Il cassetto dei sogni

Avere un sogno e metterlo nel cassetto è una stronzata. È come avere una Ferrari e lasciarla in garage. Come avere un cane e lasciarlo in un metro quadrato di spazio coperto dalla sua stessa merda. Come stare con una modella e costringerla a girare in tuta. Anzi, è come fare tutte e tre le cose insieme.

Saresti un perfetto coglione.

Ma poi, chi cazzo ha inventato sta cosa di mettere i sogni nei cassetti? Cioè, nemmeno appesi al muro li ha messi, in modo che si possano vedere ogni giorno e almeno servano da stimolo. No, nei cassetti. Dove non ci vai mai a vedere a meno che tu non stia cercando altro, nel qual caso vedresti il sogno ma lo sposteresti in modo distratto, preso come sei da quell'altra cosa che cerchi.

Il fatto è che il sogno dovrebbe essere il primo della lista.

Su tutti i muri di casa tua. Sullo schermo del cellulare. Sullo specchio in bagno. Dipinto dietro le lenti degli occhiali che porti. Su tutte le magliette e in tutte le tasche. Attaccato alle chiavi, sul vetro della macchina e sulle copertine di ogni libro e giornale che leggi. Insomma, dovresti tenertelo davanti agli occhi ogni cazzo di minuto che vivi. E vaffanculo al cassetto.

Brescia

Fuori dalla finestra nebbia che non ci vedrebbe nemmeno Daredevil. Dentro la testa nebbia mista a fumi tossici. La signora di cinquantaquattromila anni guarda fuori pensierosa. Che cazzo è sto trascri? Dio mio c'aveva ragione mio nipote tossico con tutte ste teorie alternative, undicisettembre e sciechimiche a pioggia. Mo quella mi ci ha chiesto il trascri delle materie e io che le mando? Sto aspettando da ieri che si accenda il piccì. Signur Gesù cosa le mando? che poi dove lo rimedio sto trascri? Che sia una di quelle cose egizie che scrivevano quei poveretti che camminavano di lato? Mica mi tocca aprire la tomba di Tutouncomò. Adesso chiamo Toni Dito di Fuoco dell'ufficio contabile che di piccì ne sa.

Sydney

Fuori il sole splende che sembra più vicino. Dentro la testa girano i coglioni a vortice. Regina dei Cuscini Purpurei (nome di fantasia) scorre veloce le pagine di un vecchio tomo di Macumba in cerca dell'incantesimo perfetto. Se non mi mandano sto cazzo di transcript degli esami di maturità le faccio passare le pene della d'Arco e la faccio accoppiare a forza con Trump. Dunque, vediamo, "tramutare le dita in foglie d'ortica e costringere a grattarsi le parti intime", pagina diciotto, sezione Incantesimi Infami, livello Facile, tempo 5 minuti. Dose per una persona. Mmmm non male ma vorrei qualcosa di più subdolo... che so tipo improvviso attacco di Sindrome di Tourette o Flatulens Compulsivus. Ma possibile che un istituto di scuola superiore non sia in grado di mandare un documento con una lista di materie dell'ultimo anno? 

Brescia

Dama di Cristallo del Lago di Fuoco (per gli amici Dama) torna finalmente in Italia dopo qualche anno trascorso in Australia. Sia chiaro, una toccata e fuga eh, che di immondizia per le strade, corruzione in ogni istituzione, parassiti sociali, brogli, truffe, appalti truccati e disoccupazione più alta di quella di Timor Est non ne vuol sapere.

Dama ha progetti, sogni e ambizioni. Poi torna a casa e le tirano la merda coi secchi.

Sei troppo vecchia per studiare! Però ancora in tempo per sfornare pargoli. E poi tutta sta cosa di partire e lasciarci qui a noi noi poveri genitori... ma non ti sembra di essere egoista? Che cazzo ci fai laggiù nel mezzo del niente? Ok, hai fatto la tua esperienza, ti sei divertita, ma ora basta, non può essere sempre sagra. Metti la testa a posto e torna a casa.

Sydney

Poco prima di tornare Dama progettava la prossima mossa. Con un Visto più o meno stabile e un livello di vivibilità soddisfacente, si trattava di pensare a come migliorare. Dama vuole studiare all'università. Studia, si prepara e supera l'esame IELTS al livello richiesto, si informa sui corsi, si prepara per lo sforzo economico, si informa su tutte le facoltà che le interessano e poi, finalmente, si iscrive. Manda tre chili di documenti a chi di dovere. Funziona tutto tranne un singolo documento che da quelle parti hanno a portata di clic. Da noi sembra che chiediamo un papiro Azteco disperso in qualche cava di ghisa in Iran. Dama contatta la sua vecchia scuola per chiedere un documento che riporti e attesti le materie di studio del suo esame di maturità. L'università lo vuole per assicurarsi di non avere tra i nuovi studenti qualcuno che fino a qualche anno prima studiava marmitte e carburatori e adesso si vuole reinventare avvocato, medico, ingegnere o che cazzo.

Nel frattempo...

... il personale della scuola non sa di cosa stia parlando. Non si capacita dell'esistenza di tale documento. Se tu che leggi sei uno di quelli che lavora in uno di quegli uffici che ha un orario di apertura al pubblico di merda, dalle dieci alle dodici, vergognati. A parte le due misere ore a disposizione di chi ha bisogno di informazioni, che forse non è nemmeno colpa tua, ma almeno degnati di sapere le quattro cose che ti competono. Cazzo quanto è difficile preparare un documento col la lista delle materie? Carta intestata della scuola, lista delle materie, firma del raccomandato di turno, timbro del dopoguerra e via. Fatto.

Se invece sei uno di quei genitori che ha un figlio o una figlia di età compresa tra i venti e quarant'anni e ancora rompi i coglioni perché torni a casa, sappi che hai fallito. E anche tu, vergognati. Hai un figlio o figlia che ha lasciato il Paese in cerca di prospettive migliori e tu frigni e ti lamenti perché siete lontani? Invece di gioire ed essere orgoglioso del coraggio e volontà di chi hai partorito, rompi il cazzo per la distanza? Invece di spronare, supportare e incoraggiare, affondi il morale di tuo figlio o figlia dicendo che sei troppo vecchio/a per studiare?

Se fossi io il figlio in questione ti manderei a fanculo via voce, email e posta prioritaria.

Se fossi io il figlio in questione ti farei notare che forse sono dall'altra parte del mondo proprio per sfuggire alle sabbie mobili del tuo atteggiamento meschino.

Lasciami andare, gioisci per me, fammi crescere più che posso e quando sarò là in alto a risplendere come mai prima, piangi di gioia e grida che mi vuoi bene ovunque io sia.

Solo così potrò inseguire i miei sogni. Solo così aprirò quel cassetto e li lascerò liberi di venire con me, in ogni posto, in ogni momento, perché solo quelli devo vedere, solo su quelli devo costantemente concentrare le mie forze e la mia volontà. Perchè se il sogno è un sogno, significa che è quello giusto per me. Altrimenti sarebbe un altro obiettivo, ma di quelli ce ne sono tanti.

Di sogni ce ne sono pochi e quelli che ci sono spesso vengono messi da parte, chiusi in un cassetto e nominati a qualche cena di classe, nel silenzio di una stanza buia prima di dormire, in una doccia bollente più lunga del solito, in una camminata distratta verso un lavoro che non ci piace.

Io invece voglio sognare. Vola con me, o lasciami andare.

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