La Lanterna Rossa

A volte immagino che tra la comunità dei ragni circoli la leggenda che se qualcuno di loro  dovesse mordere l'umano sbagliato, acquisirebbe dei super poteri. In questo caso invece che di Spiderman, si parlerebbe di Manspider.

Scusate, piccolo delirio dal dormire a meno di cento metri da un esemplare in cerca di cibo di White Tail Spider, amico a otto zampe avvistato sul muro della cucina. Per una carrellata di immagini relative al soggetto in questione e ad eventuali conseguenze di un rapporto senza preliminari, cercate su Google "white tail spider bite".

Tutto questo nel bel mezzo del mio periodo di sei giorni senza mangiarmi le unghie, per cui impossibilitato a sfogare un certo nervosismo, per altro comprensibilissimo. Cosa che, a sua volta, ha causato una leggera crisi d'astinenza, portandomi ad accettare mentalmente la possibilità di mangiare quelle di un barbone qualsiasi. Impulso soddisfatto e unghie intatte allo stesso tempo.

Scusate ancora, vengo da un weekend difficile.

Durante i venerdi, i sabato e le domeniche che si susseguono in una Sydney sempre più fredda, non si ha mai la sensazione di non aver nulla da fare. Se proprio non conosciamo decine di locali, basta aprire un sito qualsiasi inerente a quelli presenti e subito avremo l'imbarazzo della scelta. In alternativa, se siete pigri a tal punto, basta andare in giro a caso e confidare che il solo fatto di vivere a Sydney sia condizione sufficiente a fornirti un buco dentro cui rintanarti e trascorrere un'ottima serata. Meglio ancora è conoscere le persone giuste.

Venerdì pomeriggio.

Mentre da qualche ora batto sulla tastiera, completamente concentrato su un mio nuovo progetto, tuttora segreto, mi aggiro sul web in cerca di ispirazione, ricevo una mail con la proposta per la serata. Piccolo dettaglio: zero dettagli. La mail contiene solo la foto di una mappa, con il tragitto evidenziato da casa mia ad una non meglio precisata X. Nient'altro a parte la promessa di una bella serata. Cosa che basta e avanza a chi scrive, sempre pronto a novità di vario tipo, specialmente se il tutto fa rima con divertimento, passando per "posti nuovi a Sydney". Appuntamento alla X sopra citata alle otto. Unico avvertimento: non indossare abiti chiari.

Individuati i vestiti consoni a quanto richiesto, mi avvio leggermente in anticipo a destinazione, approfittando dei minuti in più per passare dal Sydney Exhibition Centre, un insieme di locali di vario tipo, il tutto calato all'interno di una cornice fatta di giochi d'acqua, di luce e di un'architettura dal design moderno. I numerosi alberi, gli scorci della skyline di Sydney e la musica di ogni locale, rendono il tutto molto suggestivo e meritevole di una tappa al gusto dell'immancabile mojito.

Scatto qualche foto, controllo l'orologio e affretto il passo.

Informo chi mi aspetta che sono nel punto stabilito e, come da mail, attendo ulteriori istruzioni.

Svolta a destra e cerca la lanterna rossa sotto l'insegna bianca. Entra e scendi le scale.

La mail parlava anche di un "ambiente asiatico" per cui già mi vedo nelle scene più fighe di Grosso Guaio a Chinatown. Appena svoltato l'angolo, in lontananza, vedo la lanterna. Controllo ancora l'orologio e alle otto in punto inizio a scendere le scale.

Il locale offre cucina giapponese e ad una prima occhiata non sembra offrire niente di nuovo da quanto già provato. Poi noto che, oltre ad una fila di tavoli normali, se ne trova un'altra, dove i tavoli sono tutti attorno ad una enorme piastra da barbecue. Ogni postazione così formata accoglie circa dodici persone e al centro, alla piastra, un cuoco a tua disposizione si dà da fare con coltelli vari.

Chiedo alla cameriera una bottiglia di vino e, appena sento delle urla miste a risate provenire da un'altra postazione, mi giro incuriosito.

Scopro così la vera natura di quel posto e la sua peculiarità. Capisco anche il motivo dei vestiti scuri. Capisco anche che ci sarà da ridere. Così come capisco che, per il momento, il passaggio segreto verso i misteri del mondo parallelo di Grosso Guaio a Chinatown non era quella scala. Vabbè, sarà per la prossima. Nel frattempo, mi concentro sul menu, cercando di resistere il più possibile a girarmi verso gli altri tavoli.

Ordiniamo quello che ci piace e rimaniamo in attesa, sorseggiando il vino e pregustando le figure di merda scene esilaranti in arrivo, mentre altre pesone si aggiungono alla nostra postazione.

All'arrivo del cuoco trattengo un urletto alla Angry Birds e assumo la faccia più intelligente che riesco a trovare in mezza bottiglia di rosso che galleggia nel mio stomaco vuoto. Il nostro cibo, crudo e freddo, giace sul tavolino a fianco al cuoco, che si appresta ad affilare coltelli vari e a chiedere le varie cotture.

Poi inizia.

Ad un antipasto a base di verdure servito alla vecchia maniera, segue lancio di ciotole da parte del cuoco ad ognuno di noi. Rileggete pure la frase.

Le ciotole sono cinque o sei, tutte da prendere al volo, una sull'altra, senza farne cadere nessuna. Fatto questo, ovviamente, si passa al lancio dell'uovo. Rileggete pure anche questa frase.

L'uovo e altri alimenti specificamente concepiti per non essere lanciati, sono inclusi nel menu scelto, indipendentemente da quale esso sia e ovviamente, vengono lanciati. Nel caso dell'uovo, bisogna premurarsi di riuscire a farlo atterrare nella ciotola. Altre parti, come testa/capelli/faccia/mani/spalle/jeans nuovi/gambe appena depilate/sandalini estivi con tacco/scarpa in pelle/quella maglia che ti piace tanto, non sono ammesse. Senza contare che se non prendi l'uovo, non lo mangi nemmeno.

La cosa si ripete con altri alimenti, intervallata dalla cucina dal vivo che il cuoco mette in scena, anch'essa parte dello show, non meno divertente.

Poi ovviamente, il picco della serata arriva e quando arriva ha la forma di una domanda: "chi si offre volontario?" Sembra che in questo ristorante, dire no significhi esattamente io, io, voglio essere io il volontario!! e cos' ti ritrovi davanti alla postazione, solo sulla tua sedia (gli altri hanno accuratamente preso le distanze) e la tua misera ciotola in mano. Dall'altra parte, un urlante cuoco giapponese con due coltelli in mano e una omelette lunga mezzo metro, che verrà tagliata a pezzi a velocità supersonica, avendo cura che ogni pezzo ti arrivi in zona faccia alla velocità di un denso sputo da calciatore.

Totale pezzi presi: uno. Totale pezzi presi sul corpo: tutti gli altri. Totale risate: parecchie. Totale video: uno, sequestrato immediatamente da un Corpo Speciale di mia proprietà.

Assolutamente fantastico. Venerdì sera ottimo, proseguito poi in un club di Kings Cross e in altri modi che di certo non rendo pubblichi. Specialmente gratis.

Il weekend si migliora ulteriormente la domenica, complice una gita a Newcastle, una colazione che praticamente era una cena e un'occhiata ad una torre dall'aspetto lontanissimamente fallico, fonte di qualche contestazione tra i locali.

Ma la vera chicca è la guerriglia in casa di una coppia di amici. Rileggete pure anche questa frase.

Per due intere ore, tra armi "giocattolo" di tutti i tipi, ho corso, mi sono riparato e nascosto dietro a mobili e sedie, teso agguati e imboscate. Il tutto nella rassicurante cornice domestica e nella morbidezza di proiettili di gomma. Praticamente una regressione ai tempi che furono, impreziositi però da tecniche di guerriglia imparati nei migliori videogames. Se ora volete chiamare uno psichiatra fate pure, mi manca un cecchino per la prossima volta.

Aggiungete al tutto una pizza gigante, l'immancabile cappuccino, mescolate e servite pure una giornata veramente, ma dico veramente, divertente. Soprattutto se trascorsa con persone conosciute il giorno stesso.

Rientro a Sydney praticamente in stato comatoso, complice la sveglia alle cinque di mattina per affrontare la "trasferta", ma in compenso assolutamente appagato e stanco di quella stanchezza che solo i migliori bambini di dieci anni possono capire.

Anche questo è Sydney.

Un posto dove chi conosci finisce per farti conoscere altre persone, rischiando di trasformare un giorno qualsiasi in uno da scrivere e rendere pubblico il più possibile. Un posto dove ancora non riesco ad annoiarmi, nonostante io ci provi e riprovi continuamente, se non altro per darmi quell'aria bohemienne che ancora non ho.

Un posto dove dietro ogni lanterna rossa, magari non ci sono i misteri di Grosso Guaio a Chinatown, ma di sicuro c'è tanto, tanto da vedere.

Scendete quella scala. Ci vediamo a quella X.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

I am passionate about web design, new technologies and I love building websites that are simple, elegant and look professional. Not to mention absolutely beautiful.

Let's have a chat! I can help you building your online presence or business.