Perth. Il nuovo West

Sogno un mondo dove i pannoloni per adulti siano socialmente accettati e ammessi allo stesso livello di un vestito.In questo modo si potrebbe girovagare liberamente per una citta' nuova, senza la rottura di dover fare una non voluta pausa caffè solamente per svuotare la vescica. Al momento tuttavia, la cosa è lontana dalla realtà, per cui punto tutto sul risultato delle ultime elezioni in Australia. Speriamo cambino le cose.

Nel frattempo, tra una pausa e l'altra, esploro Perth.

Perth se l'è tirata per più di due settimane prima di lasciarsi vedere. Nemmeno la piu' convinta delle novizie, se uno ci sa fare, ci mette tanto.

Tuttavia, di fronte al mese di settembre più piovoso degli ultimi tre milioni di anni, ho potuto fare ben poco, a parte il gustarmi il suono della pioggia (pesante) su un tetto di lamiera (leggero), per ore, giorni, settimane. Ho anche ingannato il tempo seguendo la pagina Facebook delle previsioni di Perth, leggendo tutti i particolari dell'ennesima allerta meteo a base di tronchi vaganti, tetti volanti e fulmini assortiti.

Io dal canto mio, nella mia "casa" fatta di lamiere e cacca di opossum, passavo le giornate con stati d'animo variabili: dal cullarmi in mille pensieri al suono della pioggia sul tetto, al fantasticare di essere strappato dal terreno da qualche tromba d'aria, volteggiare per ore e ore e atterrare nel bel mezzo di un regno sconosciuto, che non poteva certo essere Oz, sopra qualche strega cattiva, dal momento che proprio da li partivo, per cui probabilmente sarei finito nel regno di Bagnoli di Sopra, spiaccicando qualche cinese assunto in nero per un lavoro che nessuno vuol più fare. Devo dire che questa seconda opzione mi elettrizzava parecchio.

Purtroppo, anche a Perth, ha smesso di piovere, costringendomi di fatto a tornare a quel noioso stile di vita fatto di lunghe passeggiate a zonzo per la città, bollenti gigappuccini sorseggiati passo dopo passo, raccolta di appunti mentali da scrivere sul mio quaderno, qualche foto e tanto, tanto relax. Ok, forse noioso non era il termine adatto, ma converrete con me che ben poche cose battono un viaggio in una tromba d'aria.

Dunque, Perth.

perth skyline

Perth non è Sydney! Questo mi dicevano tutti a Sydney e questo mi dicono tutti a Perth. E sti gran cazzi dico io. Se Perth è Perth mica può essere Sydney. Alla luce di questo ragionamento da genio assoluto, proseguiamo quindi a dire di Perth.

La prima cosa che mi salta all'occhio una volta messo piede in città, sono le dimensioni. E qui torna il paragone con la novizia... Il centro di Perth, quello che è comunemente conosciuto come il CBD o la City, è chiuso in quattro vie attraversate da altre tre. Grattacieli (pochi), coffee shops (molti), negozi e uffici sono concentrati all'interno del rettangolo di vie che costeggia l'ansa del fiume, lo Swan River. Fiume che poi diventa lago, lo Swan Lake. Lago che poi diventa Oceano Indiano. A Perth baie e spiaggette non esistono. Tutte cose che hanno lasciato il posto a situazioni ben più nette e delineate: o si è in città o si è in spiaggia. Per arrivarci, in spiaggia, bisogna prendere uno dei mezzi in uscita dalla città e puntare dritti verso zone come Scarborough e Cottesloe, per citarne solo due. Sempre puntando l'oceano si arriva anche alla famosa località di Fremantle, che fa rima con Italiani a secchiate e relativi ristoranti e dove si può trovare il porto vecchio e una prigione antica ora meta di visite turistiche.

Perdersi a Perth è un fenomeno talmente vergognoso da meritarsi un nome specifico. Cosi, mentre guardo la mappa sul cell cercando di capire dove sono e dove sto andando nel mezzo di due vie in croce, conio la parola Perthersi. Rido solo io. Butto giù un sorso di caffè e cammino affidandomi alle avanzatissime tecniche di esplorazione e orientamento maturate in due anni di vagabondaggio a Sydney. Strada facendo, prendo nota di qualche locale da vedere e mi segno mentalmente i suggerimenti della Lonely Planet letta la sera prima.

brekkie time

Il locale che ufficialmente mi serve la prima colazione è il Venn, in Queen Street, praticamente vicino alla stazione dei bus. Completo a base di Flat White, uova strapazzate e toast. Mentre sorseggio il caffè guardo l'ambiente che mi circonda, gli alti soffitti dell'edificio in mattoni, i tavolini, il bar e la grande parete di vetro che separa la sala dedicata ad una mostra artistica. Pancia piena, portafoglio leggermente più vuoto e via, di nuovo nel rettangolo di vie di Perth.

Una delle sere precedenti, in compagnia di Riccardo (nome di fantasia), un amico dei vecchi tempi a Padova, sono uscito per un paio di drink e una cena. Drink e cena che alla fine, a sorpresa, si sono rivelati a scrocco gentilmente offerti da uno degli invitati, mai visto prima. E’ qui che Perth inizia a piacermi davvero. Più tardi, fuori dal locale, tentiamo di sganciarci in favore di una serata tranquilla, perché stasera di Club non se ne parla e nemmeno di musica alta, casino, gente e drink di troppo. Risultato: finiamo a strattoni in un ambiente formato da musica alta, casino, gente e drink di troppo. Eccovi lo scenario: Entriamo in una porta che non l’avrei vista nemmeno se l’avessi montata io in persona e alla fine della scala stretta e ripida do per scontato di sbucare a Narnia (ottimo, magari il Visto nemmeno serve…). Invece no, il club non è nemmeno il classico club, bensì un karaoke privato, con tanto di divanetti, mega schermo e casse che sparano musica pop coreana a manetta, per gli amici Kpop. Dopo due canzoni gia' vedo il mio futuro cosi:

Nei venti secondi che passano dall’aver posato le mie chiappe scultoree sul divanetto, compaiono in sequenza vassoi di bicchieri, bottiglie assortite e piatti di ostriche di vari tipi. Ci guardiamo intorno comunicando telepaticamente con la stessa domanda: non è che mi volano mille dollari solo per afferrare il bicchiere? La risposta arriva al mio orecchio un secondo dopo dalla festeggiata: prendete quello che volete, è tutto offerto. È qui che afferro Perth e me la limono duro. L’ultima volta che ho sentito qualcuno offrire qualcosa di gratis in Australia era l’uscita dal locale ad un ragazzo distrutto dall’alcol. Nel frattempo il locale rimbomba di canzoni coreane a volume da autoscontri, puzza di fumo di sigaro e ostriche ed è pieno di ragazze coreane vestite in maniera, diciamo, minimal. Anche in questo caso uno si fa delle domande e anche in questo caso la risposta arriva pronta: prendete quella che volete, è tutto offerto. Notare che la A alla fine di "quella" è voluta, intendendo in questo caso qualsiasi ragazza. Fu così che nonostante i propositi tranquilli da bravi ragazzi, fuori per una birra e chiacchiere, andarono a puttane in un locale colmo di puttane. E poi dicono che Perth non è Sydney.

Il giorno dopo e con un paio di aspirine, ritorno in città.

La seconda cosa che salta all'occhio guardandomi intorno è che Perth è nuova. Anzi nuovissima. Talmente nuova che a certi edifici mi aspetto di vedere attaccata l'etichetta.

Cammino fino a raggiungere il fiume, dall'altra parte del quale si vedono le casette basse e ordinate dei quartieri esterni alla city. Tra quelli anche il quartiere di Como. Quello in cui abito al momento, dopo una serie infinita di traslochi. Abitare a Como dopo essersi trasferiti a Perth mi ha fatto strano fin da subito, se poi penso che a pochi passi c'è perfino un lago... vedetemi come il George Clooney di Perth. Alle mie spalle la skyline, anche questa talmente nuova che uno dei grattacieli non è nemmeno presente nelle cartoline o nelle foto di qualche sito turistico. Cammino un po’ lungo il fiume, raccolgo i pensieri e cerco di metterli in ordine in modo che seguano uno scopo. Venire in Western Australia: fatto. Trovare casa a Perth: fatto. Vedere un Migration Agent per capire le possibilità di ottenere un visto a lungo termine/permanente: fatto. Rendersi ridicoli in un karaoke coreano pieno di puttane: fatto. Mettere in fila corsi vari per il rinnovo del Visto: fatto. Trovare un lavoro qualsiasi: in corso. Trovare il lavoro definitivo: in corso.

Nel frattempo respiro l'aria di Perth e mi godo la sua atmosfera rilassata e tranquilla, la temperatura che piano aumenta ogni giorno e cerco di sintonizzarmi sul nuovo ambiente. Sospiro.

Infilo le mani in tasca, nascondo gli occhi dietro le lenti scure e mando giù il caffè rimasto. Perth non è Sydney, dicono. Per fortuna, dico io. Altrimenti, sai che noia?

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