La giornata perfetta

Le avvisaglie di quella che sarebbe stata una brutta serata c'erano tutte.Il giorno prima ero tutto un fermento di programmi per il giorno dopo, un giro qui, un salto la, un'occhiata a questo e una visitina a quello. Sull'onda delle più buone intenzioni mi sveglio presto, doccia, colazione, zaino in spalla e via. Mi aspetta la giornata perfetta. A metà di quel via torno indietro per un bucato accumulato dimenticato in un angolo. La prima tacca di buon umore mi augura buona giornata, poso lo zaino e passo l'ora successiva a sbrigare questa e quell'incombenza. Mi rimangono circa sette ore di margine. Solo che ora è mezzogiorno. Valuto se mangiare qualcosa al volo fuori o prepararmi qualcosa a casa e alla fine scelgo la seconda opzione, visto che ora la filosofia dominante è il RAP: Risparmio Appena Possibile. Ore due. Con cinque ore di margine le cose che si possono fare a Sydney sono ancora molte, ma per molte altre è troppo tardi. Sfortunatamente, tutte quelle che volevo fare io cascano esattamente nella seconda delle due tipologie e con questa se ne va in fumo anche la seconda tacca dell'umore.

Dopo pranzo divento vittima di uno dei più tosti abbiocchi post pasta col pesto mai registrati, complice anche il mangiare accanto ad un vetro battuto dal sole per ore, fissando il monitor di un pc mentre scorre una delle serie tv che seguo. Tra uno sbadiglio e l'altro guardo l'orologio alle due e dieci, poi ancora dieci minuti dopo per scoprire che sono già le tre. Cazzo. A questo punto tre quarti delle cose fattibili è da un'altra parte con una buona fetta del mio umore, lasciandomi solo con le alternative di un'altra puntata o un salto veloce in spiaggia per un caffè. Nello stato in cui sono al momento, la seconda opzione sembra un'impresa titanica, per cui opto passivamente per la prima. Alle quattro e mezza mi arrendo e vado a limonare un pò il cuscino e con esso tutto il resto del letto.

Errore madornale.

Fisicamente non sono portato per il classico pisolino pomeridiano. Se mi addormento e mi risveglio nel giro della stessa ora, rimango per il resto della giornata con la stessa attività cerebrale di un cadavere nel ghiaccio. E conseguente espressione facciale. Passo così l'ora seguente a non dormire davvero, ma nemmeno a rimanere completamente sveglio. Uno stato che la maggior parte di voi definirebbe rincoglionimento completo. La sveglia programmata prima suona all'ora dovuta, sorprendendomi con un mal di testa pulsante e la stessa voglia di vivere di Kurt Cobain. Dopo tutti questi avvertimenti dal cosmo, l'unica cosa sensata da fare era chiamare a lavoro e dire che mi ha punto qualcosa, (credibilissima scusa) e che quindi, ci si vede il giorno dopo. Invece no, eroico come ormai pochi, infilo l'uniforme e mi avvio verso il negozio. Da qui in poi la curva della Giornata Ideale inizia a precipitare molto, molto velocemente. Prendo in carico la prima consegna, pizza singola, mi avvio con il rudere che mi ritrovo verso il confine più lontano dell'area coperta dal mio negozio, mai battuta prima. Dopo quattro tentativi andati a vuoto individuo la via, poi l'appartamento, busso e attendo. Mi apre la porta la brutta copia di Amy Winehouse, in completo di trucco colato e occhiaie da post-ci-ho-dato-dentro-di-brutto-stanotte quindi miservesubitoquellamaledettapizzaallananasesalame!!! Le porgo quanto richiesto e mi risponde sventolando un centone. Comunico che non ho il resto di quel taglio e con la stessa facilità con cui un cane alza la gamba, mi dice che non vuole più la pizza e chiude la porta. Impassibile come un paralitico torno sui miei passi, ripassando mentalmente la strada del ritorno, salvo dover prendere un percorso obbligato prima di poter iniziare a tornare. Arrivo in una strada multi-corsia, mai vista prima, con ben sei vie alternative possibili e mentre cerco di indovinare a caso dove finiscono, trascinato dal traffico finisco per imboccare il tunnel centrale.

Secondo errore madornale.

Dopo meno di mezzo secondo mi rendo conto della cazzata, ma ormai è troppo tardi. Impossibilitato a fare inversione, anche secondo tutti i criteri di guida italiani, mi rassegno e alla velocità di 50 kmh inizio a percorrere il tunnel. Cinque km e una sequela di FUCK dopo, sbuco dal tunnel pensando sicuro di essere a Melbourne, rendendomi conto con orrore di essere nel mezzo di una highway a cinque corsie, con un motorino 50, sparato senza possibilità di cambio rotta verso un ponte lungo un altro km. Essere in quel posto, in quel momento, ha la stessa coerenza di un bambino con l'aquilone nelle vie di Bagdad. Mentre vengo superato e giudicato da migliaia di macchine, la mia attenzione viene attratta dallo specchietto di destra, da cui vedo con raccapriccio delle scintille uscire dalla marmitta. Punto della situazione: - luogo imprecisato - orientamento a puttane - lancetta della benzina rotta e incollata su FULL da sempre - tempo trascorso, circa mezzora. Seguo la strada nell'attesa di un'uscita qualsiasi, ma è quando vedo la freccia indicante Camberra che prendo l'iniziativa. Con una manovra inventata all'istante esco all'ultimo momento da quella maledetta strada, mi fermo e inizio a premere convulsamente sui tasti del cell, puntando dritto alla mappa. Risultato: sono esattamente a 12 km da dove dovrei essere, con tre quarti di città da attraversare a caso, nel bel mezzo di un venerdì sera. Riattraverso il ponte ridendo istericamente al pensiero di essere fermato dalla polizia, vedendomi mentalmente offrire loro solo una pizza rancida, dal momento che (altra scoperta) ho lasciato a casa il portafogli e relativi documenti. Passo i quaranta minuti successivi in mezzo alla city, puntando una direzione generica nella speranza di trovare punti di riferimento. Niente da fare, quindi cambio tattica: ogni due semafori mi avvicino ad un taxi fermo in fila e cercando di sembrare padrone di me stesso chiedo indicazioni per Bondi Junction. Nel frattempo spero che una marea di fattori non mi tirino pacco a quella distanza, come ad esempio la benzina, il motore, la polizia o anche solo sbagliare ancora strada. Dopo un'ora e venti entro in negozio, venendo osservato come si osserva un vampiro uscire da una bara che non sapevi di avere in casa. Fornisco le spiegazioni del caso, poi di nuovo e poi di nuovo ancora. Le successive due consegne filano via senza altri intoppi, fino alla quarta. Solita trafila di suono il campanello-aspetto-salgo-busso. Mi apre la porta la copia magra di Marylin Manson, vestito di tutto punto con un completo di pantaloni neri e petto nudo. Archivio tutto nella cartella "personaggi a cui non pensare in doccia", consegno e torno. A duecento metri dal negozio e all'inizio di una salita da skylift il motorino mi abbandona definitivamente. Penso per un attimo di rannicchiarmi al buio e dondolarmi finchè qualche animo puro non venga a tirarmi fuori dall'oscurità senza fine, ma poi, non so come, prendo tutto con filosofia e mi metto a spingere. Due secondi dopo mi supera una decappottabile con cinque ragazze incorporate. Tremendamente ovvio. Dopo l'ennesima spiegazione in negozio sono sicuro di aver visto gente sputare contro il malocchio in qualche pizza e toccarsi vistosamente per alcuni minuti. Avverto con una certa sicurezza che due consegne in due ore non rappresenta un grosso risultato, ma mi consolo sentendomi dire più volte dai colleghi che prima o poi, succede a tutti. Cambio motorino e concludo finalmente il turno di lavoro più triste da quando sono qui, ma premiandomi con una gigapizza gentilmente offerta dalla casa e un paio di lattine congelate. Corono la serata davanti all'ennesima puntata della serie lasciata in sospeso, un pò come a chiudere finalmente un cerchio riuscito tremendamente storto. In fondo, non posso sempre aspettarmi turni divertenti e mance generose. Quello è già successo ieri.

Dopo una doccia bollente più lunga del solito, sotto le coperte e immerso nel buio, mi ritrovo a pensare a mentre ero su quel ponte, ricordando il panorama visto da lassù, con il vento in faccia e le strisce di rosso e arancio disegnate nel cielo, alle vele luccicanti delle barche laggiù sul mare e alle mille luci di Sydney vestita da sera sullo sfondo. In fondo a volte, sbagliare tutto può essere maledettamente bello.

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