Duemilaundici

Questo forse sarà un post lungo.

Probabilmente lungo un anno.

Mettetevi dunque comodi e accettate il fatto che vi porterà via qualche minuto più del solito, permettendovi così di avere una scusa in più per non sbrigare faccende domestiche, non andare in palestra o di schivare altre incombenze. Per chi invece sta lavorando e legge il post dall'ufficio, non sarà altro che una nuova occasione per fare finta di lavorare, mentre con aria contrita passate gli occhi su queste righe, dando l'idea a chi vi guarda di essere nel mezzo di una complicatissima pratica da sbrigare. Non c'è di che. Il fatto è che, come vi sarete resi conto, il 2011 è andato. Le aspettative per questo 2012 sono molto alte, letteralmente, dal momento che la maggior parte di noi si aspetta un chissà quale evento catastrofico che piova a seminare panico e distruzione. Mai una volta che i cicli epocali si concludano con feste tratte dalle pagine di Boccaccio, atteggiamenti lascivi e buoni sconto per tutti da Trony.

Dicevamo, il duemilaundici è ormai storia e quando ci si trova agli sgoccioli dell'anno si tende (si prova) a fare una specie di bilancio, per vedere se anche stavolta ne usciamo a testa alta. Il 2011 per me è stato molto intenso, una serie infinita di cambiamenti, di cose vecchie da concludere e di cose nuove da iniziare, prima tra tutte l'esperienza attualmente in corso. Alla fine, mi racconto che è andata esattamente come volevo. Il fatto è che a questo racconto ci credo. Essendo esattamente nel quando e nel dove vorrei essere, non posso fare a meno di darmi vigorose pacche sulle spalle, svariati complimenti e, se la mia coscienza fosse donna, mi darei anche uno di quei baci che non si scordano mai. Il fatto di avere chiuso tutta la mia precedente vita, tenendone una quantità sufficiente per essere impacchettata in due valigie ed essere venuto nell'altro emisfero, mi ha dato e mi sta dando tanto, di quel tanto abbastanza per renderti conto che è veramente tanto, ma mai abbastanza per farti pensare di non volerne ancora e ancora. Oltre a questo, qualcosa è anche andato perso.

Sistemo la cravatta nel migliore dei modi possibili mentre cammino veloce verso l'ufficio (cucina), pronto (assolutamente no) per l'ennesimo turno di notte, fresco come una rosa (di quelle che tieni nelle pagine di un libro) e assolutamente senza occhiaie (falso). Sono le ventitre e ho già sonno, per cui l'idea di arrivare alle sette di mattina mi stimola tanto quanto l'idea di buttarsi in mezzo alla neve nudi dopo un pasto di quattro portate. Per la milionesima volta tento di pensare a qualcosa che mi distragga dal caldo presente in cucina, anche oggi con scarsi risultati. Sbadiglio. Sbadiglio ancora. Se ora lo state facendo anche voi, avete capito esattamente in che stato mi apprestavo ad iniziare il mio turno. Poi, come un fulmine, come uno di quegli stati che ti colgono durante una rivelazione inattesa, realizzo nitidamente che esiste la Red Bull. Ovviamente sapevo della sua esistenza, ma prima di allora non l'avevo mai considerata come una possibile bevanda. Carico un bicchiere di ghiaccio, verso il tutto e inizio a sorseggiare, con le migliori aspettative.

Un salto dall'altra parte del mondo, mette di fronte ad una prova nuova le corde che tengono insieme la rete di rapporti di una persona. Alcune di queste sono talmente forti e collaudate che l'esperienza non farà altro che scuoterle un pò, ma poi, dopo qualche assestamento, torneranno ferme e stabili, seppur nel nuovo assetto. Altre, meno preparate e magari meno assestate, accuseranno il colpo, riporteranno qualche sfilacciamento qua e là, ma col tempo verranno riparate, trovando anch'esse nuova collocazione, seppur diverse dalla forma originale. Altre ancora si spezzeranno. Troppo deboli fin dalla partenza, non resisteranno ad uno sforzo di tale portata, finendo per spezzarsi più o meno velocemente col passare delle settimane e dei mesi. Ti ritrovi così, inevitabilmente, ad affrontare delle perdite diverse da quelle logistiche e materiali, che sono probabilmente le più difficili da elaborare. La perdita di questi legami tuttavia, non è il punto di arrivo, ma solo una tappa, che precede quella dello realizzare che, alla fine, quelle corde che ti sono rimaste sono le migliori, le più forti e le uniche di cui tu possa avere bisogno. E tra l'altro, ora hai anche più spazio.

Il manager mi consegna il foglio su cui è riportato l'ordine di un cliente. Due Vodka-Red Bull doppi e due Malibù. Qualcuno di sopra si sta dando a grandi progetti per la serata. Appronto il tutto sopra una tovaglia bianca e mi avvio con il carrello attraverso il percorso di ascensori e corridoi che mi separa dalla stanza, facendo tintinnare i bicchieri e il ghiaccio al loro interno. Busso, la porta si apre, consegno il tutto, intasco la mancia, migliore sorriso di sempre, saluto e auguro di passare una buona nottata. La donna, dietro un leggero trucco, ammicca divertita e dopo un sorso di vodka ghiacciata mi saluta. Al mio rientro in cucina, butto giù in tre sorsi la mia Red Bull, in crescente attesa per quell'effetto tanto atteso scritto in caratteri rosso acceso sul retro della lattina.

Una permanenza lunga abbastanza da non essere considerata una vacanza in un'altra parte del mondo ti apre gli occhi su quelle che sono le amicizie su cui puoi puntare di più. Certo, le tecnologie di oggi agevolano molto, ma di fondo, alla fine, il motore di tutto è la motivazione. Se una persona vuole rimanere in contatto con un'altra il modo lo trova, indipendentemente da tutti gli strumenti a disposizione. Chi non credesse a questo, dovrebbe farsi pubblicamente sostenitore del concetto secondo cui, in epoche non più distanti di qualche anno fa, le amicizie a distanza non esistevano per nulla e il malcapitato che si fosse ritrovato ad espatriare finiva inevitabilmente nell'oblio più nero di tutte le persone a lui care. Queste stesse persone dovrebbero anche credere l'amicizia come un qualcosa nato poco dopo l'avvento di chat e social network vari, spostandone la data di comparsa da svariati milioni di anni fa a non prima del 1998. In giro c'è gente che crede a tutto, ma questa è dura da mandare giù, no? Detto questo, mi sento di affermare che le amicizie che finiscono "per colpa" del viaggio, altro non erano che non-amicizie, funzionali, magari, al contesto in cui erano calate, ma assolutamente accessorie in caso di grandi cambiamenti. Poi diciamolo, l'ipotesi che esista un posto in cui nessuna delle tecnologie presenti sia in grado di funzionare è semplicemente ridicola. Soprattutto in un arco di tempo contato in mesi. Perfino il più fanatico dei legionari, immerso in una pozza di liquame da giorni, preda e delizia di larve assortite, sperduto nella più nera delle giungle, sarà in grado di mandare una qualche forma di comunicazione verso qualcun altro. Se ce la fa lui, non vedo come non possa farlo chiunque altro. L'unica scusante che potrei accettare è la scomparsa o la perdita dei pollici opponibili, che farebbe precipitare lo sfigato di turno all'era preistorica, ma questa è un'ipotesi veramente remota. In ogni caso, esistono i comandi vocali.

Dopo due ore di strofinamenti di piatti e stoviglie varie, capisci che il lavoro di Tolkien era strofinare gli stessi piatti durante innumerevoli turni di notte, costringendolo così, per sopravvivere mentalmente, ad inventarsi tutto quel casino di razze e lingue strane. L'ordine mi arriva in mano nel momento in cui sto per p artorire una lingua a base di soffi e schiocchi, riportandomi al presente caldo e afoso della cucina in piena attività. Stessa stanza, stesso ordine, stesso percorso, stesso sorriso, stessa mancia, stessa donna, ma trucco decisamente, visibilmente, piacevolmente andato. Auguro a lei e alla presenza che sento in bagno di continuare con i migliori risultati e mi congedo. Durante il ritorno mi sento decisamente più sveglio e attivo... vuoi vedere che alla fine la Red Bull funziona? Per non perdere il momento, mi infilo dentro la cella frigo e ne prendo un'altra lattina, la notte è ancora molto giovane.

Un fenomeno tanto imprevisto quanto gradito è quello che vede il ripristinarsi di legami quasi perduti proprio per il fatto di essere lontani. Con queste persone, i cui contatti si erano fatti via via più radi e sfumati, ci si ritrova al telefono o a battere sulle rispettive tastiere più spesso di quando si era a pochi chilometri di distanza. A pensarci bene, questa non è una vera e propria sorpresa, quanto una conferma di quanto scritto più sopra: le amicizie vere non muoiono mai. Il piacere che deriva da questo è di molte volte superiore al dispiacere di vedere altri rapporti perdersi, perchè mentre quest'ultimo è solo momentaneo, il primo dura parecchio e si rinnova sempre più.

Alle quasi-sei di mattina, un ordine a base di vodka e succo all'ananas dovrebbe stupirmi, ma visto che si tratta della solita stanza, non fa altro che farmi sorridere. La donna mi chiede come procede la mia nottata e le rispondo che lei e il ragazzo che sorride rilassato sul letto sono stati i miei migliori ospiti. Durante l'ennesimo tragitto di ritorno mi sento decisamente carico e pimpante, il sonno è notevolmente diminuito e se non fosse per la divisa farei anche una corsetta. Maccheccazzo? Forse, le tre lattine di Red Bull che mi scodinzolano in corpo sono troppe, ma se serve a farmi passare questa notte calda e noiosa ben vengano.

Il pensiero, alla fine di un anno bellissimo, va alla mia famiglia, agli amici più cari e a me stesso. L'augurio è quello di cambiare solo le cose che possono migliorare.

Quello che attraversa l'uscita del Casinò è un me stesso decisamente iper-attivo, che decide di camminare per quei due chilometri che lo separano dalla stazione metro invece di prendere il solito tram. Circa un'ora dopo, accaldato e stanco, arrivo finalmente a casa, dove dopo una doccia fredda sono finalmente rilassato.

Questo è un post di bilancio, sulle amicizie vecchie e nuove, sulle perdite e sulle conferme. Questo è un post di fine anno, un anno che non dimenticherò mai e che spero sia il primo di tanti altri simili, se non migliori. Questo è un post che vorrebbe far riflettere su come, nonostante molti arrivino e molti altri partano, qualcuno in fondo non se ne va mai.

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