Cocsiro e Ceflo

Sono solo, ma non si può mai sapere.

La notte è buia, ma non si può mai sapere. Sgattaiolo in un paio di vicoli, come se fossi inseguito da qualcuno che non vedo, ogni tanto mi guardo indietro, ma anche a lato e in alto. Non si può mai sapere. Quello che cerco non lo so nemmeno io, ma so che quando lo troverò, lo riconoscerò subito. Per cui continuo a cercare, sempre più ansioso, sempre più velocemente. Devo stare attento a non commettere errori, a non farmi vedere. Troppi occhi potrebbero essere aperti nel buio, anche se l'ora è tarda e si sa, gli occhi ormai non sono soltanto umani, ma macchine senza ciglia che osservano e osservano ancora, pronte a lanciare un grido muto verso un punto preciso, che però nessuno può prevedere. Allora sarebbe la fine, all'orizzonte suoni e ombre sui muri degli edifici. Capirei di essere braccato, inseguito e forse, un giorno, perseguitato. In sostanza, cercavo un posto per pisciare riparato da persone e telecamere. In particolare quest'ultima opzione è cosa assai rara qui a Sydney. Mentre sgancio la pisciata del secolo, della durata di una messa cantata, sento che posso essere soddisfatto di me stesso, accompagnando il tutto da una mimica facciale in aperta competizione con la Haka.

Anche oggi è andata, anche se il turno di lavoro è stato particolarmente noioso. Tuttavia, questo mi ha dato modo di prendere atto di diverse cose, come ad esempio che devo assolutamente andare in spiaggia, perchè tra faccia e corpo c'è talmente tanta differenza di colore, che se mi tolgo la maglietta può sembrare che abbia un passamontagna. Cosa che a Bondi Beach, regno incontrastato di Barbie & Ken, di certo non sarebbe ben vista. Questo concetto astratto mi porta direttamente alla necessità di trovare una spiaggia deserta, dove non arriverebbe nemmeno Hubble, in cui possa finalmente ri-equilibrare i due colori che mi porto addosso ed eliminare un nuovo tipo di abbronzatura da me inventato, cosiddetta a squalo, in quanto scuro sopra e assolutamente bianco sotto.

Inoltre, dopo due ore che fissi e lucidi lo stesso bicchiere, tentando di convincere tutti che è uno del milione che hai lavato, il tuo pensiero dilaga e svolazza, fino a posarsi su domande e questioni senza tempo, che giacciono nella coscienza di tutti senza una risposta:

perchè nei film sui Trasformers i robot sono sessualmente sensibili alla bellezza delle donne? perchè la cuoca koreana ha scritto Leonardo di Carpaccio invece di Leonardo di Caprio? perchè le giapponesi quando fanno sesso sembra che qualcuno le stia tagliando lentamente a fette con un coltello poco affilato? perchè quando parlo in inglese con i colleghi cinesi, mi vedo dall'alto in preda a dislocazione della mandibola e rovesciamento di bulbi oculari?

In compagnia di questi massimi sistemi, le giornate sembrano addirittura finire troppo presto, anche se ogni tanto, vorrei godere del privilegio di avere un paio di vite extra, come quel gran personaggio di Mario Bros. Con un paio di vite in più, ad esempio, invece che capire cosa mi stia chiedendo il mio collega, mentre divertito e assolutamente ignaro della mia difficoltà, mi parla in Cinglese (cinese + inglese), potrei risparmiarmi la fatica e rispondere con una testata. Siamo seri, con un'infinità di suoni diversi dall'inglese, il più delle volte mi concentro sul pulviscolo in fondo alla sala piuttosto che tentare di capire ancora la stessa frase. Ovviamente non sempre (falso).

Storia vera:

con le occhiaie talmente lunghe da sembrare un trucco alla Cleopatra, arrivo in cucina, quando l'attività freme e non c'è tempo neppure per quei saluti calorosi di inizio turno, tipici della cultura orientale: sguardo fisso. Mi butto subito nella mischia per rendermi utile, fino a quando un collega mi guarda e mi dice: ghemmi cocsiro. Rumore di notti nel deserto e libri di grammatica in fiamme. Afferro la prima cosa che vedo a portata, ovviamente sbagliando, quindi mi sento ripetere con maggiore enfasi: gemmi cocsiro pliss.

Rumore di ho capito solo l'ultima parola, rumore di sono stupido o cosa? e rumore di sei in Australia da mille anni e non si capisce uno stracazzo di quello che mi stai dicendo. Ora, di certo non me ne vado in giro sventolando un inglese madrelingua e gergo hip hop, così come non sempre gli altri mi capiscono, tuttavia, sono assolutamente certo che quando apro bocca gli altri sentano inglese e non un incantesimo. Mi guardo attorno come Semola, totalmente impotente di fronte a tanta distanza, fino a quando non vedo un altro collega, quasi spazientito, consegnare all'altro l'oggetto tanto cercato: una coca zero, protagonista misteriosa, della frase segreta da indovinare nel gioco del cazzo di oggi: give me a coke zero. Ed ecco che la vita extra entrerebbe in scena proprio in questo momento, facendo un assordante rumore di una testata in faccia, seguito a ruota da una lattina piena di cocsiro, sempre sulla stessa faccia.

Oppure ancora:

dopo sette ore di turno e intere vite extra spese, mi si avvicina lo stesso collega e, con lo stesso candore di un bambino in una culla, mi dice: go ceflo.

Mi guardo intorno aspettandomi di vedere paesaggi sterili, lande desolate e carcasse di cavalli. Mentre reprimo il desiderio di polverizzarmi come un vampiro in spiaggia, chiedo contrito una ripetizione e in effetti sto giro va meglio: go tu cecflo.

Se fossi Windows andrei in crash, invece apro mille finestre di comparazione audio delle ultime decine di migliaia di frasi simili e alla fine, dopo trenta secondi a fissare il punto in mezzo alle sue sopracciglie (indice di viaggi pindalici in corso), esclamo quasi felice: ah! go and check the floors! I vigorosi movimenti, che mi aspetterei di vedere in una persona che annuisce, continuo ad aspettarli, perchè al suo posto si fa largo la tipica espressione orientale usata per farti capire che hanno capito: sguardo fisso. Dopo tutto questo, mi immaginerete avvolto in un mantello di pregiudizi e stereotipi, ma il gruppo di auto-aiuto a cui mi sono rivolto, molto numeroso, testimonia che la mia è una storia drammatica e purtroppo vera. Poco male. Solo che, immagino, ora come ora sarebbe inutile dire che alla fine ci si diverte e che tutti hanno i loro difetti di pronuncia, mettendoci anche un pò di "alla fine sono simpatici" e "probabilmente loro non capiscono te". Sarà, ma non li ho mai visti guardare in alto in cerca di un solido appiglio, sognando di avere il gancio di Batman da sparare.

Accetto volentieri quel go tu ceflo, in quanto un giro per i dodici piani dell'albergo, in cerca di qualche carrello abbandonato, mi da la possibilità di pensare ai fatti miei senza per forza lucidare qualcosa, come ad esempio la questione Visto dopo luglio, un eventuale secondo lavoro da trovare e soprattutto come abbronzarmi in maniera completa.

Mentalmente, tra un ascensore e l'altro, mi convinco sempre più che ci starebbe bene un due giorni in qualche spiaggia isolata, lassù o laggiù rispetto a Sydney, dove ancora un piede umano non ha calpestato quella sabbia. O per lo meno, non così bianco.

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