Il Bene e il Male

Il Bene e il Male

A volte succede che ti ritrovi così, senza niente di preciso in testa, ma con quel ronzio sulla lingua che ti fa scrivere, perché senti che in fondo hai qualcosa da dire.

A volte succede che le parole sono così tante, in un turbinio così fitto di lettere e suoni che non le distingui l’una dall’altra; allora ascolti, perché in fondo quel ronzio qualcosa da dire ce l’ha.

Succede, a volte, che le mani parlino senza il tuo permesso, che gli occhi raccontino qualcosa di te al mondo che perfino tu non sai, che ignori, o che stavi facendo di tutto per a farlo. Sono quelle le volte che le parole che scrivi, che dici, che pensi e che comunichi al mondo in uno sbattere di ciglia, in un lampo riflesso in quell’azzurro, in quel verde, in quel marrone o grigio o nero o nocciola, ti scivolano via dal cuore senza che tu te ne accorga, senza che tu lo possa volere o meno, ma sapendo che in fondo lo vuoi eccome.

Sono le volte in cui ti dici che non vuoi dire e il tuo silenzio urla al mondo ciò che sei.

Gli ingredienti di una sera qualunque possono sfornare un momento talmente unico da ammutolirti mentre piano ne prendi consapevolezza e lo assapori. Ogni cosa intorno a te sembra sussurrare che, in quel momento, ogni cosa è strettamente necessaria a quel preciso momento.

Sono queste le volte in cui la consapevolezza di essere si acuisce e tu ti percepisci quasi in ogni molecola e intorno a te percepisci le molecole di ciò che ti circonda.

Percepisci, anche, lo spazio che in quel momento non è tale, ma è solamente un’altra delle cose che ti unisce ad altre cose, così che dove prima c’eri tu e poi il resto, ora c’è solo l’insieme delle cose. In questi momenti, tutto quello che era prima ti sembra imperfetto. In questi momenti, percepisci ogni cosa come un’unica entità e ogni rumore sembra in realtà perfettamente accordato con la musica silenziosa dello spazio in cui sei.

Ogni cosa è esattamente dove e quando dovrebbe essere.

Dura un attimo, a volte giornate intere, e quando succede, succhi avido l’aria che ti entra dentro, guardi assetato i colori che ora sono più vividi e senti caldo nel tuo profondo, anche se quel momento ha scelto di concedersi nel bianco immobile di una giornata di neve. Sono questi i momenti in cui non puoi sbagliare, la voce che senti solo tu ti dice quello che vuoi, non accontentandoti, ma rivelandoti, cosi che la bocca s’increspa in un sorriso che ti porterai dietro sempre, unico e segreto testimone di quel momento. Al di la di questo, oltre questo confine tutto è esattamente come era prima. Anzi, in realtà il tutto, che chiameremo Tutto, non si percepisce affatto come suddiviso in prima e dopo.

A Tutto non interessa se tu ti sei perso in qualche modo, in qualche momento.

Tutto continua esattamente a essere, che d’ora in poi chiameremo Essere.

Essere invece, ha molti prima e moltissimi dopo; ciò è dovuto principalmente al fatto che Essere può esclusivamente divenire; che d’ora in poi chiameremo Divenire.

Il lettore che dovesse sorprendersi ad alzare almeno una delle due sopracciglia è pregato di insistere nella lettura.

Dunque, Essere e Divenire sono amici. E parecchio. Anzi, sono talmente legati l’uno all’altro che sempre arriva prima uno e poi subito l’altro, per poi essere raggiunto di nuovo dal primo, che viene raggiunto dal secondo e così via all’infinito perché la loro è una coppia fissa. Dove c’è Essere arriva sempre anche Divenire, che immancabilmente si trascina dietro Essere, in una girandola di eventi che potrebbe potenzialmente includere anche Tutto.

O forse Tutto contiene Essere e Divenire?

Quando si arriva a porsi questo tipo di domande si è probabilmente immersi in uno di quei momenti di cui si scriveva poche righe fa e quindi non si può far altro che aspettare e vedere come va a finire. Ci sono volte in cui sei aperto al mondo e alle esperienze, così che i tuoi amici Essere e Divenire vengono a trovarti con regolarità e frequenza, in modo da non farti sentire la mancanza di Tutto. Ma ci sono volte in cui sei chiuso in te stesso e quello che il mondo vede di te è uno sguardo grigio, colorato solo di rimando da quel mondo colorato per sbaglio da qualche insegna al neon, dal vestito alla moda, dal quadrante di un orologio chic, dal vetro di un negozio, dall’ultimo gadget hi-tech, da un display, da un suv, da un lavoro, dal tg, da lcd, da un cd o dvd, dalla scarpa “in”, dal pantalone “ok”, dalla giacca “yeah”, in un completo “wow”! Una coperta spessa di niente che ti illude di farti vedere Tutto.

Cammini per strade che non senti tue, in mezzo a gente che non vedi, a spintoni che fai finta di non sentire, a odori e suoni che non sono tuoi e di nessun altro. La realtà sembra quasi che si sia costruita così da sola, pennellandosi addosso questo strato di artificialità che nessun umano mediamente tale riuscirebbe a dare. Eppure, ci camminiamo dentro baldanzosi e gratificati dal suono di mini cuffiette color “silver white”, perfettamente cool sul cappotto “Christmas Red”, in una sera di “urban style” che scandisce una vita “finta del cazzo”. E così tra un flut e un balloon ti ritrovi a sorridere di cose che non ascolti, ma senti, che non guardi, ma vedi e il tuo cuore, tra un bum sommesso e l’altro, ti dice che sì, non è che vada poi male, in fondo c’è chi sta peggio, dai goditi il tuo drink… Ma tu no, tutto il tuo Tu lo sa che qualcosa non va. Lo sa eccome perché è proprio per quello che sei esattamente nella posizione in cui sei ora, soleggiato fuori, mare in tempesta dentro; sorridente eppur triste.

Sono questi i momenti preferiti da Divenire.

Poiché nonostante l’attesa che ti ha fatto pesare con la sua prolungata assenza, all’improvviso irrompe nel tuo film e lo trasforma in vita, che da questo momento chiameremo Vita. Divenire ti si spacca dentro e libera la cancrena del tuo Io e quello che rimane è un nuovo e di nuovo Essere. Divenire in questi casi si diverte un mondo, perché ti entra dentro quando meno te l’aspetti e quello che ti ritrovi è Essere con una delle facce più buffe come non ne hai mai indossate, perché questa faccia non si indossa, semplicemente diventa la tua faccia da quel momento in poi. Il problema è che nel momento in cui sei in compagnia di Essere, a te le cose sembrano essersi fermate, dici: ok adesso sono arrivato qui. Questo specialmente quando la forma attuale di Essere è carina o anche bella, ti piace, ci stai bene, ti sta bene. In realtà come si diceva prima, Essere e Divenire sono strettamente legati per cui nel momento in cui sei con Essere, aspettati di vedere arrivare da un momento all’altro Divenire.

E qui sono cazzi.

Sono cazzi perchè se in quel momento stai veramente bene, di quel bene che pensi non possa migliorare di più, di quel bene che d’ora in poi chiameremo Bene, vuol dire che hai proprio ragione, perché infatti non migliorerà proprio per niente. Se Divenire ti becca in questo stato significa che le cose stanno per peggiorare e quindi Bene si trasformerà in male, che da ora chiameremo Male.

Il problema di fondo di Essere e Divenire è che nessuno li ha mai presentati a Bene e Male, per cui non si conoscono per niente e a nessuno delle due coppie frega un cazzo di quello che fa l’altra. Infatti molto spesso si mescolano e tu sei quello che subisce o gode le conseguenze. Curioso però come queste due coppie siano legate tra loro inconsapevolmente. Infatti Bene e Male non possono che esserlo o divenirlo, mentre Essere e Divenire, nel loro alternarsi, non possono far altro che farlo nel bene o nel male.

A volte succede che sei nella situazione ideale, quella formata da Essere e Bene. In questo stato sei completamente andato e dimentichi di considerare l’altra coppia, quella formata da Divenire e Male, sempre in agguato, che per la regola dell’alternanza stabilita da non-si-sa-chi-né-quando, finirà col manifestarsi e mandare Tutto a puttane.

Sembra tuttavia, che Tutto ci provi un certo gusto ad andare a puttane, forse per questo lo fa di frequente…

Ma Tutto in fondo, fa parte della Vita.

Sono pronto. Fatevi sotto.

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