La dolce vita

Gente che va a baby-troie, politici che si abbuffano di aragoste e vino bianco e altri che si fanno rimborsare un cazzo di gomma. Insomma, la nuova dolce vita.

Tutto quanto elencato nella riga precedente finisce direttamente nella lista delle spese istituzionali, che paghiamo tu, io e altri milioni di come noi.

Queste sono le tre notizie che leggo in una mattina qualsiasi, durante l’inizio di una mia giornata qualsiasi: sveglia-doccia-passeggiata al molo mentre sorseggio un cappuccino, vento in faccia.

Mi siedo sulla panchina vicino all’acqua che rimbalza sulle colonne di legno sotto di me e sfoglio le pagine virtuali di giornali online sul mio cellulare.

Crisi di governo, il Parlamento dichiarato incostituzionale vara Leggi che non servono a nessuno (o a pochi selezionati...), parla di cazzate che stanno bene solo nei giornali che leggi al cesso. Il posto giusto per certe notizie. Infatti, i giornali online li leggo anche mentre sono seduto sulla tazza, in modo che ad ogni cagata di cui si legge, controbbatto subito con una delle mie. Cosi almeno ho la sensazione di pareggiare.

Ah dimenticavo, il mio cesso, la panchina a cui vado e il cafè a cui vado tutte le mattine sono a Perth, città capitale del Western Australia città in cui, come sapete, vivo da ormai un anno, appena fatto.

Come mai sei partito invece che rimanere in Patria a combattere per scardinare o migliorare il sistema?

Perchè hai scelto la via semplice, la scappatoia, la strada più veloce?

Perchè ti lamenti dell’Italia se poi scappi?

Queste sono solo alcune delle domande, più o meno sensate che mi vengono rivolte di tanto in tanto.

Ho trentacinque anni e da quando andavo alle elementari i telegiornali non sono cambiati per niente.

Uno potrebbe pensare: e che cazzo c’entrano i tg?

I tg c’entrano, perché se non dicono mai niente di diverso, significa che non succede mai niente di diverso: crisi di governo, Italia spaccata su più fronti, Italia fanalino di coda in qualcosa, metti la crema d’estate, occhio al ghiaccio d’inverno e qualcuno uccide qualcun altro con attrezzi vari. Dibattiti infiniti nei talk show, tutti dicono tutto e il contrario di tutto, chi dovrebbe controllare non controlla e chi controlla davvero controlla addirittura se stesso, in un paradosso senza fine creato adhoc per confondere, dividere, separare, far perdere tempo, discutere, litigare. L'importante è che non si abbia il tempo di fermarsi e pensare. Quello assolutamente non deve succedere.

Alla fine quello che resta è il nulla di fatto. Ancora. Era così vent’anni fa ed è così oggi. Lo sarà anche per i prossimi, molti futuri.

In Italia ci sono talmente tante cose che non funzionano che se esistessero i mondi paralleli sarebbe fottuta anche la.

Di conseguenza, a quelli che mi chiedono il perché sono partito, rispondo che non ho tempo da perdere.

Non ho tre o quattro vite come Mario Bros e, diciamocelo, anche le avessi mi darebbe fastidio comunque. In fondo si tratterebbe pur sempre di sprecare una vita in attesa che succeda qualcosa. Si aspetta. E si spera. Poi peggiora. Si aspetta ancora un po’. Poi peggiora ancora. Si spera un altro po’. Poi peggiora ancora. E avanti così.

Alla fine, l'inculata è talmente profonda che fa parte di te. Praticamente, dopo generazioni in questo stato, in Italia si nasce inculati.

Nel frattempo, ad ogni peggioramento, addirittura ci si adatta. In modo che la nuova situazione, peggiore della precedente, sembri sempre migliore di quella che verrà. Questo meccanismo serve più che altro a raccontarla a se stessi. Un po' come dire: non ammetterò mai che siamo in una situazione di merda, altrimenti mi tocca rivalutare trenta, quaranta, cinquant'anni della mia vita. Meglio che andiamo avanti così e che dio ce la mandi buona. Forza, fammi un altro spritz.

Intanto passano i mesi, gli anni, le opportunità e “il tuo momento” non arriva mai.

Da quando sono partito (2011) al momento in cui scrivo (2014) l’Italia ha cambiato quattro governi, di cui tre votati da nessuno.

La dolce vita.

L’italia usa e getta governi come una puttana usa e getta profilattici.

Nel frattempo gli Italiani stanno a guardare, troppo presi ognuno dal proprio quotidiano, alle prese con mille difficoltà da superare per riuscire a mettere in fila i giorni della settimana, tra uffici pubblici con orari assurdi, senso civico nullo, prezzi in aumento mensilmente, stipendi in calo costante, contratti di lavoro ridicoli, disoccupazione in ascesa e tasse, tasse, tasse e ancora tasse.

In tutto questo saltano i meccanismi sociali.

La gente abbassa la testa e carica il primo che trova. Una lite in strada diventa la perfetta occasione per vedere come funziona un martello su una testa umana. Una lite in casa scatena istinti primordiali e fa saltare i tappi a troppo stress e ad una overdose di compromessi tenuti a bada troppo tempo. La gente si sfoga agli stadi come in una immensa seduta psicanalitica di gruppo. Emergono gli istinti, i peggiori, vengono agite pulsioni e spinte faticosamente represse durante gli altri giorni. Poi tutti a casa ad accumulare per la settimana prossima. Città allo sbando, tra immondizia, criminalità, inquinamento, degrado sociale e politico, scuole che crollano, strade incompiute e aria che ti ammala.

In questo scenario perfetto le aziende storiche e rinomate del nostro Paese alzano i tacchi e fanno un bel dito medio. C’è chi arriva perfino a chiudere tutto di notte, mentre i dipendenti sono in ferie.

Mi viene da pensare: se nemmeno le grandi aziende che hanno fatto l’Italia riescono a cambiare le cose e a resistere in questo Paese, come posso farlo io?

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