La Prima Volta

Si dice che il primo Amore non si scorda mai.

Vero, ma come il primo amore, ci sono un sacco di Prime Altre Cose che non si dimenticheranno mai: il primo Bacio, la Prima Volta, il Primo Giorno di Scuola, la prima Bicicletta, la prima Macchina, il primo Reato, così come tutte le esperienze che ricordiamo per essere state La Prima Volta in cui abbiamo fatto qualcosa di particolare, che ha cambiato noi stessi o la nostra vita.

Non fa differenza il primo Giorno di Lavoro in cui ho lavorato in abiti normali.

Non una uniforme puzzolente di salsa barbecue e relativo casco usato da tre generazioni di consegna-pizze e nemmeno la classica uniforme da "gente dell'hospitality".

Niente di tutto questo, ma una normalissima camicia, su normalissimi pantaloni e normalissime scarpe. Roba da farti scappare nel primo bagno a disposizione convinto di esserti dimenticato di cambiarti.

Poi invece ti rendi conto che sono quei normalissimi abiti ad essere diventati la tua nuova uniforme.

Facciamo qualche passo indietro.

E' ormai da tempo che ai siti porno preferisco i siti di ricerca-offerta lavoro, trovandoli sicuramente molto più utili e decisamente molto, ma molto più vari. Durante una di queste escursioni virtuali, mi imbatto in una offerta che a prima vista potrebbe non fare al caso mio e ad una seconda vista potrebbe essere volutamente scartata. Si parla infatti di una internship, conosciuto come Stage e proprio per questo temuto ed evitato da quasi tutti. Tuttavia, il clic che alla fine ho fatto su quell'annuncio è stato preceduto dal seguente ragionamento: un lavoro già ce l'ho-se cambio lo faccio in meglio-non mi dispiacerebbe intraprendere un percorso diverso-approfittare di un'opportunità nuova potrebbe aprirmi porte inaspettate-non ho un cazzo da fare nei prossimi trenta secondi per cui clicca quel cazzo di link.

Fatto questo, mi ritrovo davanti le righe di quell'annuncio che, a fronte di uno stipendio pari a zero, si esatto, zero, offre in cambio la possibilità di una esperienza mai provata a livello professionale, ma così volutamente cercata in ambito personale: mi riferisco a quel genere di lavoro di cui ho scoperto l'esistenza solo da queste parti e cioè quello che ha a che fare con Internet, Social Network, Blog e contenuti multimediali. Dal canto mio, visto che l'esperienza professionale che posso vantare in questo campo è pari a quella di Hitler nel campo della Tolleranza, mi sono detto "perchè no?". Così, ho aggiornato e sistemato il curriculum (praticamente la decima versione) e mi sono candidato per la posizione.

Due giorni dopo:

l'icona di posta in arrivo del mio cellulare mi segnala un messaggio da leggere.

Con la rassegnazione di chi sa già cosa l'aspetta mi preparo a leggere il seguente messaggio "salve Giordano, la ringraziamo per il suo interesse alla nostra azienda e bla bla bla bla, carriera di tutto rispetto bla bla bla bla bla bla bla la risposta al nostro annuncio è stata notevole bla bla bla bla purtroppo la sua candidatura è risultata non idonea alla presente ricerca bla bla bla bla bla bla manterremo comunque i suoi dati in vista di eventuali future posizioni.

Clicco l'icona e inizo a leggere:

salve Giordano, ho ricevuto il tuo cv e dopo averlo letto vorrei incontrarti per un colloquio, se sei ancora interessato.

Considerando che il tutto si svolge di domenica pomeriggio, valuto l'ipotesi di rispondere subito al messaggio o aspettare il classico Lunedì successivo e dopo un totale di ben quattordici secondi opto per l'opzione: machecazzomenefregagliscrivosubitoepoilaleggequandovuole. Detto fatto ed esattamente dopo altri venti secondi parte la mia risposta:

salve, grazie per la proposta, le confermo il mio interesse e per il colloquio sono più che disponibile.

Clicco invio e mi preparo ad aspettare il Lunedì per i dettagli. Invece no, perchè nell'arco di un paio d'ore e qualche altro scambio di email, il colloquio è già organizzato e fissato per...il Lunedì successivo, cioè  l'indomani.

Cazzo devo stirare la camicia. Dopo averla lavata. Dopo averla trovata.

La mattina successiva, fresco come una rosa in un libro, mi presento all'indirizzo segnalato. La via è quella, il numero civico pure, ma qualcosa non torna. Attorno a me vedo edifici di ogni tipo, ma nessuno che assomigli ad un ufficio. Mi avvicino alla porta del civico corrispondente e in effetti scopro che il logo dell'azienda è attaccato al muro. Non certo in bella vista, ma c'è. Così come a fianco c'è una stretta scala in metallo che porta al piano di sopra.

Ora, in ogni film d'orrore che si rispetti, la fanciulla più indifesa del pianeta, ovviamente quasi nuda, non si sarebbe fatta il minimo scrupolo a salire una scala senza sapere dove porti, ma io non sono per niente nudo. Inoltre, in questi casi, il background culturale italiano ti manda messaggi del tipo: ecco fatto, l'ennesima inculata; macchè colloquio, sarà il classico centralino; altro che posso figo, sarà un ufficio abusivo dove verrai incaricato di vendere porta a porta; altro che lavoro, dovrai portare in giro organi espiantati da adolescenti strafatti di metanfetamine che hanno venduto un rene in cambio di un iPhone. Tuttavia, scaccio questi pensieri e al motto dell'ormai sei qui tanto vale che provi salgo quelle scale.

Una trentina di gradini e altrettanti machimelhafattofare più tardi, metto piede nell'ufficio più bello che abbia mai visto. L'intero spazio, si estende senza la fastidiosa interruzione di porte o muri e nemmeno stanze. Il famoso lo-vogliono-tutti-ma-nessuno-davvero-ce-l'ha Open Space. Qua e la, una colonna di legno regge un soppalco altrettanto grande, ai muri una miriade di post-it colorati, tabelle, grafici, ma anche foto, immagini, scritte spiritose e piante, tante piante. Vedo tutto questo nei secondi successivi all'essere sbucato da quelle scale e mentre prendo nota di come sarà la mia prima casa acquistata, mi rendo conto di circa quindi paia di occhi puntati su di me. In quei momenti, non si sa cosa si farebbe per togliersi dall'imbarazzo, quindi opto per un banalissimo hi! con contorno di mano svolazzante. Lasciatemelo dire: questo genere di cose non aiuta mai, per cui, mi trovo a dover giustificare la mia presenza a più di dieci persone contemporaneamente, il tutto prima che qualcuno chiami un pò di sbirraglia assortita. Finalmente, a qualcuno viene l'idea che possa essere li per una ragione e mi fa accomodare su uno dei divani posti in un angolo (si, c'erano anche i divani) e mi offre un bicchiere d'acqua preso dalla cucina in un altro angolo (si c'era un altro angolo).

Il colloquio fila via in un'ora e mezza che credevo fossero venti minuti, tra presentazione dell'azienda, diverse prove della tecnologia multimediale che producono, un paio di videogame (si, un paio, non uno), scambio di battute varie e un altro bicchiere d'acqua. Alla fine, quando mi aspetto il classico "ok ti facciamo sapere" mi arriva il meno famoso "quando puoi partire, ci fai sapere?" Da li in poi è tutto un mettersi d'accordo sui giorni, in quanto il non essere pagati porta il vantaggio di poter scegliersi i giorni in cui essere presenti. Poi si ritorna al classico, con strette di mano e arrivederci.

Il rientro lo trascorro accoccolato su una nuvola, disperso lassù, in uno dei sette cieli di cui si parla tanto, godendomi una canzone estiva e il sorriso sulle labbra. Misuro a braccia la distanza tra Ora e il Ce La Stai Facendo e mi racconto che sono più vicino di ieri.

Mentre mi siedo alla scrivania del "mio nuovo ufficio", prendo mentalmente nota di quel momento: il primo giorno, di un nuovo lavoro, in un nuovo settore, in questa nuova vita che mi sono scelto. E' solo un attimo, giusto il tempo di fissare bene nella memoria che quello che sto vivendo in quel momento potrebbe risolversi in un'altra esperienza da archiviare, ma anche in una di quelle cose che finalmente da una svolta alla vita, quelle svolte tanto cercate.

Una di quelle svolte che a distanza di qualche anno potrebbero finire nella preziosissima cartella che orogliosamente porta scritto il nome "La Prima Volta in cui...".

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