Nice to meet you

Se ci pensate bene, a Voltron manca un cazzo di leone.

Mi è venuta in mente questa verità mentre aspettavo il mio Chai Latte osservando il vuoto. Io questa città non smetterei mai di girarla. Tra i vari fatti da segnalare, dico che siamo all'inizio della terza settimana e devo ancora ricevere uno spintone o un chewin-gum in faccia sparato da uno starnuto di uno sconosciuto.

Sono cose che non si possono non notare.

Cammino per la strada guardandomi intorno, gustandomi ogni scorcio che riesco ad individuare, osservando lo stesso paesaggio da più angolazioni possibili, non rendendomi conto che probabilmente sto seminando per la strada un rivolo di bava appiccicosa su cui scivolano intere scolaresche ignare. Questa città si fa guardare come un porno il giorno prima della cresima. Ogni cosa è esattamente dove dovrebbe essere e il punto in cui è stata messa sembra essere l'unico possibile.

Ad esempio il Sydney Opera House.

Non smetterò mai di guardarlo con ammirazione e di fotografarlo come se fossi un giapponese davanti ad un negozio di Prada. Le sue forme insolite e la sua posizione lo rendono perfetto per sfoggiare quella faccia da rincoglioniti che solo pochi hanno di natura e che suscita quel misto di tenerezza e repulsione in chi ti guarda. Per guardare il Sydney Opera House vale la pena pagare il prezzo di finire fotografato a distanza da un turista, per essere poi deriso mentre sfoggia le foto a casa. Da solo glorifica il paesaggio. Ma visto che qui di spazio ne hanno a vagonate, perchè non piazzarci di fianco un ponte gigante?

Detto fatto, giri la testa dall'altra parte e ti ritrovi davanti il Sydney Harbour Bridge, un ponte enorme che unisce le due sponde di Sydney e che conferisce a questa parte della città un aspetto maestoso. Tutto da gustare durante l'ettolitro di caffè preso alternando a caso vari Yes e No allo Starbucks alle tue spalle. Una mattina spesa a scaldarsi al sole, seduti su una panchina davanti a questo paesaggio sarebbe ben spesa. Alle tue spalle hai quella che viene chiamata la City, cioè tutto un quartiere di grattacieli che si staglia a formare la skyline di Sydney, apprezzabilissima durante un giro in "traghetto", le famose Ferries, per una panoramica della baia, per poi arrivare alla zona di Darling Harbour, sedersi all'aperto di fronte al molo e gustarsi le luci della città sorseggiando una birra.

Questa città mi fa sentire "potenziale". Mi viene questa parola per rendere una sensazione di poter fare o vedere quello che vuoi semplicemente spostandoti in metro o bus. La città offre anche quello che non è città. Nella sua parte orientale trovi Bondi Beach, una delle spiagge più famose del mondo...in una città, ma soprattutto una spiaggia tenuta in modo che sembri ancora una spiaggia.

Il confronto con troppe spiagge italiane scatta istantaneo.

Quello che in Italia ormai ci stiamo abituando a chiamare spiaggia, altro non è che una striscia di sabbia bagnata e durissima, calpestata da un fiume di gente di intelligenza molto variabile, da cui potrebbero affiorare gli oggetti più impensabili, come assorbenti usati, pacchetti di sigarette ancora sigillate, pezzi di vetro per la gioia di tutte le mamme ansiose, reti da pesca lanciate chissà dove e recentemente qualche cadavere, per la gioia di youtube. Al di là di questa, rimane una striscia ancora più piccola dove il bagnante deve rannicchiarsi in posizione fetale, chiuso tra il passeggio della gente e la linea delle spiagge riservate agli stabilimenti balneari.

Stabilimenti che a Sydney non esistono. La spiaggia in tutta la sua ampiezza è completamente libera, preceduta pure da una zona verde e solo dopo dalla strada. Non vedo l'ora di togliermi la maglietta sotto il sole di ottobre, sperando di non accecare troppa gente con la mia carnagione invidiata dal più puro dei fantasmi.

Durante uno dei miei momenti di ispirata ammirazione estetica (mandibola inerte e occhio vitreo), mi guardo intorno e, dapprima strisciante a livello inconscio, poi sempre più confermato da ripetuti riscontri, mi rendo conto che finora, in tutta la città non ho mai visto una Graziella. Chi di voi, in una delle varie fasi della vita, non ha mai posseduto o almeno utilizzato la famosa bici Graziella alzi la mano e verrà esposto alla pubblica derisione. Status Symbol dell'italiano medio la Graziella compare nella vita di ognuno di noi, per poi essere via via sostituita da quelle che noi chiamiamo bici, ma che in realtà sono veri e propri ruderi ferrosi su due ruote che di rotondo hanno solo il perno centrale. Portatrici di tetano a cielo aperto, girano svegliando interi quartieri per le vie italiane.

A Sydney non c'è una bici vecchia nemmeno a comprarla per lasciarla lì ad invecchiare. Ho provato a farci caso e quello che ho visto sono bici che da noi verrebbero rubate nel tempo di un conato in piazza agli spritz, ma che qui trovi ovunque, compreso un palo della luce qualsiasi, legata da una catena quasi simbolica, davanti alla stazione metro di notte. Casco compreso. Fai una cosa così in Italia e dopo mezzora te la rubano mentre ancora la stai guardando, trovando al suo posto, nell'arco di un battito di ciglia, un biglietto con scritto "grazie idiota". A quel punto non puoi fare a meno di rubarne una anche tu.

Sydney, per quello che ho visto ora è pulita e corretta. Se attraversi sulle strisce e con il verde pedonale, nessuno si sogna di metterti al centro dello stemma Mercedes e accelerare, o di frenare all'ultimo ad altezza stinchi, come per ricordare che devi muoverti più velocemente. Niente di tutto questo; attraversa dove non puoi e mezza città di copre di abbaglianti. Fantastica.

Probabilmente sono ancora fresco di entusiasmo e vedo ancora tutto con gli occhi di una collegiale che riceve in dono le palline cinesi, ma sono sicuro che questo entusiasmo diventerà oggettiva ammirazione.

Nel frattempo mi godo il mio caffè-cappuccino-caramello-latte-chocolate-takeaway-two sugar-grande e osservo con un cazzo di ghigno in faccia il mio primo angolo d'Australia. Fantastica, splendida.

Nice to meet you Sydney.

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