Nel frattempo, in Australia...

Ore 8.30 di sera.

Dopo qualche ora spesa a lavorare al computer nella mia stanza, un gorgoglio sinistro mi ricorda che l'ora di mangiare è passata da un pezzo. Spengo tutto, mi stiracchio ininterrottamente per tre minuti e scendo in cucina a vedere che intruglio riesco a cucinarmi. Sfortunatamente, tra le mie moltissime abilità e pregi, non troviamo quella di fornirmi di pasti caldi e regolari per più di qualche giorno. Quella sera era ben oltre il “qualche giorno”. Apro il frigo e mi sento dire che tu qui non puoi entrare. La porta si richiude automaticamente e sul piccolo schermo a led (si, il mio frigo ha lo schermo a led) compare la scritta “non farti più vedere da queste parti”. Guardo l'orologio. Ho appena il tempo di fare un salto al supermercato dietro casa, per cui alla svelta mi infilo una felpa ed esco, mani intasca e musica in cuffia. Da questo momento in poi succede una sequenza di eventi che accelera vertiginosamente le mie capacità di calcolo, portandomi in pochi secondi ad analizzare stimoli visivi e possibili soluzioni. Giro l’angolo della strada aspettandomi, le solite luci del supermercato laggiù in fondo e un parcheggio sgombro.

Invece, quello che mi aspetta è ben altro:

  • due macchine della polizia.
  • un’ambulanza e una auto-medica.
  • un camion dei pompieri.
  • tutti i mezzi con i lampeggianti accesi e un via vai di agenti, medici e pompieri.
  • una fumata nera provenire da qualche punto nel parcheggio.
  • folla di curiosi tutto intorno.

Spengo la musica e rallento il passo, cercando di intuire cosa possa essere successo. Mano a mano che mi avvicino, affiora una serie di brutti presentimenti, che salgono piano piano dagli antri bui del mio inconscio, spuntano schietti come pensiero cosciente, per finire sparati fuori ad alta voce con la seguente costruzione: porca troia non dirmi che la mia carcassa mobile ha preso fuoco.

Mi blocco ponderando il da farsi.

A tre secondi dalla formulazione di quel pensiero ero praticamente certo che la mia macchina, spuntata direttamente dal 1765 per un’anomalia spazio-temporale, se ne stesse andando in una palla di fuoco per sua spontanea scelta.

Già immaginavo un’anziana signora carica di provviste, passare un attimo prima dell’esplosione vicino alla mia macchina e venire sparata dritta di culo dentro le porte del negozio di vini poco distante, disintegrando trenta bottiglie di vino marca “non te lo puoi permettere neanche tra mille anni”. Subito dopo mi rendo conto che, nel caso la mia macchina stesse bruciando, il mio telefono potrebbe squillare da un momento all’altro, gentilmente chiamato dal capo incazzato dei pompieri, che mi dice di portare il culo al parcheggio insieme ad una valigia di dobloni d’oro per risarcire mezzo isolato. A questo punto, passo ad elaborare scenari alternativi:

  • lanciare il telefono sotto la prima macchina di passaggio, invertire il passo e far perdere le tracce;
  • passare con fare indifferente tra la gente, fare provviste per un mese, polverizzare i risparmi in un fuoristrada, darsi alla macchia nei territori del Nord Australia e far perdere le tracce;
  • rispondere all’eventuale chiamata fingendo di parlare solo ed esclusivamente la nobile e perduta lingua Azteca; successivamente, far perdere le tracce;
  • far perdere le tracce e vaffanculo.

Opto per la seconda e mi avvio verso il supermercato, cercando di farmi notare il meno possibile. Mentre mi avvicino, ho l’occasione di vedere la scena nel dettaglio. Tre macchine sfasciate, l'una appoggiata all'altra, mentre una quarta macchina spunta con tutto il muso al di là del bordo del parcheggio, rialzato di due metri rispetto alla strada. Lampeggianti ovunque, folla che mormora, io in infradito che passeggio furtivo e un'espressione alla porcatroiahofattoildanno.

Mi avvicino ad un tipo e butto li un ehi, ma cosa è successo?"eh, un tipo ha perso il controllo della macchina e ne ha distrutte tre..." "ah però... perdere il controllo in un parcheggio... ai tre all'ora... chissà quanti ne ha bevuti eh? ahahahah" " veramente il nonno ha avuto un malore, a quanto dicono...""ah" - silenzio e fastidio - "beh, devo andare ciao".

Proseguo verso il supermercato con cappuccio in testa, effettuo una spesa al volo e rientro a casa facendo il giro largo.

Mattina dopo.

Occhiata veloce alla sveglia, aprendo solo un occhio di un millimetro, giusto per mettere a fuoco quanto basta: ore 9:21. Dovevo essere in ufficio alle 8:00. Apro entrambi gli occhi talmente tanto da far sparire le palpebre, sperando di aver visto male: ore 9:21. Passaggio da stato di morte apparente a razzo missile con circuiti di mille valvole in zero virgola porcatroia secondi. Mi alzo dal cuscino così velocemente che rimango calvo da un lato. Mi fiondo giù per le scale mentre rimpiango una pertica in stile Ghostbusters e arrivo in bagno già nudo, pronto per una doccia talmente rapida che non mi bagno nemmeno. Torno in camera salendo le scale a quattro zampe stile corsa di gorilla; con una mano mi vesto e con l'altra faccio lo zaino. Mi metto calzini e scarpe usando solo i piedi, infilandoli a forza e spingendoli in giro per la stanza, mentre con le mani mi sistemo i capelli alla meno peggio.

Prima di uscire e lanciarmi nell'iper-spazio guardo di nuovo l'orologio: ore 9:21. Non può essere. Ci ho messo meno di un minuto a far tutto? Impossibile. Riguardo. Ore 6:06 Sintomi di ictus in arrivo. Dopo dieci secondi il display mostra la data di oggi: 9:21. Il ventuno vaffanculo Settembre. Cazzoporcamerda.

Arrivo in ufficio con un minuto di ritardo, per puro principio, perché sì.

La giornata scorre tranquilla e lenta, nel mio ufficio a Fremantle. Ogni tanto un cliente, una chiacchiera col collega, musica di sottofondo, tutto ok. A pomeriggio inoltrato, mentre fisso il vuoto in attesa della morte per noia lavoro come un matto, entra l'ennesimo cliente. Mi chiede un preventivo per una certa macchina e per un tot di giorni. Comincio a battere sulla tastiera.

Mentre leggo i dati scorrere sullo schermo, un afrore di morte colpisce le mie narici. Un misto mal riuscito di uova, cadavere, carcassa di iena, scaglie di merluzzo e bava di lupo mannaro, mescolate per bene e lasciate al sole di agosto nel deserto del Caldo Fottuto. Tenendo lo sguardo fisso al computer mi rendo conto che uno di noi due a rilasciato una loffa mortale nello spazio di due metri per tre e quel qualcuno, purtroppo o per fortuna, non sono io. Resisto altri dieci secondi sperando che l'immane olezzo svanisca nelle feritoie del condizionatore, ma il tutto prosegue per interminabili momenti. Alla fine alzo gli occhi e li pianto in quelli del disgraziato di fronte a me.

Nei secondi in cui ci guardiamo lui capisce benissimo che io so, io so benissimo che lui capisce che io so e tutti e due sappiamo benissimo che lui è un marcio buco di culo con contorno di corpo informe, da cui escono solo e soltanto effluvi di morte, palude e patatine fonzies.

Tuttavia, nessuno parla.

Io perché non voglio dargli la soddisfazione di aver visto la morte in faccia. Lui per la vergogna di aver disseminato panico e paura da uno dei suoi orifizi, di fronte ad un perfetto sconosciuto, pensando di farla franca.

Gli dico un prezzo doppio, comprensivo di tutti gli optional, copertura assicurativa contro raggi laser e bombe e un weekend a Bali per me e un amico. Dice mmmh... un po' troppo costoso, magari un'altra volta, grazie.

Grazie al cazzo, almeno non l'hai detto col culo.

Esce e se ne va, libero di ammorbare altri lidi.

Passo il resto del turno girando per l'ufficio con la bomboletta di deodorante e un accendino, spalancando tutto ciò che mi separa dall'esterno. Mi siedo alla mia scrivania in preda a sintomi da intossicazione da armi chimiche, sistemo qualche documento e guardo l'orologio del computer: ore 17:01.

Passaggio da "prego come posso aiutarla" a "vaffanculo per oggi ho finito" in tempo zero. Chiudo la baracca e mi fiondo verso casa di corsa, che mi è venuto in mente un post da scrivere.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

I am passionate about web design, new technologies and I love building websites that are simple, elegant and look professional. Not to mention absolutely beautiful.

Let's have a chat! I can help you building your online presence or business.