Litigando si impara

 

Ogni tanto , in Australia, uno squalo decide di sgarrare la dieta concedendosi qualche gustoso pezzo di surfista con contorno di muta.

D'altro canto, noi facciamo di tutto per stare sul cazzo agli squali, usando la loro carne per la maggior parte delle Fish&Chips. Fino a qui, la cosa potrebbe risultare come un niente di più di una semplice considerazione. Tuttavia, ad una riflessione più attenta, potrebbe emergere un'ulteriore considerazione: se noi mangiamo loro e loro mangiano noi, significa che ogni tanto, qualche genitore mangia un pezzo del proprio figlio o di quello di un figlio altrui. Certo, in forma digerita e trasformata, ma mi piaceva sottolineare di più l'aspetto macabro.

Penso a questo mentre mi cambio nello spogliatoio, dopo la fine di un turno particolarmente noioso, trascorso a nascondere sbadigli assortiti e a far sembrare normale un'espressione molto conosciuta nelle sale dei vari consultori Sert. Inoltre ero reduce dalla prima discussione, anzi chiamiamolo pure litigio, in Inglese.

Litigare in Inglese è da fuori di testa.

Sto seriamente pensando di adottare un atteggiamento infinitamente umile e dimesso, in modo da non creare problemi a nessuno e piacere a tutti, indistintamente. Potrei perfino arrivare a condividere le opinioni di chiunque, anche le più opposte e assurde, ed appoggiare punti di vista al limite del lecito e del normale. Tutto pur di non litigare in Inglese.

Il litigio, quando fatto come si deve nella propria lingua, oltre che per cogliere l'occasione di sputacchiare sulla faccia di qualcuno mentre si urla, serve anche per sfogare l'eccesso emotivo e per sostenere la propria posizione in un contesto dove le norme della discussione pacifica sono crollate in favore di un molto più colorato "proprio non capisci un cazzo ". Quando si arriva al litigio, si fa la voce grossa, si urla, si gesticola, ci si dimena e ci si sbraga, si impreca e alla fine, spesso, ci si manda a fanculo. Poi amici come prima. Ma quella è un'altra storia.

Il litigio può durare minuti o ore, a seconda dei soggetti in questione e, molto spesso, il discorso principale si arricchisce e si ingrossa di altre questioni parallele, più o meno connesse con la prima, di fronte alla quale sono marginali, ma che possono distrarre i litiganti, portandoli a mettere in pausa il litigio principale per aprirne uno secondario, in cui chiarire una questione emersa nel primo, per poi chiuderlo e ritornare da dove erano rimasti. Tutto questo può ripetersi più e più volte, fino all'esaurimento completo delle questioni aperte o di almeno uno dei due partecipanti. Inoltre, il livello di paranoia di ognuno può fare allungare le implicazioni di ogni discorso, principale o secondario, fino a coinvolgere fatti accaduti giorni, mesi o anni prima, che d'un tratto sembrano posizionarsi in un perfetto mosaico, un incastro finalmente raggiunto, che dà al litigante una visione quasi luminosa di fatti in realtà scollegati, ma in quel momento visti come un filo unico. Districare questo filo richiede ore di parentesi, chiarificazioni, mille e mille spiegazioni, alla fine delle quali avremo la nostra storia recente di qualche mese o anno completamente riscritta. Fatto questo si ritorna a litigare del motivo principale.

Poniamo ora la questione del litigio in Inglese.

Supponiamo che la situazione che ti ha fatto incazzare sia esattamente la stessa, con lo stesso numero di questioni "satellite", tutte per altro degne di essere disquisite e chiarite al momento. Supponiamo anche che il tuo stato d'animo sia di quelli veramente incazzosi e che tu sia una di quelle persone che litigando regrediscono ad uno stato evolutivo precedente, comunicando principalmente a braccia, mani e sputi, parolacce assortite e vocabolario in Edizione Limitata. Insomma, siete una di quelle persone che l'incazzatura dentro si vede anche fuori.

In questo caso allora, sono cazzi.

Sono cazzi, perchè litigare in Inglese non è per niente la stessa cosa e, a dirla tutta, non credo si possa nemmeno chiamarlo "litigare", ma probabilmente un molto più socievole "disquisire essendo in disaccordo su una questione specifica".

Esaminiamo i dettagli.

Sei incazzato come un eunuco appena fatto e tutto quello che vorresti fare è esprimere i tuoi sentimenti, spingendoli fuori a colpi di parolacce di repertorio miste a parolacce coniate appositamente per la situazione, il tutto colorato da un gesticolare smodato in stile "naufrago che cerca di farsi vedere da una nave", cambiamenti repentini di colore e/o voce e tutta una serie di linguaggi non verbali tipicamente italiani. Vorresti spalancare gli occhi, roteare mani o braccia e chiamare in causa Santi e Madonne di tutti i tipi. Il fatto è che nessuno ti vieta di fare tutto questo, ma non avrebbe il minimo effetto se non quello di farti guardare come un Amazzone sperduto guarderebbe un accendino.

Litigare in Inglese vuol dire prima mandare giù un boccone di merda tale che, in confronto, mangiarne un cono di quella vera in due consistenze diverse sarebbe  come bere un sorso d'acqua fresca dopo una giornata in miniera.

La velocità con cui emergono pensieri e parole è di gran lunga superiore alla velocità della traduzione a cui sono sottoposti, sia in termini di parole, ma anche di concetti da esprimere.

Per riprendere l'immagine poco sopra, è come avere un attacco repentino di Sciolta Vera ma doverla fermare all'ultimo per trovare il cesso più isolato del mondo e poi rilasciarla a dosi fisicamente sopportabili.

Ovviamente non ce la fai.

Quindi, di fatto, quello che esce è un miscuglio di cose praticamente incomprensibili (informo che dall'inizio di questa frase stiamo di nuovo parlando di un litigio). Un misto di concetti, pensieri e frasi talmente intricati e mescolati tra loro che non avrà il minimo senso per chi ci ascolta in quel momento e faremo di nuovo la parte dell'accendino. Allora ci riprovi, stavolta cercando di mettere almeno in fila le parole, ma inevitabilmente ti aggrovigli in uno dei discorsi paralleli e il tutto naufraga di nuovo. Non soddisfatto, tenti e ritenti e quando vedi l'altro/a assumere un'espressione del tipo "aaah, adesso ho capito", finalmente ti senti sollevato, salvo poi sentirti dire: no, non era quello che intendevo dire...non hai capito...

In quel preciso istante ti rendi conto che non ne uscirai e che forse facevi meglio a stare zitto, che tradotto in inglese diventa sempre stare zitto, solo che almeno stai zitto in inglese.

Ma ormai è tardi e almeno un pò di ragione vuoi portarla a casa. E' qui che tutto il litigio va a scemare, in quanto lo sforzo prodotto per far passare il messaggio ti porta a mettere tutto razionalmente in una fila ordinata di pensieri e parole di senso comune, completamente spoglie di ogni eccesso emotivo. Il tono di voce passa da orgoglio ferito e emotivamente offeso a annuncio dei numeri del lotto.

Quando senti te stesso parlare in questo modo rimpiangi i vecchi litigi a base di testate ai muri e al lancio di oggetti assortiti e ti rassegni ad una più blanda, pacata, seria discussione civile, come non ne vedevi da... mai.

Capita perfino che ti ritrovi a chiederti: perchè stavamo litigando? A quel punto dici quello che devi dire, poi stappi una birra e cheers... che detto in Inglese fa sempre così Internescional...

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