Funziona così

Il fatto di abitare dall'altra parte del mondo non mi ha mai impedito di rimanere aggiornato sulle vicende Italiane.Giornali online e blog vengono consultati quotidianamente da chi scrive, sotto al sole mentre sorseggio un caffè al molo dietro casa, seduto in bus mentre vado a scuola o al lavoro, sdraiato a letto prima di addormentarmi, seduto sul cesso mentre do il tutto e per tutto. Per niente sorpreso, l'ultima ubicazione si rivela la più sensata e la più congeniale. Non appena leggo dell'ennesima cagata, controbatto subito con una delle mie. Il posto giusto, al momento giusto.

Ed è proprio in quei momenti, rinchiuso tra quattro mura troppo vicine e ristorato da una ventola che mi da tregua dal caldo esterno, che mi faccio sempre la solita domanda; me la faccio ogni singola volta, ad ogni articolo che leggo, perfino ad ogni paragrafo, perché ogni tanto, la storia peggiora mano a mano che la si legge. La domanda in questione è sempre:

porca troia, com'è possibile che si accetti pure questo?

se ho poco tempo, comunque, mi limito al solo porca troia, che di solito basta e avanza. Se invece tempo ne ho, provo a darmi delle risposte. Sistemo bene gli occhiali da sole e punto lo sguardo fuori dal finestrino, dove ben visibile mi scorre davanti una città che sta dall'altra parte del mondo, non solo fisicamente. A volte mi sembra pure che siano due mondi diversi.

Recentemente, la risposta che mi sono dato è una in particolare: rassegnazione.

Partiamo da un po' più indietro nei miei pensieri, e cerchiamo di seguire il flusso di connessioni che mi ha portato ad usare questa parola. D'accordo o meno, mi piacerebbe sentire la vostra opinione, quaggiù in fondo dove lo spazio bianco è tutto per voi. Una sola premessa: sono fermamente convinto che la radice unica di gran parte dei problemi, diciamo un novanta percento, dipenda dall'atteggiamento, dalla mentalità. I quali, a cascata, influenzano e condizionano scelte, opinioni, prese di posizione e reazioni davanti al problema o alla questione di turno. Detto questo, cominciamo.

A scuola

La mamma ti accompagnava all'asilo, che almeno dalla mia generazione a prima, faceva rima con suore e preti. Fin da subito, quindi, scatta il binomio Scuola-Chiesa. Più avanti ti diranno che la Scuola è laica, ma non ci farai caso più di tanto, perché dopo anni e anni di crocifissi sotto agli occhi e sopra l'insegnante, ci hai fatto il callo. A questa affermazione risponderai dunque con un semplice ma si, da noi funziona così. Torni a casa e chiedi alla mamma come mai quando piove il soffitto della classe perde acqua, come mai sul tuo banco di legno vedi date scritte da persone ormai morte, come mai la cartina geografica risale a dieci anni prima e la lavagna fa rabbrividire tutti quando gira. Mentre cucina il tuo ragù preferito la mamma ti risponde quasi in automatico: perché, tesoro, in Italia funziona così, tu pensa ad imparare e lavati le mani che è pronto. Vai avanti così fino al liceo, facendoti meno domande perché le cose che vedi sono sempre uguali, per cui, uguale, deve essere anche la risposta. Pazienza, pensi, tutto cambierà all'università. Arrivi all'università avendola già vista molto prima, nei film, nelle serie TV e al cinema. Per questo quando arrivi pensi: porca troia, mi devo essere perso. Ti immatricoli, segui le lezioni di presentazione, butti giù il calendario e speri nel meglio. Poi le domande ricominciano: come mai abbiamo il proiettore in aula magna, ma funziona male o per niente? come mai la lavagna luminosa non fa luce? come mai il microfono funziona a scatti? come mai il sito per iscriversi agli esami non è online? come mai il professore butta per terra i libri ad una studentessa solo perché erano della precedente edizione? Queste cose a mamma non le chiedi, ne parli con i tuoi compagni tra una lezione e l'altra, durante le ore di attesa in segreteria mentre gli sportelli aperti sono due su otto. Dopo ore di discussione, qualcuno, esausto, se ne esce sempre con: che vuoi farci, qui funziona così. Poi finalmente ti laurei e ti togli dal cazzo. A lavoro, pensi, sarà tutta un'altra storia.

A lavoro

Hai speso più ore a preparare il curriculum, che Mandingo dentro una teenager e, finalmente, ti senti pronto. Hai chiuso la parentesi universitaria e ora si comincia davvero. Scorri le offerte di lavoro. Sei fiducioso. Puoi farcela. Cominci a leggere: cercasi ragazzo/a giovane, con esperienza, con laurea, ottimi voti, flessibile e disponibile, per ottimo impiego. Contratto a progetto, tempo determinato, pagato un cazzo ma fa curriculum. Ma come? io il curriculum l'ho già fatto. Eccolo qui. Lo mandi. Niente, non va. Non hai esperienza. Ma sono giovane! Si...ma...no. Riprovi e riprovi, partendo da Google/Nike/Ferrari/Apple/Versace/altra azienda figa e un giorno salti di gioia mentre firmi da Blockbuster/MacDonald/Autogrill/Customer Service. Cazzo, l'università è proprio finita e si vede... Cazzo, quasi quasi mi immatricolo di nuovo. Cazzo, ma come mai funziona così? Perché è così, da noi in Italia funziona così. Che vuoi farci? Almeno tu un lavoro ce l'hai... Porta pazienza e accontentati, anzi, beato te che puoi permetterti una casa.

A casa

In affitto, mezzo-monolocale, ma ti consoli che adesso va l'open-space. Di sopra ti abita qualcuno che conosci solo dal rumore di quello che cade nel cesso. Sotto hai qualcuno che conosci solo da come e quando scopa. Di fianco una coppia che si prende a sassate tutti i weekend (in settimana lavorano) e dall'altro lato qualcuno ha un cane che abbaia solo e soltanto ventitré ore al giorno. L'altra ora è impegnato a pisciare e cagare ai giardini pubblici, su qualche monumento, di fronte ai negozi o dentro. Di contratto nemmeno a parlarne. Per il mutuo non te la sei sentita nemmeno tu per principio, quasi una forma di protezione personale. Quasi un se firmo quella carta mi tocca stare qui a vita. Perché una vocina da qualche parte ti ha già detto che è un pacco. Per ora, quindi, va bene così. Tanto, a condividere la stanza con altri sei abituato fin dall'università e poi, i coinquilini non sono male. Quelli di adesso. Quelli di prima invece, un inferno. Ma va bene così, che pretendi? Tu mica vivi a casa con i tuoi... Sei perso in questi pensieri quando il cane ti riporta tra noi. Decidi che forse è il caso di parlare col proprietario e, visto che ci sei, anche con quei vicini rumorosi che non riescono a capire che spostare mobili a caso alle sei di mattina può leggermente rompere il cazzo a chi abita sotto e che, per caso, dorme. Bussi, la porta si apre, ti ritrovi davanti un viso già incattivito. Esponi il problema, ti dice che io a casa mia faccio quello che mi pare. La porta si chiude. Ti verrebbe da spendere soldi e vita in un attacco dinamitardo, ma poi pensi: ho un titolo di studio che non uso, un lavoro del cazzo e una casa abusiva. C'è chi sta peggio. Poi, si sa, qui funziona così. Torni in casa e aspetti con ansia l'ora dell'aperitivo. Forse due. Meglio tre. Sicuramente quattro.

Bisogna cambiare

Questo è il motto del momento in tutti i bar. Anche se molto spesso si riferisce a macchina/moto/calciatore/ragazza o ragazzo/cellulare. Poi arriva qualcuno che spiazza tutti: voglio cambiare vita. Voglio cambiare Paese. Silenzio. Colpi di tosse. Qualcuno azzarda una domanda: perchè? Ma come perché... perché [inserire qui la lista di magagne]. Ma suvvia, lo sai che in Italia funziona così! che vuoi farci? vuoi ammazzarti?

Bella idea

Cosi deve averla pensata quello che si è dato fuoco, impiccato, lanciato nel vuoto, soffocato col gas, sparato. Una vita spesa a costruire tutto, da quella stessa vita alla casa per accoglierla, insieme ad altre, incontrate durante il viaggio. Anni, decenni, mezzo secolo di battaglie, sacrifici, lotte e palle di merda inghiottite ancora calde. Poi un bel giorno, quello stesso meccanismo che hai oliato per una vita intera, ti si rivolge contro e ti svegli una mattina senza nemmeno uno straccio per pulirti il dito. La carta igienica se ne è andata molto tempo prima. E cosa vuoi farci? Si sa che qui funziona così.

Il punto sta proprio in questo

nel fatto che si sa che qui funziona così; lo si è sempre saputo, fin da quel primo giorno di asilo quando hai pensato che visto che il banco era rotto te ne avrebbero dato un altro, quando pensavi che l'amianto fosse sempre nel soffitto di qualcun altro, quando tranquilli che il terremoto qui non viene. Però funziona cosi. È un mantra ripetuto fin da quando nasci e si ripete incessantemente in ogni singola situazione che va come non dovrebbe andare; è sulla bocca di tutti, parenti, amici, compagni, colleghi, insegnanti, dottori e professori. Cresciamo con questa convenzione tatuata nella mente, quasi fosse un programma a cui una macchina non può fare a meno di disobbedire. Con questa frase ci spieghiamo tutto, ma proprio tutto! Vedi ad esempio:

  • aerei scomparsi nel nulla
  • attentati mai risolti
  • case e scuole che crollano
  • città radioattive
  • mari inquinati
  • corruzione dilagante
  • classe politica [inserisci qui un aggettivo]
  • stipendi ridicoli
  • liberta di stampa da Paese sotto dittatura
  • livello tecnologico tra i più bassi di gran parte del mondo
  • Leggi barzelletta
  • etc. etc. etc.

Ovviamente anche noi abbiamo i nostri principi e, come è giusto che sia, anche noi ci incazziamo quando certi valori vengono calpestati. Vedi ad esempio:

  • quel fuorigioco non c'era
  • quel giocatore è nero e con la mia squadra non può giocare
  • il mio vicino è immigrato
  • la Juventus/il Milan/l'Inter/la Roma ha venduto/acquistato Tizio/Caio/Sempronio/Grazie/Graziella/Graziealcazzo
  • l'aperitivo costa cinquanta centesimi in più dell'anno scorso e ti davano anche le noccioline
  • il nuovo modello della Fiat fa schifo
  • qualcuno dice che iPhone/Android è meglio di Android/iPhone
  • la Rai oscura qualche evento sportivo
  • il Grande Fratello si paga

D'altra parte non si può certo avere tutto, no?

Le conseguenze di un tale atteggiamento e mentalità sono per certi versi visibili e invisibili. Sposare la filosofia del "tanto funziona così" ha impatti a diversi livelli, direi macro-livelli, che come risultato hanno quello di influenzare pesantemente la vita di tutti i giorni.

Nel Sociale

Che l'Italia ottenga l'ennesimo fanalino di coda nei campi più disparati ormai non fa nemmeno più notizia. Almeno per quanto mi riguarda. Mi preoccupa di più il fatto che la colpa sia sempre di qualcun altro, non ben definito e di solito molto astratto: il sistema, la società, il mondo, il modo in cui vanno le cose.

Nel Politico

La tendenza degli italiani ad affidarsi a un qualsiasi mentecatto che li convinca che tranquilli, adesso ci penso io e sistemo tutto è disarmante e fa perfino sorridere. A volte penso che sia la vera forma di Democrazia pura, dove chiunque, e intendo davvero chiunque, può arrivare alle massime cariche dello Stato. L'importante è convincere tutti di essere la scelta giusta. Tanto, se poi non succede nulla di buono, scatta sempre il meccanismo del si sa che qui funziona così. 

Nella Famiglia

Meravigliarsi ancora di qualcuno che sclera e uccide qualcun altro usando il coltello con cui la sera prima ha tagliato l'arrosto per tutti mi sembra un po' superato. Insomma, è triste, brutto e non si fa. Ecco. Ma stupirsi? Davvero? Io mi chiedo quanto passi tra uno e l'altro. Insomma, prima o poi anche il più tenace sostenitore del "adesso qualcuno sistema tutto per me" si massacra i coglioni ad aspettare. Solo che quando se ne accorge è leggermente troppo tardi e all'ennesimo che gli dice ma si tanto, lo sapevi che da noi funziona così, lui pensa ah si? adesso vi stupisco io con il colpo di scena. E giù di mannaie, polizia scientifica, vicini che "era una persona perbene" e plastici a Porta A Porta. Per non citare quei genitori che mio figlio è un genio del computer, sta sempre a giocare con quei social network, io non ne so niente. Ecco, caro genitore, prima di scoprire che tua figlia quattordicenne regala foto di tette e culi in cambio dei compiti a casa e che la da via nei cessi per i compiti in classe, forse dovresti impegnarti a scoprire cosa sono questi Social Network. A meno che non ti stia bene correre il rischio di sapere che tuo figlio ha "un amico più grande che lo accompagna in giro in macchina e gli ricarica il cellulare". Salvo fargli un corso avanzato di ginnastica anale. Poi insomma, a voi la scelta.

Alla fine, anche di fronte al male peggiore, ci si ritrova tutti in piazza agli spritz e quando ti mostri agli amici con la faccia triste, troverai sempre qualcuno che ti rincuora dicendo che tranquillo, tanto si sa che da noi funziona così. 

Alla salute!

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