3. Leonardo.

Leonardo era molto confuso.Non in quel particolare istante o in quel particolare giorno. Era confuso sempre. Dal momento in cui apriva gli occhi la mattina a quando li richiudeva la sera. O viceversa. A volte, erano confusi perfino i sogni che faceva, tutti pieni di immagini sfocate, paesaggi sconosciuti e facce che non aveva mai visto o non ricordava. Poi c'erano anche le volte in cui non riconosceva nemmeno la propria, di faccia, mentre cercava di ritrovare se stesso di fronte allo specchio, dopo l'ennesima notte a far finta di essere qualcun altro. Quel lavoro lo stava piano piano consumando, dilaniando. Sentiva che quello che faceva lo stava portando inesorabilmente verso un cambiamento profondo, una separazione interiore che avvertiva nell'animo. Forse quel cambiamento era già iniziato e, anzi, se ne potevano vedere i segni nella vita di tutti i giorni. O meglio, nelle vite.

Leonardo aveva molte vite.

In una di queste vite era un marito. Prima era un marito devoto, ora era distante, assente, quasi distaccato. La moglie spesso lo rimproverava di non guardarla nemmeno, quasi fosse invisibile, quasi la sua presenza o assenza fossero la stessa cosa. Gli sembrava quasi di vivere in due stati differenti ma mescolati, uniti, confusi. Presente e assente allo stesso tempo. Col tempo la relazione aveva accusato i colpi di infinite notti fuori casa, di regole ferree che impedivano a lui di sfogarsi e a lei di sentirsi parte della sua vita. Leonardo ancora cercava di tenere insieme entrambi, nei pochi momenti liberi che aveva, ma anche così, quello che era non era quello che era stato prima, quando il lavoro era diverso. Ora anche lui era cambiato e anche se la gran parte del lavoro rimaneva un mistero per sua moglie, lei poteva vederne i segni sul suo corpo e, ancor di più, nei suoi occhi. Tatuaggi e cicatrici erano assieme il risultato e una necessità del suo lavoro. Non lo era il cambio di personalità. Quello era successo dopo. Quello era il prezzo da pagare.

Leonardo era un poliziotto.

Non un poliziotto qualunque, ma un agente sotto copertura. Era infiltrato in un'organizzazione che gestiva giovani ragazze espatriate a forza dai loro paesi, per poi essere gettate, spesso letteralmente, sul suolo Italiano a macinare soldi per conto dei loro aguzzini. Quasi sempre non oltre i diciotto anni di età, venivano costrette a subire e praticare sesso in compagnia di ricchi imprenditori, industriali, politici o, semplicemente, gente comune che poteva e voleva pagare quelle cifre per quella che probabilmente aveva la stessa età della propria figlia. Forse meno. Non era semplicemente prostituzione da strada. Era un giro di contatti, una rete di conoscenze ben collaudata e ramificata. Le ragazze non venivano mai perse di vista, a partire dal momento in cui lasciavano la loro casa, nel loro Paese. Venivano ripulite, vestite e truccate in modo da sembrare ancora più giovani e, paradossalmente, raggianti. Poi, accompagnate da qualcuno dell'organizzazione, si ritrovavano in casa di sconosciuti, a sorridere a tavoli imbanditi e a far finta di gradire quella mano umida e rugosa che si insinuava tra le loro gambe, senza ritegno. Più tardi, con la faccia spinta contro un cuscino e legate strette in qualche posizione che le sottometteva sempre di più, venivano fatte oggetto di pratiche, più o meno sessuali, sempre più spinte, a volte crudeli, dolorose. Ma le cicatrici, quelle vere, rimanevano per sempre nelle loro anime. I corpi, giovani e sinuosi, dovevano sembrare immacolati. Ogni singola volta. Ogni singolo giorno.

Agli occhi delle ragazze Leonardo era "uno dell'organizzazione" e come tale le accompagnava durante le loro serate. Entrare in quell'organizzazione non era stato facile. Anni prima, la Questura aveva messo insieme una task force e gli aveva affidato il compito di infiltrarsi in quel giro lurido e violento. Gli avevano costruito addosso una nuova identità, una nuova vita, un nuovo passato che potesse sembrare il peggiore possibile. Ci era voluto tempo, ma alla fine l'organizzazione lo aveva "assunto". Non senza un prezzo da pagare.

Le ragazze, in quanto proprietà dell'organizzazione, venivano condivise per assicurarsi la fedeltà dei complici e tutti erano invitati a "tastare la merce". Chi avesse rifiutato sarebbe diventato un elemento estraneo e come tale sarebbe stato estromesso. Leonardo non poteva permettersi di rimanere fuori dal circolo ristretto e, di conseguenza, tacitamente appoggiato dai superiori, aveva acconsentito a lasciare una cicatrice in molte anime. All'inizio quasi non ci riusciva nemmeno. Poi qualcosa iniziò a cambiare.

L'ambiente era illuminato da una lampadina posata a terra in un angolo. Tutte le pareti, incluso il soffitto e il pavimento erano di metallo freddo e lercio. In lontananza, risuonavano i rumori di un'autostrada e la sirena di qualche nave. L'esterno veniva percepito come ovattato, mentre all'interno ogni singolo movimento provocava un forte rimbombo. Erano all'interno di uno di quei container e al centro, fissato al pavimento con delle spesse viti, vi era un tavolo di ferro.

La ragazza, un "nuovo arrivo", era di fronte a lui. Completamente nuda. Non poteva vederla in faccia, dal momento che gli dava le spalle. Le mani erano legate dietro la schiena da una corda ruvida che, a giudicare dai segni, era attorno a quei fragili polsi da qualche ora. Le lunghe, bellissime gambe erano legate a quelle del tavolo. Nodi dolorosi le tenevano strette all'altezza delle caviglie e delle ginocchia, in modo che rimanessero aperte e immobili. Una spessa corda era stata messa anche attorno al collo della ragazza, per poi congiungersi e fissarsi ad un anello di metallo fissato alla superficie del tavolo, in modo da farle assumere una posizione di sottomissione completa. Quel corpo nudo e spalancato di fronte agli occhi di Leonardo era legato ad un tavolo di ferro, in attesa che lui facesse il suo dovere. O era piacere?

Questo era il tarlo che lo tormentava. Le prime volte che aveva dovuto prestarsi a questo "gioco", ne era uscito devastato a tutti i livelli. La prima volta in particolare, lo aveva quasi portato sull'orlo di un crollo nervoso. Tutto quello che Leonardo credeva di essere era stato spazzato via in quegli istanti in cui spingeva il suo corpo dentro un altro. Poi un altro. Poi ancora e ancora. Per mesi. Per anni. Dopo un primo periodo in cui aveva pensato di impazzire, Leonardo aveva raggiunto uno stato di indifferenza, quasi come se la sua mente si fosse assentata, per evitare di crollare definitivamente. Quello che era rimasto era un corpo, vivo, ma un corpo vuoto. Poi, un giorno aveva scoperto che tutto questo gli piaceva. Fu il giorno peggiore della sua vita. Fu il giorno in cui non riusciva più a capire chi fosse quella faccia che lo osservava dallo specchio ogni mattina. Fu anche il giorno in cui sua moglie se ne era andata. Stavolta definitivamente.

Mentre camminava intorno a quel tavolo, osservava il corpo nudo della ragazza scosso da sussulti. Un bavaglio unto le era stato infilato a forza quasi in gola e gli occhi erano coperti da una bandana sporca e bagnata da lacrime di molte altre prima di lei. I passi risuonavano pesantemente nel piccolo ambiente, mentre Leonardo si avvicinava sempre di più a quella pelle perfetta e a quella intimità violata. Gli sembrava irresistibile.

Si fermò dietro di lei e aprì i pantaloni. La ragazza scosse la testa violentemente e, dietro la pressione del bavaglio, urlò più che poté. Non era abbastanza. Tutto il corpo si irrigidì, ma le corde la costringevano in quella posizione. Lei sapeva già quello sarebbe successo. Era successo molte volte nei pochi giorni precedenti, ma ancora, istintivamente, il corpo e la mente cercavano di fuggire da quell'inferno.

Leonardo sentì il contatto della pelle di lei contro la sua, mentre si avvicinava piano a quelle curve così perfette. Le sue mani scorrevano leggere su quella schiena scossa dai singhiozzi e tra quei capelli rossi, sporchi e malconci, dopo quelli che lo avevano preceduto. Lei non smetteva di contrarsi e tremare, mentre una voce strozzata cercava di farsi strada attraverso la stoffa che aveva in gola.

Poi, all'improvviso, lui le fu dentro. Leonardo chiuse gli occhi e iniziò a muoversi dentro di lei. Un fiume di emozioni lo colse completamente impreparato e travolse la sua anima come una valanga inarrestabile. Si sentiva un mostro, non diverso dagli altri, anzi, per certi versi era perfino peggiore di loro. Lui, che aveva giurato di proteggere e difendere i più deboli, era in quel posto fuori dal mondo, dentro una ragazzina che lo implorava di smettere. E gli piaceva.

Il rapporto con la moglie, dopo i primi mesi, si era stabilizzato in una routine quasi intollerabile. Non c'era più complicità e la passione dei primi tempi era finita da molto. Avevano inoltre scoperto di avere necessità diverse, di concepire il piacere in modo troppo lontano l'uno dall'altro, finendo col separarsi sempre di più. Il lavoro di lui, come un colpo di grazia, aveva reso impossible ogni dialogo, finendo per spazzare via ogni possibilità di compromesso lasciandolo solo, insoddisfatto e impotente.

Ora, dentro quel corpo bellissimo e a sua completa disposizione, si sentiva potentissimo. In uno spasimo di piacere dimenticò per un attimo tutto quello che era "prima" e si concentrò esclusivamente sul momento presente. Sentiva piacere, calore e i sussulti di un corpo piegato davanti a lui. Stava quasi per sorridere. Ne volle di più.

Leonardo allungò una mano e afferrò con violenza i capelli di lei, costringendola a combattere tra la corda che la tratteneva verso il tavolo e quella mano che la tirava indietro. Stava quasi per soffocare. Il corpo reagì automaticamente, provocando un attacco di tosse incontrollata che le fece sputare il bavaglio sul tavolo.

Urlò con tutto il fiato che le rimaneva. Un urlo lacerante si liberò nello spazio ristretto e risuonò tra le pareti di metallo.

Leonardo si risvegliò da uno stato quasi di trance. Il suono inaspettato, limpido e fortissimo di quella voce lo riportò indietro da un limbo in cui lui stesso rischiava di perdersi. Si fermò e fece un passo indietro. A quel movimento la ragazza smise di urlare, per poi crollare in un misto di spasmi, sussulti e singhiozzi strozzati.

Lasciami andare... - ... - Ti prego lasciami andare... - Non.. Non posso... non capisci... non posso. Perdonami. - Lasciami andare... - Mi ucciderebbero... - Lasciami andare...

Nel profondo, nel nucleo più nascosto di tutta la sua persona, qualcosa scattò. Quasi come si fosse liberato da un groviglio di nodi che lo imprigionavano, Leonardo realizzò tutto l'orrore che aveva compiuto lì e ora, ma anche prima e altrove. Freneticamente e tremando in maniera incontrollabile iniziò a sciogliere i nodi che legavano la ragazza. Prima le gambe, poi le mani e infine, lentamente, il collo. Lei, seppur ormai libera, non osò muoversi. Leonardo attese qualche secondo, pensando di vederla fuggire via, ma lei non si mosse. Passò gli occhi ancora una volta sul suo corpo, questa volta notando tutti i segni che avevano causato lui e molti altri prima di lui. Lei tremava mentre piano tentava di rialzarsi, fino a quando, in preda al terrore, gli fu davanti. Nonostante i segni delle violenze e gli occhi quasi privi di luce, era bellissima. Leonardo sentì il desiderio risalire in tutto il suo corpo e si mosse prima di cedere ancora.

Avvolse la ragazza con la sua giacca e aprì la porta del container. L'aria gelida irruppe tra le pareti, tra i loro capelli e sulla loro pelle sudata. Per entrambi fu un sollievo enorme. La città, in lontananza, brillava nella notte e, poco distante, una strada conduceva ad una zona illuminata.

Leonardo estrasse il suo portafogli e il suo cellulare e li porse alla ragazza.

- Corri più veloce che puoi e quando sei lontana da qui chiama questo numero. È un ufficio della centrale di Polizia. Appena rispondono di semplicemente "Leonardo". Verranno a prenderti nel giro di qualche minuto. Ora vai. - È il tuo nome? - È uno dei tanti... Ora corri, scappa. 

Lei lo guardò per interminabili secondi, con occhi liquidi e colmi di lacrime, poi si girò di scatto.

Leonardo fece appena in tempo a scorgere il tatuaggio dietro al collo, rimasto nascosto fino a quel momento dai capelli, ora mossi dal vento. La scritta, in caratteri corsivi, era un po' confusa, o forse lui non vedeva bene, mentre si asciugava lacrime di liberazione e paura. Forse, però, quello che aveva letto era un nome.

Finalmente un nome, dopo innumerevoli corpi:

Melissa.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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