Melbs (parte tre)

La mattina del venerdì sveglio tutti con un rutto.

Succede. Specialmente quando quel tipo di sveglia è stata con te per tutte le mattine precedenti, sgravandoti, certo, dall'incombenza di programmare il cellulare, ma lasciandoti anche vittima passiva di decisioni ed effluvi altrui. Comincio dunque il weekend in modo attivo, sotto i migliori auspici. Butto un occhio a Pascal per vedere se posso lasciarlo solo, mi preparo ed esco.

Mattinata, anche questa, all'insegna del cielo perfetto, sotto il quale è bello camminare senza un orario preciso. Ovviamente riparati dietro uno strato di crema solare.

Guardo il cellulare e scopro già due chiamate perse. Richiamo dunque Sergio, personaggione conosciuto prima dell'arrivo a Melbourne, e incontrato durante esilaranti momenti in giro per la città. Gli confermo che ci troveremo a breve, ma prima, d'obbligo la colazione perfetta. Orari concordati, luogo di ritrovo anche, ok a dopo ciao.

Continuo a camminare guardandomi intorno, constatando come, nonostante sia l'ora di punta della mattina, il traffico non costituisca per niente un problema. Sembra che i mille tram svolgano il grosso del lavoro, sferragliando per le vie della città, portando in giro i lavoratori di cui, stamattina, non faccio parte.

Vengo improvvisamente attratto da una vetrina che lascia vedere, dalla strada, un tavolino circondato da quattro poltrone verdi, quindi mi avvicino e scopro che si tratta di una caffetteria, perfetta per i miei intenti di colazione perfetta. Entro. Il posto mi piace all'istante. Colorato di tre singoli colori di base, verde marrone e bianco, sembra faccia di tutto per ricreare un cortile esterno, tra tavoloni di legno, soffici poltrone e piante sparse qua e la, sui tavoli, negli angoli e sugli scaffali ricolmi di libri.

La strada senza traffico su cui si affaccia, il fresco della posizione in ombra e il profumo delle piante conferiscono al locale un'atmosfera calma e rilassante, esattamente quella cerco, per cui prendo posto al grande tavolo centrale, dopo aver ricevuto e ricambiato il buongiorno della cameriera. Qualche istante più tardi, alla stessa cameriera che mi offre un bicchierone d'acqua, chiedo la mia colazione, nel frattempo apro l'agenda e riguardo i miei appunti, scatto qualche foto del posto e mi godo l'attesa.

Una giga-ciambella e un mega-cappuccino più tardi, sono pronto per dare tutta la mia attenzione al weekend, da spendere con il già citato personaggio di Sergio, per gli amici Sergio, mentre per gli amici intimi, sempre Sergio. Nella breve telefonata, si concorda mattina a St. Kilda, con pranzo al mare. Raggiungo il luogo di ritrovo e saltiamo sul primo tram. Personaggio di sicuro interesse, Sergio spende un minisecondo per illustrarmi il paesaggio, confermandosi così come peggior guida turistica di sempre, ma compensando questo lato con momenti di sicuro intrattenimento, in cui  non riesco a trattenere nè risate nè lacrime.

Arriviamo in spiaggia che per l'occasione del weekend inizia a farsi vedere popolata. Mare sempre calmo ma agitato da diverse persone a mollo. Sole, caldo, nuvole zero, relax parecchio. Stendo il mio nuovo telo male sfoggiante la bandiera australiana, comprato apposta per sembrare un turista anche dopo otto mesi, rimbocco i pantaloncini le volte necessarie per sembrare un bagnante degli anni settanta e mi sdraio al sole cercando di dimostrarmi avvezzo alle "cose di spiaggia", ignorando che la mia abbronzatura mi fa sembrare un tipo a petto nudo con passamontagna e guanti fino al gomito.

Approfitto di una Red-Bull gratuita gentilmente offerta da una promoter di passaggio e mi godo lo spettacolo di gabbiani accorsi per un chissà quale motivo a pochi metri da noi. Ciliegina sulla torta gentilmente offerta da uno dei suddetti gabbiani, consistente in una palla di cacca liquida lasciata cadere sull'abbronzatura di un tipo poco più in la. Risate generali con retro-gusto di "tra un po potrebbe succedere anche a me".

Pranzo in un locale in spiaggia

un sorso di vino e propositi per la serata. Sergio mi abbandona sul posto per incombenze tutte sue, cosa che mi lascia libero di girovagare a piacere per tutta la spiaggia, il pontile e il piccolo parco poco più in la, mentre aspetto il primo weekend a Melbs.

Arrivo a casa di Sergio vestito in maniera talmente casual che sembra abbia tirato su vestiti dalla strada mentre arrivavo da lui. Mi comunica che qualche locale potrebbe storcere il naso, storco il naso a mia volta e alla fine accetto una camicia in prestito. Il risultato finale dato da camicia bianca + pantaloni beige + sneakers blu elettrico mi fa storcere naso, bocca e anche un nervo del collo, ma poi appiano tutte le seghe mentali con un "easy man, sei in australia".

E cazzo se funziona.

Saltiamo sul taxi secondo la filosofia del "colcazzochemispostoinmezzi" gentilmente offerta da Sergio e arriviamo nei pressi di St. Kilda seguendo il consiglio di conoscenti vari che ci portano dritti ad un locale chiamato The Fog. Cominciamo bene.

Uniche due anime sedute all'aperto mentre dentro il mondo festeggia un weekend qualsiasi, ordiniamo la cena ad un cameriere in visibile imbarazzo e ci ripromettiamo che dopo quella, saremo parte della folla saltellante all'interno. Detto fatto, entriamo baldanzosi nella parte interna, ma dopo quelli che mi sono sembrati trenta secondi (mentre in realtà erano non più di venti), Sergio mi informa che il locale ha un target troppo alto, troppo vecchio, troppo snob, troppo troppo. Mi sento perfettamente a mio agio.

Saltiamo quindi sul secondo taxi, sposando la filosofia del "tihogiàdettocheinmezzinonmisposto", diretti verso quello che dovrebbe essere il locale perfetto (l'altro lo era, fidatevi), ma quando metto mezza sneaker all'interno, mi sento nel posto giusto come lo sentirebbe un cocainomane al Sert. Tutto intorno ragazzini con zaini annessi e infradito estreme fanno a gara per sembrare ancora più ragazzini, tra un litro di birra e l'altro, tra una canottiera macchiata e l'altra, tra un rutto e l'altro. Mi sento perfettamente a mio agio.

Tanto quanto lo sentirebbe un preside di un college femminile. Ma tant'è, non era la serata che avevo in mente, per cui alziamo i tacchi e, secondo la filosofia del "ormaiavetecapitochemimuovosolointaxi", arriviamo di nuovo nei pressi della spiaggia, entriamo spediti al Vineyard, dove finalmente ci godiamo un paio di birre e le performance alcoliche di un terzetto di australiane di fronte a noi. Australiane ubriache, locale vicino alla spiaggia, gente di tutti i tipi. Mi sento perfettamente a mio agio.

Mi guardo intorno, osservo e nel frattempo aspetto Sergio in missione "recupero birra". Il "hey mate, howyadoing" che mi sento rivolgere, proviene da un ragazzo che aspetta i suoi amici impegnati nella stessa missione di Sergio. Scambio quattro chiacchiere, consigli su altri locali, impressioni su Melbs, un saluto e un see ya later. Non è lui ad essere gay. E' Melbourne ad essere Melbourne.

Faccio un giro del locale, sorseggiando la mia VB, fino a quando ehi ciao come va? bene e tu? io sono di... e tu di dove? ah cool, beviamo insieme? si certo, che fai nella vita? faccio questo e quello, hai piani per domani? no certo che no, hai suggerimenti? Passo a prenderti e vediamo un pezzo di città che ti manca. Assolutamente si. A domani. Non è lei ad essere lei, è Melbs ad essere Melbs.

melbourne
melbourne

Recupero Sergio e secondo la filosofia... ma si dai, sempre quella, saltiamo sull'ennesimo taxi in direzione casa sua, alla quale arriviamo grazie anche a diverse mie ginocchiate al sedile su cui il Beato Sergio ronfa ingenuamente, mentre il tassista chiede indicazioni. Venerdì sera voto dieci.

Sabato speso a zonzo per la spiaggia, sorseggiando drinks in compagnia di me stesso, fino a quando non mi raggiunge Alessio. Sole, caldo, nuvole zero e, ovviamente, relax parecchio. In serata si decide di andare a cenare al famoso Pellegrini's dove Sergio accoglie Melbourne a colpi di battute in toscano, per l'incomprensione di tutti, ma per le nostre grasse risate. Dopo questo, un salto ad un pub vicino ad assaggiare la Guinness locale, fino a quando, contenti e soddisfatti prendiamo le nostre rispettive direzioni per il ritorno.

Il weekend finisce tra altri giri turistici per la città, altre risate, altre foto e tanti appunti. L'indomani è lunedì, che fa rima con "si rientra a Sydney".

Lascio Melbourne con uno stato d'animo diverso da quando l'ho incontrata. Sono partito sentendo già la mancanza di Sydney, dei suoi spazi aperti, del suo movimento e del suo essere così esteticamente bella, considerando Melbourne e le sue vie così europee, il suo essere meno affollato e meno esteticamente diversificata, come un qualcosa di "meno"; come se quel suo essere Melbourne fosse in qualche modo bello, si certo, però Sydney è sempre Sydney.

Dal finestrino dell'aereo guardo la pista d'atterraggio allontanarsi sempre più e, con essa, le luci scintillanti di una Melbs colta di sorpresa da un temporale dopo cinque giorni perfetti. Melbourne sicuramente non è Sydney, perchè Sydney sicuramente non è Melbourne. Così diverse anche se vestite quasi uguali. Quella che mi porto a casa è una città diversa da quella vista sullo schermo di un pc o quella ascoltata dalle bocche di qualcun altro. E' una città che alla fine non mi ha fatto passare la cotta per Sydney, ma con quel suo occhiolino finale, mi ha convinto a sussurrarle: tornerò.

A Sergio, Alessio e Tiziana che hanno trasformato un'avventurosa partenza in solitaria in un ritorno colmo di compagnia e bei momenti.

See you soon guys!

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