessura nella tenda entra un singolo raggio di sole, sotto le coperte sei nella tua posizione preferita, stai dormendo ma anche no, sei in quello stato di dormiveglia talmente perfetto che potresti rimanere disteso per ore. I tuoi pensieri sono tutti estremamente felici e in questo momento sei assolutamente sicuro che sarà una bellissima giornata.L'idilio viene bruscamente interrotto dalla voce di due pelosissimi brasiliani nella stanza a fianco, che come ogni mattina si attaccano a skype e urlano come se non esistessero altoparlanti, cuffie e microfoni, ma dovessero farsi sentire direttamente da qui. Ovviamente ognuno dei due con la sua chiamata privata. Il risveglio è più brusco di una secchiata di acqua lurida che ti arriva in testa mentre pisci in un vicoletto buio. Da quell'istante in poi sogni di piombare nella loro stanza, vestito solo di una lama gigante e tingere le pareti dei loro micro-encefali de-evoluti. Non è una questione di nazionalità. Il fatto è che se non te ne frega un cazzo di chi ti circonda e fai come cazzo vuoi, allora sei irrimediabilmente, tristemente, miseramente un essere inferiore agli altri e come tale meriti di estinguerti tra l'indifferenza dei media e perfino di youtube. Specialmente se la chiamata va avanti per circa due ore. Ti alzi, mangi qualcosa, ti prepari ed esci. Alla fine fanculo, sono a Sydney.

Se dopo una passeggiata di un paio d'ore nella city, dovessi sentirti accaldato e volessi prenderti una pausa, rinfrescarti un pò, prenderti un momento per te e nel frattempo ascoltare della buona musica, allora entra in un centro commerciale e vai dritto al cesso. I bagni sono qualcosa di eccezionale. Puliti da far invidia ad un bisturi, spaziosi, super equipaggiati, sono pronti ad accogliere tutto quello che hai da dare senza disturbare il tuo stato interiore. Se poi, durante la tua vita, ti è capitato di sfornare da uno a più pargoli, allora hai diritto ad un trattamento extra, dal momento che qui esistono addirittura i cessi riservati ai genitori. L'equivalente della business class del water. Qui lo spazio è ancora maggiore, tutto è colorato e accogliente e la musica è una allegra melodia da ascoltare per ore. Morale della favola: se vuoi scaricare il tuo putridume nel massimo del confort e magari stendendo completamente le gambe, sforna un pò di prole e trasferisciti in Australia.

Fatto questo, di nuovo fresco come una rosa e con un sorriso di soddisfazione stampato in faccia, torni nelle strade di Sydney, dove ogni dieci minuti rischi di sentirti una mezzasega. Cammini stretto nel tuo giubbetto da mezza-stagione, imprecando la calda giacca pesante lasciata in italia, cercando di ripararti da quel vento freddo che tira da tutto il giorno e da qualche acquazzone ricorrente, quando ad una fermata dell'autobus vedi un gruppetto di ragazzine in vestitino floreale, estivo, dello spessore di non più di un millimetro e corto fino a metà coscia. Non puoi fare a meno di assumere l'aria più virile che riesci a tirar fuori mentre congeli, camminando baldanzoso fingendo un caldo pauroso e interrogandoti inevitabilmente sulla tua identità sessuale. Mentre cammini, ogni tanto senti arrivare dei rombi di motore che ad orecchio attribuiresti ad una supercar, salvo poi girarti per ammirarla e rimanere basito nel capire che appartiene ad un'utilitaria che pensavi fosse una macchina per disabili, mentre invece sta pompando minimo 500cv. Qui sembra che uno degli hobby diffusi per sfuggire ad un sistema che funziona, sia quello di avventarsi sulle macchine e modificarle il più possibile. Qui, ogni singolo macinino può nascondere un motore di una Nascar, inclusa quella piccola nissan gialla guidata da un'anziana signora... Alettoni, cerchi, luci al neon e scarichi alla Rocco Siffredi brillano nelle loro cromature sotto il sole di Sydney. Il top viene raggiunto dalle macchine della polizia. Dotate di non uno, non due, ma tre impianti luminosi: uno classico sul tetto, uno dietro il parabrezza e uno sul radiatore, completo ovviamente di bull-bar. Cerchi in carbonio, assetto basso e verniciate di rosso, fanno a gara nel mondo crudele della tamarraggine. Non sono mai stato un fan delle macchine, ma quando ne vedi una così, vien voglia di pisciare sulla schiena di un poliziotto solamente per farsi un giro in centrale e intanto ammirare i mille congegni all'interno, sentire il motore che pompa, mentre sfrecci illuminando tutti con quei tre fottutissimi impianti luminosi. Spaziale. Invece te ne stai lì, alla fermata dell'autobus ad attendere la tua corsa. Quando l'autobus arriva, capita di doverti fare strada tra zaini coperti di sabbia e tavole da surf. In italia uno scenario del genere in autobus scatenerebbe diversi attacchi di panico e qualche infarto (che ci sta anche), solo al pensiero di ulteriori ostacoli oltre alla solita calca umana. Qui a Sydney che dire, ci sta e basta, specialmente nei pressi della famosa Bondi Beach.

Sede prescelta per la mia prossima casa, Bondi Beach è quanto di più lontano dai fasti della City. Casette basse in stile inglese, tutte in fila ad abbracciare la mezzaluna che forma la spiaggia, stazionano nelle loro forme bizzarre guardando l'oceano, separate dal mare prima da una strada e poi da un intero parco che precede la spiaggia vera e propria. Nessun albergo visibile. Passeggi tra locali semplici, con tavoli di legno all'aperto, tra hamburger giganti e birrette varie, negozi di surf, negozi di surf e qualche negozio di surf. Ogni tanto ti supera correndo un ragazzo scalzo, in muta, con tavola sottobraccio, che rientra a casa dopo una dura giornata di sole (invernale) e onde. Sono convinto che se abiti qui per almeno tre mesi, ti crescerà una folta chioma bionda, i tuoi occhi diventeranno azzurri e una mattina ti sveglierai parlando un inglese-australiano perfetto. Questi, dunque, sono giorni dedicati alla ricerca di una casa che possa essere chiamata così, dove mi aspetto che i bagni non siano come quelli dei centri commerciali, ma almeno che siano in rapporto numerico di 1 ogni 3 persone e non 1 ogni 10 come dove sono ora. Quello che mi aspetto, soprattutto, è di non avere dall'altra parte del muro due sub-umani in ansia da separazione dal loro paese, che interrompono la mia cazzo di dormiveglia, portandomi ogni giorno sempre più vicino a quel giro in centrale di polizia. Cosa che mi renderebbe estremamente virile, anche rintanato in un giubbetto chiuso fino al collo.

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