Disturbo post traumatico da stress

Non vedo l'ora di entrare in doccia.

A questo pensi mentre rientri a casa, camminando sotto i 26 gradi dell'inverno di Sydney, dopo una durissima giornata di vita sotto al mondo, fatta di ben 4,5 ore di inglese, interrotte da 1,5 ore di pausa, un salto in spiaggia per una passeggiata, una sbirciatina in qualche negozio, una visita alla tua futura palestra e addirittura una toccata in un supermarket. Ciabattando rumorosamente e con aria soddisfatta lungo tutto il corridoio che ti separa dalla doccia (ben 37 passi), elegante nel tuo accappatoio blu elettrico, infradito di gomma dura e un broncio da bullo, pensi che anche questa giornata è andata. Ah no... c'è sempre quella festa, o quell'altro barbecue. Eccheccazzo, anche stasera dovrò mettermi il profumo. Pazienza, una cosa per volta.

Entri, porti l'acqua alla temperatura ideale, ti godi l'inizio della doccia, alzi lo sguardo e subito ti vengono le prime domande:

  • perchè ci sono degli inconfondibili, ricciolosissimi, nerissimi peli pubici attaccati al muro?
  • perchè sono a circa due metri e mezzo di altezza?
  • come hanno fatto ad attaccarli la? ma soprattutto...
  • quale sarebbe lo scopo? Voglio dire, se proprio vuoi farli finire tra le dita dei piedi di chi viene dopo di te, li piazzi ad altezza ginocchio, così con il primo getto ti finiscono dritti addosso.

Storia vera.

Oggi comunque niente può turbarmi e visto che i peli pubici sono destinati a rimanere lassù per molto tempo, avrò modo di interrogarmi sulla vicenda che li riguarda per ancora molte docce.

Il fatto è che oggi ho trovato casa. Tra 15 giorni mi trasferirò nella mia prima residenza fissa, ma anche provvisoria, australiana. Fissa perchè sarà mia per alcuni mesi, ma poi chissà... l'Australia è grande. La mia esistenza domestica trascorrerà come ultimo arrivato in una stanza tripla, in una casa abitata da due ragazzi brasiliani e una ragazza neozelandese. Mi aspettano caipirinhe come se non ci fosse un domani.

Nonostante non avessi mai pensato di finire in una tripla, dopo aver abbassato di svariate tacche lo standard qualitativo delle case medie australiane, questa rappresentava la migliore delle scelte possibili tra le alternative finora viste. Piazzata a dieci minuti a piedi da tutto quello che mi serve, scuola, palestra, spiaggia. Ottima. Durante la visita delle varie stanze chiacchiero in un inglese praticamente madrelingua col mio futuro coinquilino (madrelingua = un misto di colpi di spalla, spasmi del viso, nuove espressioni, sputacchi su libri altrui, lunghissime pause, moltissimi ehm e una quantità imbarazzante di intermezzi italiani). Ad un certo punto mi chiede se ho la patente della moto e, con l'espressione che avrebbe Van Damme se qualcuno gli chiedesse se sa fare la spaccata, rispondo che ovvio, certo che ce l'ho. Il silenzio che segue, riempito da un mezzo ghigno da parte sua, lascia spazio a mille domande ed ecco che irrompono nella mia mente ancora quegli appiccicosissimi peli pubici. Per fortuna il ragazzo brasiliano, che d'ora in poi e per comodità chiameremo Leo, si decide a spiegarmi. Viene fuori che lui e l'altro ragazzo brasiliano che per convenzione chiameremo Raphael, consegnano pizze a domicilio e che alla pizzeria dove lavorano tra un pò potrebbero aver bisogno di altre due ruote, due braccia e uno sguardo vigile. Che sarei io.

Diciamo che a 15000 km da casa tua, dove un rum&pera costa 9 dollari, un lavoro che ti casca in mano senza cercarlo non si rifiuta mai. Specialmente se consiste nello girare in scooter per i dintorni di Bondi Beach nei giorni e ore che decidi tu in base alla tua disponibilità. Se poi per farlo ti danno anche 20 dollari all'ora, beh ragazzi, potrei anche consegnare organi di contrabbando non refrigerati.

Tra sorrisi d'intesa virili, pacche sulle spalle e l'inconfondibile movimento della testa che fa un umano maschio quando è d'accordo con un altro umano maschio (diffusissimo tra gli scimpanzè) stringo la mano ad un tetto e ad un possibile lavoro. Dopo questa svolta, vista la giornata propizia, decido di fare un salto nella palestra qui vicino, per vedere com'è l'ambiente. Sia mai che non gli serva qualcuno che lavori all'ingresso.

Mi incammino per la strada in discesa, vista oceano, pensando ai prossimi sviluppi, quando ad un tratto mi ritrovo a pensare a quei cazzo di peli pubici. Primo sintomo del disturbo post traumatico da stress: rivivere continuamente l'evento attraverso frequenti flashback. Prendo mentalmente nota.

Appena metto piede in palestra, mi assale quell'inconfondibile aroma tipico di tutte le palestre di boxe e affini; ingredienti noti:

  • scarpe appena tolte dopo mezzora di corsa e mai lavate dopo l'acquisto.
  • calzini con un'intera giornata sul groppone.
  • doccia non fatta perchè "tanto sto andando in palestra"
  • ettolitri di sudore versato su tappeti ultra-assorbenti
  • vari altri liquidi versati durante i vari sforzi da tatuatissimi veri australiani.

Insomma, tutto quello che serve per rendere l'ambiente adatto a una ristrettissima elite di cui io ancora non faccio parte. Nessun problema. Male che vada imparerò come si impreca in australiano, o come si chiede a qualcuno di ritrovarti il naso, perso chissà dove da qualche parte sulla testa o i più veloci rimedi contro l'acido lattico a tutto il corpo. Tutte cose che ti servono durante un qualsiasi esame per la certificazione IELTS. Che figata.

Dopo tre secondi (tempo tecnico per essere sgamato come l'unico che non c'entra un cazzo li dentro), mi accoglie quello che identifico con l'istruttore/propietario, al quale chiedo di avere un paio di informazioni. Mentre si avvicina penso: cazzo ora si che inizierai ad integrarti con la "fauna locale" e fantastico su un nuovo gruppo di amici australiani, con cui scambiare brindisi alle cene e calci in faccia sul ring. Ottimo. Dopo aver urlato chissà cosa a qualcuno alle prese con un sacco, in una marcatissima accento australiana, mi chiede le solite cose di rito e così, dopo avergli detto da dove vengo mi risponde: ah, io sono di Portogruaro... Morale della favola: gli italiani sono come i peli pubici, te li trovi dove meno te li aspetti e prima o poi ti finiscono tra i piedi.

Storia Vera.

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