Martin Place

Sydney, lunedì 15 Dicembre 2014.

In un cafe del centralissimo quartiere Martin Place entra un uomo con una borsa in mano. Dentro la borsa un fucile.

Di li a pochi minuti le porte vengono bloccate, chi è fuori non entra e chi è dentro non esce. Tra i dieci e i venti ostaggi. A questo punto, ancora, non si sa niente di preciso. Non si sa se l'individuo armato sia un terrorista islamico o "semplicemente" un pazzo squilibrato. Si sa invece che la situazione è critica. Lo si capisce anche dal numero di poliziotti che assedia il bar. Tutta l'area viene evacuata. Agenti antiterrorismo pesantemente armati circondano l'edificio con le armi spianate. I lampeggianti sono accesi. Gli occhi di tutti puntati sulle vetrine del bar. Gli occhi degli ostaggi persi in un mondo tutto loro. I cecchini della polizia, intanto, prendono posto.

VERO agente anti-terrorismo. Poco Call of Duty. Molto training.
VERO agente anti-terrorismo. Poco Call of Duty. Molto training.

Sedici ore dopo è tutto finito.

Dopo aver sentito uno sparo, a notte fonda, la polizia fa irruzione e uccide il sequestratore. Muoiono anche due ostaggi. A questo punto, ancora, le informazioni sono poche e confuse. Si parla di reazione di uno degli ostaggi, di altri feriti, di un agente colpito alla faccia e di tante, tante pallottole sparate. Tutti gli altri ostaggi sono in salvo.

In questo scenario Sydney si paralizza.

I giornali locali e nazionali sgomitano sulle loro pagine online per pubblicare l'aggiornamento dell'ultimo secondo. Qualsiasi cosa, un sentito dire, una foto rubata, una comunicazione tra agenti. Nessuno sa bene di preciso cosa e come. I giornalisti temporeggiano. Ogni tanto sparano qualche news, ma subito precisano che si tratta di voci non confermate, di passaparola. La polizia blinda la diffusione di immagini in tempo reale per non ostacolare l'operazione. Non si sbilancia sul numero degli ostaggi. La politica interviene in maniera sobria, attraverso i due portavoce principali. Presidente e capo dell'opposizione. Parole di circostanza, Patria, amore e Dio. Forse attacco di matrice politica. Come da copione. Nessuno si scandalizza. Nessuno sbraita.

Il giorno dopo la città, ancora sotto shock, piange la tragedia.

Nel frattempo in Italia.

I giornali aprono le prime pagine con titoli da terza guerra mondiale. Sydney sotto shock. Attentato a Sydney. Attacco ISIS. 20 ostaggi. 30 ostaggi. 40 ostaggi. 50 ostaggi. Cambia anche il numero e la tipologia dei sequestratori: prima uno, per poi arrivare a tre. Sicuramente matrice politica. Da qui al terrorismo islamico manca pochissimo e infatti ormai tutti lo danno per scontato. Blog italiani che fino a dieci minuti prima parlavano di viaggi, si improvvisano reporter di guerra direttamente dal fronte, con aggiornamenti minuto per minuto, foto riprese da giornali vari e cronologia twitter della polizia australiana. La gente si caga istantaneamente addosso e mi manda messaggi tipo "ma allora AL-Qaeda esiste anche in Australia eh... vedi, tutto il mondo è paese...", "Ho sentito che il terrorismo islamico non risparmia la tua amata Australia".

Facebook nel frattempo si spacca tra un'erezione di massa tra il popolo degli armaioli, un'incazzatura violenta tra la massa di stolti che inneggia al razzismo e un eccitamento bagnato tra il popolo dei "bastardi musulmani". 

I giornali allora giocano al rialzo. Si parla di bombe sparse. Attentato terroristico di matrice islamica. Forse spari. Sicuramente c'entra l'ISIS. I commenti agli articoli dei giornali sono la parte che in assoluto dipingono la ristrettezza mentale di chi non si accontenta di leggere cazzate, ma deve anche scriverne almeno un paio.

All'indomani del blitz della polizia australiana praticamente tutti in Italia sono esperti di anti-terrorismo, hanno sicuramente un passato come testa di cuoio o esperti di armi, sono consumati politologi/sociologi/tuttologi.

Nei commenti si legge di come sicuramente le unità anti-terrorismo hanno sbagliato. Comodamente seduto in divano/cesso, chi scrive analizza il blitz (da sedicimila km di distanza attraverso un video su youtube ripreso a cento metri dalla scena, sfocato) e osserva come gli agenti avrebbero dovuto muoversi in modo diverso, che arma usare, che granata lanciare. Si legge di come gli agenti abbiano fatto fiasco completo dato che sono morti due ostaggi.

Nel giro di pochi minuti i commenti diventano decine e decine. A questo punto lo scenario è questo: 40 ostaggi dopo che l'ISIS sferra attacco terroristico a Sydney. Almeno tre bombe in giro per la città. Panico. Shock (ma scritto choc, come chocolate...). Musulmani merda, Islam peggio. Fuori tutti.

Ragazzine di meno di vent'anni si lanciano in analisi socio-politiche di un Paese che non hanno mai visto e di cui hanno sentito parlare negli spot e su Instagram. Patiti di Call of Duty che hanno visto la guerra in pixels commentano le gesta di agenti reali, con addestramento reale, in situazione di rischio reale, ma che, per qualche motivo, sono peggio di loro che invece, cliccando cerchio e quadrato ne hanno viste di tutti i colori.

Gente litiga su internet riguardo i vari esiti alternativi.

Sydney si risveglia.

Nessun dubbio sul merito della polizia. Non si sa ancora se siano stati commessi errori, ma il focus è su chi gli agenti hanno salvato. Le foto simbolo ritraggono almeno un agente. Rispetto per l'Istituzione, almeno per ora. Poi si vedrà. Non è il momento di far parlare gli imbecilli e, ancora, nessuno sa alcunché di certo. Si rimane sobri. Sono morte delle persone. Cordoglio per le vite perdute. Dibattiti sul come sia potuto succedere. All'inizio serpeggia un po' di paura, una tensione invisibile che sembra scoppiare nell'odio razziale dettato dalla rabbia. Poi una singola scritta disintegra questa bolla crescente e tramuta tutto nell'esatto opposto.

Una delle foto simbolo degli eventi successi a Sydney.
Una delle foto simbolo degli eventi successi a Sydney.

#illridewithyou.

Metropolitana di Sydney. Il giorno dopo.

Una donna musulmana si scopre il capo togliendosi il velo, probabilmente sentendosi osservata dalla gente attorno. Una ragazza le si avvicina e le dice: rimettiti il velo. Se hai paura, ti accompagno io. 

L'hashtag #illridewithyou fa il giro del globo in un nano-secondo, ma Sydney risponde ancora meglio. La rabbia in seguito al drammatico evento non è più una scusa per dividersi, ma un momento di unione.

Martin Place diventa un tappeto di fiori. Martin Place diventa un abbraccio tra tuniche, turbanti, credi e pensieri diversi. Martin Place era il luogo della tragedia, ma ora è il luogo della risposta di Sydney.

Sydney risponde spiazzando tutti
Sydney risponde spiazzando tutti

Migliaia di chilometri più in la.

La gente non ha nemmeno capito che cazzo è successo. L'equivalente italiano degli articoli inglesi fa più acqua di una partoriente e le mille lacune vengono colmate da altrettante cazzate. La gente parla, parla, parla, commenta, commenta, commenta. Ma non sa un cazzo.

Questo è il vero dramma.

Il Telegraph azzarda il collegamento Sydney-ISIS e si vanta di pubblicare per primo le foto. Agli Australiani sale il crimine in tempo zero e su twitter disintegrano il giornale e il suo direttore. Vergogna! Come ti permetti.

Il Fatto parla di 30 ostaggi, cannando completamente la storia e tutti i numeri. Gli Italiani gridano ad Al-Qaeda e all'ISIS. Ammazziamoli tutti. Forse la Lega ha ragione.

Svegliatevi cazzo.

Martin Place e tutta Sydney reagisce.

La piazza davanti al bar preso d'assedio la gente di tutte le etnie, religioni e provenienze, si amalgama e si abbraccia. Chi piange amici e familiari perduti. Gli ostaggi della notte prima tornano in quel luogo, per metabolizzare, pensare, rivivere ognuno a suo modo quello che sarà un trauma per molto tempo. Ci sono lacrime, ma non solo di tristezza. Ci sono abbracci, ma non solo di cordoglio. Anche di speranza e di accettazione. Sydney vuol far vedere a tutti i costi come rispondere a certi fatti unendosi ancora di più abbia una potenza devastante.

Martin Place intanto, si colora sempre di più di scritte, di fiori, di gente.

Martin Place. Adesso
Martin Place. Adesso

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