Neverland

Apro gli occhi.

Dopo un certo periodo che si vive in una casa insieme ad altre persone, se si presta abbastanza attenzione si riesce ad indovinare, più o meno, che ora è semplicemente dai rumori che ti circondano.

Così, mentre ancora disteso cerco una nuova posizione, ascolto.

Sono da solo in stanza, non sento nessun passo fuori dalla porta, nessuna voce in soggiorno e decisamente niente dal bagno. Il che è confortante.

Accendo il cellulare, accendo il computer, accendo l’ipad e mi rendo disponibile al mondo.

Mentre controllo la posta e vari messaggi, mentre controllo Facebook, Twitter e Whatsapp, mentre leggo gli ultimi post di vari blog che seguo e le ultime notizie da vari posti che mi interessano, organizzo mentalmente la giornata.

Doccia, colazione, scrivere qualcosa. Possibilmente qualcosa di sensato.

Ma anche leggere, leggere parecchio. Possibilmente leggere qualcosa di sensato.

Ed è proprio qui che le cose cominciano a farsi interessanti.

Sostituire “interessanti” con “sempre la solita storia”.

Per chi vuole dedicare gran parte della giornata prima alla creazione e poi alla gestione e cura di un blog o di qualsiasi altro contenuto digitale, l’essere presenti e vigili su molte piattaforme online è praticamente obbligatorio. Non si sa mai da che parte arrivi lo stimolo giusto, che lasciato passare nella mente e libero di mescolarsi ai tuoi pensieri, può produrre quell’ispirazione a cui non saresti arrivato nemmeno pensandoci per ore.

Capita anche che quello stimolo sia uno di quelli che ti fanno girare i coglioni.

Tra le varie cose su cui mi soffermo, tra le molte che mi capitano sotto gli occhi, leggo sempre con un certo divertimento misto ad imbarazzo, la sequela di domande assolutamente idiote che popolanoi vari gruppi su Facebook dedicati all’Australia.

Vedi: in Australia ci sono i riduttori delle prese elettriche? Bisogna per forza parlare Inglese? Quanto ci metto a trovare il lavoro per cui ho studiato? Quanto costa un etto di prosciutto? Se vengo in Australia con due lauree e un tirocinio quanto guadagno in un mese? Se piove quanti gradi ci sono?

E così via, in una gara a chi tocca il picco più basso del buon senso.

Oppure ci sono gli sfoghi delle persone che tutto ad un tratto si sono accorte che l’Australia non è il paradiso terrestre.

E qui mi gioco la mia espressione più famosa:

grazie, graziella e grazie al cazzo.

Ora, per molti di voi che seguono questo blog dall’inizio o da qualche tempo al di là di questo articolo, si saranno resi conto che chi scrive è un sostenitore dell’Australia.

Questo tuttavia non deve trarre in inganno e far pensare che la mia sia cieca devozione e disprezzo per tutto quello che è Italiano.

Semplicemente, la combinazione delle mie caratteristiche e priorità, unita alla combinazione di caratteristiche e peculiarità del posto in cui mi trovo ora, danno come risultato uno stato di benessere con cui vado tranquillamente a braccetto ogni giorno.

Per qualcun altro, il risultato potrebbe essere diverso, ma da qui a sparare a zero su un’intera Nazione credo che ne passi parecchio.

Leggo articoli o semplici considerazioni di gente che si sente sfruttata dal Working Holiday Visa o dallo Student, che disprezza l’Australia intera perché dopo un anno (nel migliore dei casi) o dopo qualche misero mese, si vede ancora chiudere le porte in faccia per questo o quell’obbiettivo.

Oppure di persone che si lancia in critiche più o meno pesanti solo perché si sono resi conto che, a differenza di quello che si sono raccontati da soli chissà quando, l’Australia non era qui ad aspettarli con il lavoro del secolo cinque minuti dopo essere atterrati all’aeroporto.

Facciamo il punto della situazione e partiamo esattamente proprio da qui: da dopo che abbiamo finito il check-out all’aeroporto.

Usciti da quelle porte, non siamo nessuno.

Non importa quante lauree o corsi di formazione o titoli o dottorati o esperienze di lavoro o foto con personaggi famosi possiamo esibire.

Tutto questo al massimo può servire a noi e ad ingrassare il nostro ego quando non sappiamo più a cosa pensare mentre ci tocchiamo in doccia.

Appena arriviamo qui, siamo tutti sulla stessa barca, che va nella stessa direzione ad ogni viaggio e che la destinazione a cui punta si chiama “se non ti dai da fare e abbassi la cresta, finisce che non combini un cazzo e la prendi nel culo”.

Esattamente non so da dove venga questa visione dell’Australia e, ovviamente, come tutte le persone che non sanno una cosa, provo a spiegarmela da solo.

Probabilmente, l’Australia, vista dall’Italia, non sembra soltanto un posto, ma una soluzione a nostri eventuali problemi.

In Italia non abbiamo possibilità di lavoro? Andiamo in Australia, dove ci riconosceranno per quello che valiamo e presto avremo il lavoro della vita. In Italia non guadagno abbastanza? Andiamo in Australia, che fin da subito, indipendentemente dal lavoro, guadagnerò pacchi di mila-dollari e in un anno o due potrò dirmi sistemato. In Italia ci metto mesi o anni a trovare un lavoro qualsiasi? Andiamo in Australia, che appena uscito dall’aeroporto troverò la migliore azienda del mio settore ad aspettarmi con un cartello col mio nome e cognome e una limousine pronta a portarmi nel mio nuovo loft.

Non vorrei girare troppo in tondo con le parole per cui mi limito a dire: queste sono enormi cazzate.

E’ vero, qui ti sfruttano.

Ti sfruttano perché il periodo a disposizione del Visto è limitato e quando arrivi devi fare lavori che non avresti mai fatto. Ti sfruttano perché non ti pagano mai abbastanza. Ti sfruttano perché se vuoi rimanere oltre il Working Holiday Visa allora devi pagare. Ti sfruttano perché ti fanno pagare per ogni servizio extra. Ti sfruttano perché devi pagare anche per farti riconoscere le qualifiche che ti sei portato dall’Italia.

Ancora una volta: grazie al cazzo.

Se mentre mi "sfruttano" posso vivere in una città che può piacere o no, ma almeno funziona e ti mette a disposizione praticamente ogni cosa. Se sento di avere molte opportunità più di prima, se finalmente sento di poter cambiare in meglio la mia situazione, il tutto circondato da paesaggi bellissimi...beh allora, sfruttatemi.

Non so voi, ma io alla parola sfruttamento do ben altro significato, soprattutto quando il 90% di come funziona qui, lo puoi scoprire da lì. Almeno a livello burocratico e in termini di leggi varie. Quindi perchè stupirsi o incazzarsi dopo?

Le peggio righe da leggere sono quelle che sparano a zero addirittura sugli Australiani come popolo, accusandoli di non sapere fare determinate cose o di non avere cultura o, per essere originali, di avere poca Storia.

Tutto questo ovviamente dall’alto di ben qualche mese o un paio d’anni di permanenza.

Prima di tutto una piccola osservazione ovvia a quasi tutti: se così disprezziamo l’Australia perché arriviamo a collezionare mesi o anni prima di tornare, se torniamo, a casa?

O ancora: come possiamo anche solo pensare, in pochi mesi o qualche anno, di arrivare a capire un popolo che non è il nostro, che ha i famosi usi e costumi così diversi dai nostri, che sicuramente avranno delle lacune in qualcosa, ma brilleranno in qualcos’altro, altrimenti come si spiega la situazione di cui gode da parecchio l'Australia? Come possiamo pensare di giudicare un intero popolo usando sempre il solito ritornello “non hanno Storia”, senza pensare che gli Australiani non sono spuntati dal nulla in Australia, ma hanno le loro origini nel popolo Inglese e quindi di Storia un po’ ne hanno da raccontare? Forse l’Australia in sé di Storia ne ha poca. Ma solo se si guarda all’Australia come a qualcosa che è spuntato dal nulla in un giorno qualsiasi, duecento e più anni fa.

Come ci permettiamo, noi Italiani, che abbiamo fatto del nostro Paese un teatrino da quarta serata, un Paese che per molti neanche lo è, e che ogni giorno sprofonda ad un nuovo livello di ridicolo, di mala gestione, di provincialismo tali che tra un po’ ci dovremmo pure inventare qualcosa di nuovo da mandare a puttane. Un Paese in cui molti nemmeno vogliono sentirsi dire le cose che non funzionano altrimenti gli si rovina la favola del “è tutto ok” che gli permette di godersi un aperitivo dietro l’altro. Un Paese che ambisce ad essere una potenza industriale senza accorgersi che non è quello che dovrebbe fare e nel frattempo non fa quello che dovrebbe, come ad esempio puntare sui propri aspetti migliori, su quello che davvero rendono l’Italia un Paese magnifico: Storia, Cultura, Paesaggi e tutto ciò che è accoglienza e turismo.

Invece facciamo i giganti dove non ci compete, mentre il nostro patrimonio storico si sgretola al sole come un vampiro in spiaggia.

Questi siamo noi: quelli che ci lamentiamo della poca Storia dell’Australia e abbandoniamo la nostra che dura da millenni come se fosse un tampax usato.

Come ci permettiamo di dire che in Australia bisogna dimenticarci delle relazioni interpersonali perché gli Australiani sono friendly solo in apparenza? Noi, che ancora parliamo di dividerci in nord e sud, fino a regione per regione, che siamo divisi in classi, sotto classi e ci stiamo sui coglioni per fino tra appartamenti diversi. Noi, che se ancora vediamo qualcuno con una carnagione diversa, siamo pronti a gridare al clandestino quando magari quel "clandestino" va a votare ogni singola volta per il Paese che chiama casa.

Questi siamo noi, che attraversiamo mezzo pianeta per poi lamentarci ancora e ancora, di cosa non è dato sapere perché ogni cosa è potenzialmente fonte di un lamento.

Sveglia, cazzo.

L’Australia non è il Paese dei balocchi, così come gli Australiani non sono i migliori del mondo.

Semplicemente perché il Paese dei balocchi non esiste e i migliori in assoluto tanto meno.

Prima di venire da queste parti e passare il tempo a lamentarci, usiamo un paio di volte in più Google e cerchiamo di farci un’idea realistica di cosa andate incontro, senza affidarvi al solito Social Network di turno, pieno di gente che ne sa poco o niente.

Documentatevi su tutto prima di partire, su leggi che regolamentano quello che vi interessa, sulla possibilità di veder riconosciuti i vostri titoli o qualsiasi altra cosa.

Solo dopo partite sereni, pieni di entusiasmo, ma anche consapevoli che l’Australia ha tanto da offrire, ma anche tanto da chiedere.

Siamo immigrati in terra altrui.

Siamo nessuno.

Siamo quelli che hanno chiesto di poter venire, non quelli che hanno risposto ad un invito.

Siamo quelli che se vogliamo restare, allora dobbiamo accettare quello che comporta.

Il prezzo, non solo economico, è troppo alto? Tanti saluti, buon viaggio e avanti il prossimo.

Chi rimane non è migliore di chi torna. Semplicemente ha priorità diverse.

L’Australia di sicuro non è l’Italia, nel bene e nel male.

Soprattutto non è l’isola che non c’è.

Apro gli occhi e cambio posizione.

Per fortuna era un brutto sogno.

Pensavo di aver letto veramente certe cose.

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