Evoluzione

Scusate se non mi sono fatto sentire negli ultimi mesi, ma sono stato occupato a lavorare al progetto F-35 che ora, soprattutto grazie a me, dopo circa vent'anni e quattrocento miliardi spesi ha raggiunto il primo livello di operatività in missioni di guerra. Non c'è di che.

Mentre sono seduto sul cesso a lavoro, scorro le notizie del giorno, tra cui spicca il nuovo livello di inferiorità mentale raggiunta dai quegli esemplari adulti di Homo ex-Sapiens che spendono prezioso ossigeno e ore di sole alla ricerca dei Pokemon. Seguono a ruota esemplari adulti della stessa specie che postano foto dei loro volti con musetti da cani e gatti assortiti. Darei qualsiasi cosa per essere il recruiter che vi trova online dopo aver mandato il cv per quel lavoro dei vostri sogni. Stampare la foto di te col muso di gatto e chiamarti al colloquio solo per tirarla fuori e chiedere spiegazioni. Dopo trenta secondi di imbarazzato silenzio o risolini isterici, prenderai la prima corsa con destinazione Disoccupazioneland. Continua così.

Vedendo questi fenomeni sono arrivato alla conclusione che il riscaldamento globale non è causato dall'uomo, ma dal pianeta stesso che cerca di calciarci fuori dal cazzo verso l'estinzione violenta il più presto possibile. Un po' come quando si ha un'infezione e il corpo risponde con la febbre. In sostanza aumenta la temperatura interna per contrastare gli organismi che causano l'infezione. Stessa cosa per il pianeta. Sta aumentando la temperatura per poter far partire una serie di eventi che comincia con qualche grado in più, passa per vecchi che muoiono per le strade e sulle panchine d'estate, laghi che spariscono, fiumi che evaporano e un bel giorno ci svegliamo con sessanta gradi all'ombra e tsunami regolari. Vaffanculo umani di merda. Bentornati dinosauri.

Poi all'improvviso, il rumore di una cagata liquidissima interrompe le mie elucubrazioni. Dall'altra parte della parete di carta dei kinder, nel bagno delle donne, si leva il rumore del risveglio del Kraken. Attenderò ancora qualche istante per evitare di incontrarci all'uscita. Arrivare a lavoro in tailleur e tacchi e lasciar fuoriuscire le Paludi di Mordor potrebbe rovinare quell'aria professional-chic tanto ambita.

Per chi non lo avesse saputo, ho chiuso il capitolo Europcar e finalmente ho un lavoro di cui posso pure parlare al bar senza aggiungere frasi tipo "è solo un lavoretto così, temporaneo, finché non mi danno il nobel".

Tutto è cominciato sulla tazza del cesso

Insomma, stavo mandando cv dal cellulare. In quei tempi mandavo cv tra un respiro e l'altro, tra un bus e l'altro e durante il tragitto in bus, in ascensore, in fila a qualche cassa o ufficio, al mattino appena sveglio e alla sera prima di dormire. Era logico quindi mandare cv anche al cesso, altrimenti avrebbe fatto strano.

Dopo circa ottocento (800) cv mandati in circa quattro anni, si matura una capacità particolare nel distinguere tra:

  • lavoro figo per cui sei mostruosamente impreparato, ma farebbe fighissimo averlo per dirlo alle riunioni con vecchi amici;
  • lavoro top-of-the-top con cui non c'entri un cazzo ma mandi il cv lo stesso "chenonsisamaimettimichiamano";
  • lavoro strapagato che ti fa realizzare che per averlo dovresti ricominciare dalle medie e fare scelte completamente opposte;
  • lavoro che potresti ottenere facilmente, ma ti sei rotto il cazzo di alzarti la mattina per fare cose di cui non ti frega un piffero;
  • lavoro che sembra super-creativo, super-cool, super-fashion, ma che se leggi bene si tratta di riscrivere i menu in formato word in una bettola di qualche sobborgo.
  • lavoro che effettivamente combacia con i tuoi desideri di carriera frustrati troppo a lungo, per cui sei preparato e che vaffanculo ti piacerebbe proprio avere.

Muovo i piedi addormentati dai gomiti sulle ginocchia e mando il cv.

Da li parte la catena di eventi.

Due giorni dopo

Bancone dell'ufficio Europcar in West Perth, mattina soleggiata e clienti esauriti per le prossime sei ore. Livello di noia oltre i limiti di guardia. Sguardo vacuo fisso su un punto inesistente fantasticando di rapimenti alieni senza opporre la minima resistenza, una tanto ambita apocalisse zombie o anche solo una meteora, anche piccola eh, mica chiedo tanto, che scombussoli un po' l'andamento attuale. Certo, dici tu, ma se gli alieni ti uccidono, lo zombie ti morde o la meteora colpisce proprio te scommetto che non saresti molto felice. Vero, ma da morto me ne fregherebbe pochissimo, perché, insomma, diciamocela tutta: sarei morto e da morto lo stress non esiste.

Sto divagando.

All'improvviso, arriva una email (notate come un evento di una banalità assurda possa diventare il momento più alto di una giornata).

Salve, Re della Galassia (lasciami stare e fammelo dire, ok?), abbiamo ricevuto il suo cv e siamo felici di informarla che nei prossimi giorni la contatteremo per un primo colloquio telefonico. 

Finisco di leggere la mail e già mi vedo sullo yatch aziendale, in completo da skipper, in compagnia di venti stagiste, verso i mari lucenti di Wolf of Wall Street.

Poi ritorno vigile e ricordo a me stesso che non vuol dire nulla, magari hanno pure sbagliato a mandare la mail e sicuramente si tratta di una risposta automatica che mandano a tutti.

Lunedì

Suona il telefono, numero che non conosco.

Ora serve una piccola premessa.

Quando si è alla ricerca di lavoro e si mandano cv a pioggia tutti i giorni per anni, ogni chiamata ricevuta con un numero non presente nei nostri contatti dovrebbe essere automaticamente considerato come una chiamata da una compagnia che vuole farvi un colloquio telefonico. Di norma, quindi, quando mi arriva una chiamata di questo tipo, metto in atto la seguente procedura:

  • smetto di fare quello che sto facendo e insonorizzo al massimo l'ambiente circostante. Una parola cruciale non capita in questi casi potrebbe fare la differenza tra presentarsi puntuale al colloquio e arrivare baldanzosi ad una azienda che non ti ha nemmeno chiamato;
  • mi preparo a sembrare super felice e gioviale nonostante stessi osservando il bordo della scogliera;
  • mentalmente ripasso tutti gli appuntamenti che ho da li ai prossimi dieci giorni, annullandoli tutti istantaneamente. Un colloquio si accetta a priori e poi eventualmente si cancellano altri impegni.

Nel 90% dei casi una telefonata cosi proviene da qualche call centre, ma non quel giorno.

  • Buongiorno Capo Supremo e Signore indiscusso di tutte le realtà, chiamo per quel cv che ci ha mandato... ha qualche minuto per un primo colloquio telefonico?
  • ah buongiorno! ma certo, ci mancherebbe (faccio segni di dover sparire urgentemente a tre clienti in fila e li scarico al collega)
  • Dunque ci è piaciuto molto il suo cv e stiamo cercando una persona per questo ruolo che bla bla bla bla bla.... 

Ascolto per pura cortesia, ma avevo gia accettato.

Rispondo con la mia storia, le mie esperienze e ambizioni. Risponde chiedendomi la disponibilità per un colloquio di persona. Annullo due meeting, un appuntamento medico e mi auto confermo sette giorni di ferie e dico che certo, quando vuole. Martedì prossimo andrebbe bene? Assolutamente perfetto.

Martedì

Bello come Brad Pitt in Troy arrivo al colloquio pronto a giocarmi il tutto per tutto. Mi accolgono con mille sorrisi e mi consegnano un foglio su cui rispondere a delle domande, poi mi fanno accomodare nella sala meeting. Non una, non due, ma tre persone mi fissano pronte a cogliere incertezze, dubbi, seghe mentali e bugie clamorose. Saluto, sorrido, mi siedo e assumo l'aria di Tony Stark alla conferenza quando ha detto al mondo di essere Ironman. Sono pronto.

Fuoco incrociato di domande per circa un'ora e mezza. Piazzo con successo qualche battuta, ringrazio, saluto ed esco. Mi dicono che mi faranno sapere entro il Lunedì successivo. Solo dopo essere entrato in macchina mi rilasso davvero e mi dico che "se non va stavolta emigro in Costa Rica e vivo di fogliame e piccoli furti".

Lunedì dopo

Alle nove in punto suona il telefono. Ero sveglio più o meno dalle sette, ma entravo e uscivo da un sonno agitato. Al primo squillo scatto e mi metto seduto, espressione alla Bud Spencer e osservo il display. Ci siamo.

Pronto? 

Dopo la telefonata, appoggio il telefono e mi guardo allo specchio. Non mi è difficile superare le apparenze da senzatetto che mi restituisce lo specchio, perché ora, in quel momento, finalmente ho svoltato. Ho trovato quello che cercavo.

L'azienda è una delle più grandi del settore, presente da più di vent'anni e ben conosciuta agli addetti ai lavori. Il mio ruolo ufficialmente si chiama HR Officer, Quality and Safety. In pratica mi occupo di Qualità ISO e Sicurezza sul lavoro, con l'incarico di analizzare tutti i processi aziendali e lavorare per cambiarli in meglio, ottimizzarli e renderli più efficaci. In sostanza, il 70% del tempo lo passo a parlare con il personale dei dieci reparti sparsi per tutta Perth, per capire come rendere il loro lavoro più semplice ed efficace. Ho molta autonomia, flessibilità e le persone sono tutte molto friendly. Stipendio ottimo, qualche benefit e finalmente la sensazione di riprendere da dove avevo lasciato in quell'ormai lontano Luglio 2011. Al momento nessuna magagna riscontrata.

Oggi, finalmente tutto è cambiato, di nuovo.

Già vedo un me stesso nel futuro, quando qualcuno mi chiederà della mia esperienza, assumere uno sguardo allo stesso tempo orgoglioso dei risultati raggiunti e pensieroso per richiamare i ricordi, per poi cominciare la storia con...

... tutto è cominciato sulla tazza del cesso...

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