Numeri

Il dieci luglio del duemilaundici partivo da Venezia, con due bagagli fisici e un miliardo di valigie mentali.

Mi sono portato dietro quanto di più importante possedessi: desideri, sogni, aspirazioni, obiettivi, esperienze, atteggiamenti, un cervello e un cuore. Ho messo tutto dietro un paio di occhiali da sole, con un sorriso come contorno. Ero pronto.

Atterro a Sydney meno in forma di Ramses e con una voce da naufrago in acqua da giorni chiedo al tassista di portarmi all'ostello. Sei settimane dopo sono ancora li, mentre cerco qualche altro posto. Quando lo trovo, ancora non so che sarà solo l'inizio di una lunga, imprevedibile serie di spostamenti.

Dieci traslochi.

Dieci volte ho impacchettato le mie cose in un formato trasportabile. Dieci volte ho chiuso zip di zaini, lucchetti e sistemato le cinghie sulle spalle. Dieci volte mi sono guardato indietro un ultimo momento, sulla porta, per salutare in silenzio quel pezzetto di mondo che aveva svolto il compito assegnato: darmi un nido a cui tornare, fino a quando ne avessi avuto bisogno. Dieci volte ho salutato persone che da sconosciute sono diventate care, alcune lo sono ancora, altre un po' meno, ma sempre un po' più di sconosciute. Dieci volte ho pensato a come incastrare i miei averi per farli stare in due borse, prima, poi tre, ora quattro. Un giorno saranno cinque. Durante queste dieci volte ho toccato, visto e vissuto due città, Sydney prima, Perth poi.

Questo costante spostarsi seguiva il flusso delle opportunità da cogliere, quella scia invisibile che non si vede e non si annusa, non si tocca nemmeno e nemmeno si sente. Si percepisce, si pensa, si immagina e, di conseguenza, si crea. Un sentiero invisibile che vedi soltanto tu e che fin da subito, lo sai, sarà tutt'altro che rettilineo e pianeggiante. A volte ti sembrerà perfino in leggera discesa, stupendo anche te stesso. Non farti ingannare! Non è quello il punto di arrivo e nemmeno il momento per rallentare e godersela. Quello è il momento di prendere la rincorsa, perché probabilmente è in arrivo una salita. Salita che potrebbe farsi dura, ripida, a tal punto che non si vede la fine e che nel tragitto peggiora. Potresti ritrovarti da solo, senza indicazione e senza un paesaggio familiare intorno. Mentre procedi, potresti farti delle domande, prima per testare te stesso, poi per metterti in discussione. Fino a quando ti metti in dubbio. Tutto, da cima a fondo. Ogni tanto ti guardi indietro e ti chiedi: cazzo ma... non è che ho sbagliato strada? Oppure ancora: strano... a sentire gli altri il viaggio era molto più semplice e il paesaggio così bello... dove ho sbagliato? Non hai sbagliato, stupido che non sei altro, stai zitto e continua. Ma... ma... ma...Ma un cazzo. Lamentati se vuoi. Urla, impreca, sbracciati e arrabbiati, se vuoi. Solo fallo in silenzio. E procedi. Non mollare.

Seicentoventiquattro curriculum spediti.

Ognuno accompagnato da una email. Ogni email scritta appositamente per quell'azienda. Una cosa del genere potrebbe diventare un lavoro in sè. Che lavoro fai? Qualcuno potrebbe chiederti. Il ricercatore. Tu potresti rispondere. Di cosa?Di lavoro. A questo punto del dialogo cosa si augura? Buon lavoro o buona ricerca? Uno spinoso enigma al quale ancora non ho risposto. Nel frattempo, uno si crea un nuovo tipo di giornata-tipo:

  • sveglia-pisciata/cagata-doccia. Alcuni avanguardisti vanno di sveglia-doccia-pisciata/cagata. L'importante è che non sia pisciata/cagata-doccia-sveglia.
  • Caffè
  • Controllo offerte di lavoro
  • Spedizione curriculum
  • Pranzo
  • Spedizione curriculum
  • Attività varie ed eventuali
  • Spedizione curriculum
  • pisciata/cagata
  • Spedizione curriculum
  • Spedizione curriculum durante pisciata/cagata
  • Spedizione curriculum
  • Cena
  • Spedizione curriculum
  • A letto soddisfatti
  • Spedizione curriculum in preda alla tipica idea del secolo che sopraggiunge solo ed esclusivamente di notte.

Per chi ha un partner, la giornata-tipo di questo tipo può provocare attriti del tipo: Perchè non mi caghi nemmeno se ti passo davanti vestita solo di profumo, un trucco leggero e cattivi intenti?  Perché devo spedire curriculum. Perché non mi caghi quando porto a casa una scatola di plastica trasparente gigante, mi metto in intimo e mi ci siedo dentro, ricordando il giorno che mi hai detto che Flavia Vento era figa? Perché devo spedire curriculum. Sai perché sto facendo le valigie e sto per mandarti a fanculo? Perché sto ancora spedendo curriculum?

Una totale dedizione, comunque, da qualche parte impatta per forza.

Trentadue versioni di curriculum

Una diversa dall'altra, create nel tempo a forza di modifiche più o meno marginali, cambi di grafica, colore e carattere, togli questo, aggiungi quello, inventa quest'altro. Alla fine hai un curriculum per ogni cazzo di lavoro esistente, dal ricomporre e truccare i morti suicidi per farli sembrare almeno ominidi, fino ad "addetto riparazioni sonde spaziali remote" (part-time), passando per spacciatore di Immodium a giovani in preda ad un trip sbagliato, pilota di droni, consegna organi umani a domicilio, servizio in camera in hotel di lusso, barista (quest'ultimo se proprio gli altri lavori non ti piacciono). Sei pronto a tutto.

Così ti ritrovi a rispondere al telefono, guardando quel numero sconosciuto e sperare che si tratti di uno al quale hai mandato uno di quei cv... Immancabilmente è la compagnia telefonica per una intervista di sondaggio soddisfazione cliente. Riagganci sull'orlo di una mutazione genetica, mentre fatichi a cancellare quell'immagine mentale di te finalmente realizzato, in barca a vela, verso il sole che sorge. Fino a quando il telefono squilla di nuovo e tu, rassegnato, rispondi come se ti chiamassero per l'estrazione a sorte di chi vuole diventare eunuco. Immancabilmente, in questi casi, è una delle aziende a cui hai mandato il cv. Solo che non capisci quale, o non ricordi, o non senti, perché ovviamente non sei a casa tua o in una sala di registrazione dall'acustica perfetta, ma alla stazione dei bus, per strada, in un cesso pubblico con un eco inconfondibile. Ti giochi il meglio, dici si a qualsiasi domanda, confermi il colloquio in automatico. Poi in caso ti organizzi. Fai questo per circa venti volte, arrivando sempre più o meno vicino al sogno, ma mai abbastanza. Ti illudi, ci credi, ti impegni. Poi prendi un cazzo in culo talmente grande che ha la targa. Ti passa e ricominci. Non molli.

Durante questo periodo ti adatti a fare quel che trovi. Quel che trovo sono quattro lavori, due di questi contemporaneamente per un periodo di qualche mese.

Poi mi rompo il cazzo, impacchetto tutto come al solito e cambio città. In principio era Sydney. Poi fu Perth.

A Perth compio un inversione di tendenza, giocandomi il tutto e per tutto.

Blocco il flusso di curriculum, ne creo uno da zero in un ambito completamente diverso dal precedente. Mi guardo dentro, mi interrogo e mi metto in discussione. Arrivo perfino a rompermi i coglioni da solo. Mi trovo un posto in cui andare e prendermi un momento per pensare, quotidiano, ripetitivo, mentre sorseggio il mio flat white. Interrompo quasi del tutto gli scambi sociali, dedicandomi solo a me stesso e a fare il punto della situazione.

Identifico un nuovo percorso. Mi piace. Lo imbocco. In pratica, mi modifico, cambio prospettive, modifico credenze che credevo solide, piango, rido. Un temporaneo ritorno a Sydney serve a rinforzare la nuova scelta, ma la decisione è presa. Si va avanti.

Passano altri quattro mesi e sei giorni.

Squilla il telefono. Salve, sono il signor [inserire nome incomprensibile qui] dell'azienda [inserire nome incomprensibile qui], parlo con Giordano? Si sono io, salve... La chiamo per quel curriculum che ci ha inviato due ore fa. [Porca troia] Ah si, certo! grazie mille per avermi contattato. Ci è piaciuto molto e saremmo interessati a vederla per un colloquio. Pensa che potrebbe andare martedì prossimo? Martedi prossimo è perfetto! [qualsiasi cosa dovessi fare, incluso un intervento al fegato o un corso di mojito alternativo, cancella] Bene allora, a presto! Grazie ancora. Buona giornata.

Riagganci, riguardi gli appunti. Sospiri. La scrittura di appunti durante una telefonata inaspettata per un colloquio, svoltasi nel mezzo di una caffetteria affollata equivale alla scrittura che si trova sulle misteriose Tavole di Smeraldo.

tavole di smeraldo

Fai mente locale cercando di ricostruire la telefonata per carpire qualche dettaglio, perché ora come ora la domanda principale è: chi cazzo era questo? Dopo quaranta minuti decodifichi l'indirizzo che hai scritto, lo inserisci in google e ti compare una ditta mai sentita prima. Entri nel sito, clicchi su contatti e osservi la lista di nomi e numeri. Finalmente trovi quello che cerchi.

Il giorno fatidico sei carico e pronto. Sei anche figo, se vogliamo proprio dirla tutta.

Due anni, sei mesi, quattordici giorni dopo quell'aereo da Venezia.

Buongiorno signor Giordano, la chiamo per dirle che abbiamo deciso di darle il lavoro.

Ecco, questo è il punto in cui quella salita ripida e lunghissima inizia ad addolcirsi, fino a diventare pianeggiante. Sei stanchissimo, sporco e sudato. Si vede quello che hai passato solo guardando i tuoi occhi. Altri sono più avanti di te, da un pezzo, fortunati ad aver trovato un sentiero facile, tutto in piano. Tu sei da solo lassù, dopo una salita che non avevi messo in conto potesse essere così difficile.

Aspetta un momento...

Lascia stare che è stata difficile. Ora sei lassù, da solo.

Guarda che panorama magnifico.

Sorridi, ridi, piangi e urla. Poi guarda in basso e metti un piede dietro l'altro. Un nuovo passo, un nuovo sentiero.

Tirati via i capelli dalla faccia, apri la camicia e fai entrare il vento e il sole. Non smettere di sorridere. Respira. Tocca a te.

Buon viaggio.

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