Il potenziale d'azione e il potenziale mancato

Il potenziale d'azione e il potenziale mancato

[su_quote]Un potenziale d'azione è la variazione rapida del potenziale di membrana cui fa seguito il ritorno alla condizione di riposo. Ampiezza e forma del potenziale d'azione variano molto al variare del tessuto eccitabile.[/su_quote] Questo succede in Biologia.

Nella vita di tutti i giorni, potremmo dire che un cambiamento avviene solo e quando le condizioni per il verificarsi di tale cambiamento raggiungono un certo punto di non ritorno, che varia a seconda della persona, ambiente e momento di vita. Al raggiungimento di queste condizioni, il cambiamento parte quando le condizioni precedenti e che servivano al mantenimento di una precedente situazione sono minori a quelle necessarie a mettere in moto il cambiamento.

In poche parole, si cambia quando l'insieme delle condizioni esterne (ambiente, routine, attività) e quelle interne (motivazione, percezione, soddisfazione) beneficerà di più dal cambiamento che dal mantenimento della situazione precedente.

Per fare un esempio, se siamo insoddisfatti di una situazione, iniziamo a pensare a come migliorarla. Analizziamo pro e contro e valutiamo le risorse necessarie a cambiare.

Cambiare, anche in meglio, è sempre costoso. Richiede sempre l'impiego di risorse non a tutti disponibili e non sempre spendibili. Cambiare casa, lavoro, città, partner, stile di vita, anche quando il nuovo rappresenta un netto miglioramento, porta con sé una certa dose (più o meno conscia) di ansia, incertezza e "paura". Se il nuovo verso cui tendiamo rappresenta una decisione presa coscientemente e con determinazione, la parte negativa del cambiamento si farà sentire meno, e sarà più facilmente gestibile.

Se invece approcciamo il cambiamento in modo incerto, quasi non essendone pienamente convinti, ansia, incertezza e paure si faranno sentire ben più pesantemente.

Qui cominciamo a reagire.

Creiamo scuse, ci diamo spiegazioni create ad hoc per corrispondere alla nostra realtà e ci diciamo che il nuovo in fin dei conti, non va bene, non possiamo farlo, non è fattibile, non ne vale la pena o, peggio, in fondo non era poi così meglio di prima, che ci siamo sbagliati.

In pratica scegliamo di non agire in modo da poter evitare la fatica del cambiamento e mantenere la situazione corrente. A questo punto cambiamo la percezione della situazione invece che la situazione stessa. Mentre prima qualcosa doveva cambiare, ora non va poi così male. 

Ritengo che il cambiamento, quando lo sentiamo come "giusto", sia da assecondare indipendentemente da quanto possa durare. Se non sarà un cambiamento stabile, sarà comunque servito a terminare una situazione precedente e a spianare il passo al prossimo che verrà. Facile cazzo.

Sono arrivato in Italia da circa dieci giorni e nel frattempo ho visto cose, parlato con persone, fatto robe, bevuto spritz.

Per natura e abitudine, durante un qualsiasi spostamento a piedi, treno, aereo o macchina mi trovo spesso a pensare a dialoghi e situazioni successe precedentemente a quel momento e a ragionarci su.

Il fatto di vivere in un altro Paese e di essere tornato in Italia per vacanza dopo quasi cinque anni fuori, mi ha esposto a numerosi scambi il cui tema centrale fosse il processo di scelta che porti a decidere di fare qualcosa. Cosa mi ha portato ad andarmene? Come mai non sono tornato per cinque anni? Cosa mi ha fatto decidere di aspettare così tanto? E cosa mi fa decidere di non voler tornare, almeno per ora, in Italia?

Ritengo il processo di scelta e decisione estremamente interessante e molto spesso sottovalutato. A pensarci bene, quello che facciamo e tutto quello che siamo è il risultato di quel singolo processo.

[su_quote cite="Deming William Edwards"]Le due principali regole che stanno alla base della vita stessa sono: 1. Il cambiamento è inevitabile. 2. Tutti cercano di resistere al cambiamento.[/su_quote]

Ma, forse, ad essere ancora più interessante è la scelta di non-fare qualcosa che invece vorremmo (o dovremmo) fare. Il rinunciare a qualcosa che ci piace/piacerebbe, in favore del mantenimento di una situazione attuale. Non solo, a volte questa decisione di non fare qualcosa si scontra quasi esplicitamente con l'esame di obiettività, cioè la scelta mancata era effettivamente quella giusta, almeno in termini logici (non sempre tuttavia, come vedremo tra un po').

Esempio pratico prima che mi ingarbugli su me stesso farneticando senza senso:

  • Vivo in una situazione A che non mi soddisfa.
  • Analizzo possibili alternative e identifico una soluzione B che potrebbe risolvere o alleviare o migliorare la situazione A.
  • Dopo averci pensato, riconosco che effettivamente la situazione B sarebbe preferibile ad A.
  • Scegliere B ad A è la cosa giusta da fare, ma comporta impegno, determinazione e probabilmente un certo grado di "sconvolgimento" delle attuali condizioni (a cui ero abituato). Questo però non la rende sbagliata.
  • Nonostante B fosse oggettivamente la scelta migliore, scelgo attivamente di rifiutare B e mantenere A.

Risultato: gratificazione e sollievo immediati per aver evitato un processo più o meno lungo di cambiamento, impiego di risorse e creazione nuovi equilibri. Ma anche mancata opportunità di cambiamento e miglioramento della propria condizione.

Rischio: attuazione strategie di comportamento atte a mascherare il bisogno di cambiare, come ad esempio il negare di aver mai voluto cambiare, attribuire al cambiamento una difficoltà eccessiva, addire ad opinione pubblica avversa.

Conseguenza: comportamenti in loop che creeranno routine ben radicate e un giorno ci sveglieremo a centoventi anni con tre pannolini stracolmi e l'ultimo istante di vita cosciente sarà pensare a quella volta potevo fare quel cazzo che volevo e gestire le conseguenze dopo.

Perche qui sta un'altra questione importante: le conseguenze logistiche ed emotive della nostra eventuale scelta di cambiamento.

Come accennato prima, non sempre e non tutto risponde alla logica soltanto. C'è da considerare la parte emotiva.

A volte, nonostante il cambiamento sia la logica e miglior scelta, decidiamo di non procedere per questioni emotive: attaccamento, paura di ferire qualcuno, paura di perdere qualcuno, un proprio codice morale e/o etico, paura che non ne valga la pena o paura di ritrovarsi "peggio di prima".

Se non si fosse notato, a farla da padrone è la Paura.

La paura di fronte al cambiamento ci porta a riconsiderare il cambiamento stesso e a modificarlo in modo da farlo apparire come troppo "pericoloso". In questo modo, saremmo "liberi" di rifiutarlo in maniera razionale. E qui torniamo alla logica... (occhio che da qui si complica).

In sostanza, se situazione B è logicamente meglio di A dovremmo cambiare senza troppe paure. Se abbiamo paura di B, razionalizziamo e rifiutiamo B in favore di A. In questo caso la componente emotiva è solo un passaggio intermedio, mai il vero motore della decisione.

Decidiamo e rifiutiamo coscientemente.

Basiamo la scelta o il rifiuto sulla logica o razionalizziamo un contenuto emotivo. Alla fine, quello che serve a noi è la spinta a decidere. L'azione.

A volte "sentiamo" (emotivamente, quindi) di voler cambiare, ma razionalizziamo il mantenimento della situazione. Ci convinciamo che non sia sufficiente sentire di voler cambiare e pretendiamo di voler maggior sicurezza, prove concrete e amenità simili. Se "senti" di voler cambiare, sei sulla strada giusta per farlo.

[su_quote cite="Jack Welck"]Cambia prima di essere costretto a farlo.[/su_quote]

Riconosciuto questo, perché non cambiare seguendo la logica del B migliore di A? Posto ovviamente che questa sia la conclusione. Ovvio che se A è una villa al mare e B una buca di merda non dobbiamo nemmeno porci il problema.

Ma quando la nuova situazione è qualcosa che "sappiamo" in profondo essere la cosa giusta da fare, ma non la facciamo per i motivi di cui sopra? Forse dovremmo pensare di meno e agire di più, finché abbiamo il tempo di farlo. Anche perché cosa può succedere di così disastroso? Un cazzo. Vediamo insieme le varie opzioni e soluzioni: (occhio che qui parte un trip indegno...)

  • passo da A a B e la cosa non va in porto come pensavo; perfetto, ora di fatto devo cambiare ancora, per cui quello che prima era B ora è il nuovo A. Adesso non mi resta che trovare un nuovo B;
  • passo da A a B e la gente non capisce la scelta e perdo relazioni/amicizie/contatti/rapporti. Perfetto, la gente equilibrata, sana e razionale abbastanza da capire la logica dietro la scelta, nonché legata a noi da un rapporto sufficientemente stretto per volerci capire, potrebbe anche patire una reazione immediata, ma sul lungo la correttezza della scelta emergerà da sola. In ogni caso, non possiamo non-fare cose solo perché altri non capirebbero.
  • Spontaneamente farei B, ma mantengo A per paure e/o dubbi vari. Cazzata enorme. E questo merita una spiegazione a parte.

Se "senti" che B è la cosa giusta per te, semplicemente scegli B. Punto. Qualunque cosa sia.

Parti, resta, accetta, rifiuta, vivi qualcosa appieno. Qualunque cosa B rappresenti, se senti la spinta emotiva al cambiamento scegli B. Poi con calma aggiusta la parte razionale.

Senti che per te la cosa giusta è:

  • partire? parti. Una volta partito/a, gestirai tutto in corso d'opera. E non sarà mai difficile come pensavi;
  • rimanere? resta, ma assicurati di rimanere non per paura, ma perché partire non era la tua scelta. Indizio: in questo caso rimanere dovrebbe farti sentire felice "di pancia".
  • stesso discorso per accettare o rifiutare qualcosa.
  • dubbi sul viverti appieno una situazione? Caso facilissimo. Fallo e basta perché quello che stai facendo ora evidentemente non è sufficiente a non farti sentire la necessità di qualcosa altro.

Se scegli di rimanere in una situazione che sai non essere quella giusta e ti ostini a non cambiare, significa certo che non sei pronto/a a cambiare, ma sappi che stai accettando passivamente che le cose cambieranno senza chiederti il permesso o il consenso. Il cambiamento è inevitabile. Possiamo solo influenzarne la direzione. Non sarà mai semplice.

Prima cominci e prima ottieni quello che vuoi.

Se ti blocchi, perderai un sacco di cose che non torneranno più e una scelta mancata ti farà perdere un mare di emozioni, esperienze, sorrisi, lacrime, adrenalina, gioia e tristezza. Che in pratica è vivere.

Scegli di mantenere le cose come sono e starai sopravvivendo. Ma a questo sono capaci anche le più elementari forme di vita.

Insomma, per riassumere.

Raggiunta questa stessa frase ero a 1580 parole per dire: fai quel cazzo che vuoi e durante il viaggio gestisci le conseguenze appieno, coscientemente, consapevolmente e con equilibrio emotivo-razionale. Sii vigile e cosciente. Sii parte attiva del tuo stesso cambiamento.

Nessuno potrà mai condannarti per aver scelto il meglio per te e chi lo farà, sicuramente non era il meglio per te...

[su_quote cite="Dal film 'Into the Wild'"]C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso… Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale.[/su_quote]

Quanto descritto rappresenta per me il fattore principale su cui baso la mia esistenza. Quando mi guardo intorno e parlo con la gente, spesso vedo occhi brillare, sorrisi spontanei e rossore di guance al parlare di certe cose o al vivere certe emozioni senza freni. Poi vedo la paura, il dubbio, il timore emergere e la luce si spegne, il cuore rallenta, il rossore sparisce, gli occhi si abbassano o guardano lontano. Un tiro di sigaretta e un sospiro quasi di colpa per aver vissuto "troppo" solo per un momento. A quel punto è come se vedessi un mare di potenziale mancato. Un fiume di emozioni vivissime e potenzialità da sviluppare, esperienze da vivere e batticuore da ascoltare, spaventarsene e sorridere.

Vaffanculo cazzo. Vivi.

Non posso fare a meno, quando assisto a questo, di cercare di fare qualcosa. Essere magari parte o fattore di quel possibile cambiamento.

Tutto questo processo è per me l'assoluto nocciolo di quasi tutte le questioni e mi incuriosisce come un guardone è incuriosito da una macchina in un bosco o dal buco della serratura in una porta di motel di periferia dove si incontrano mariti con mogli non loro.

Irresistibile.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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