Perth: futuro in vista

Sono steso a letto.La lampada diffonde una luce gialla in tutta la stanza e il caldo, soffocante, batte di molto il ventilatore acceso al massimo. La porta è aperta, così come la finestra, nel tentativo di rinfrescare l'ambiente sfruttando un effetto corrente che non arriva. Fuori, infatti, non si muove una foglia.

Sdraiato di pancia e con la faccia appoggiata ad una mano, cerco di non pensare alla temperatura sfogliando le pagine virtuali di un ebook che sto leggendo. Poi mi butto su qualche sito internet, provo qualche applicazione nuova, torno all'ebook, mi giro e cambio posizione. Non riesco a mantenere la concentrazione sulle parole. A Perth non piove da cinque mesi. Troppo caldo.

All'improvviso succede.

Con la coda dell'occhio percepisco immediatamente il movimento alla mia sinistra. So già di cosa si tratta prima ancora di mettere a fuoco in quella frazione di secondo che l'impulso visivo impiega per al cervello. Tutto quello che ho effettivamente visto è una macchia scura e indistinta passare a mezz'aria attraverso la stanza. Quello che realmente so è molto più preciso: scarafaggio volante in stanza. Allarme totale.

Passaggio da stato di relax a furia primordiale in zero virgola tre secondi scarsi. Una secchiata di adrenalina inonda le stanche membra e cancella ogni acciacco o sintomo di spossatezza. Il calore scompare d'incanto e tutti i sensi sono amplificati. Comparsa di un'abilità fisica fino a quel momento inesistente, praticamente una mutazione istantanea: capacità di muovere un occhio indipendentemente dall'altro, per permettere di seguire il bersaglio con uno e puntare l'armadio con l'altro, dove si trova una bomboletta di una sostanza al limite della legalità, pronta ad essere nebulizzata su qualsiasi cosa che abbia più di quattro zampe. Un concentrato chimico talmente potente che una volta liberato nell'aria crea l'assenza di vita intorno.

L'immondo essere cammina velocissimo sul muro mentre fa frullare le ali. Rovescio gli occhi e mi tramuto in Raiden.

Quello vola, corre e si arrampica. Un flusso ininterrotto di morte chimica dal colore verdastro si abbatte su tutti i suoi cinque centimetri di putridume. Al primo contatto col veleno tenta la fuga. Atterra scomposto sulla moquette, mentre dimena zampe, ali e copri-ali. Dopo qualche secondo si raddrizza e scatta in direzione del muro e sotto al letto. In tutto questo il fumo assassino non lo molla un attimo, caricando la stanza di un alone cancerogeno dall'odore di anziano lasciato al sole per giorni.

I due litri di adrenalina che mi pompano in corpo mi fanno vedere tutto al rallentatore, proiettando dati numerici sulle immagini che inquadro e mentre quello tenta lo scatto verso il letto, io ho già previsto il tutto. Mentre con una mano e un occhio seguo i suoi movimenti e continuo a spruzzare morte spray, con l'altra mano (e occhio) cerco e afferro un infradito. Il lurido punta l'antro buio sotto il letto, io contemporaneamente lo seguo con la bomboletta e faccio partire l'infradito a velocità supersonica. L'impatto gli trancia di netto mezza corazza, mentre i fumi mortiferi gli penetrano il corpo molliccio. Riesce a guadagnare l'angolo dietro al letto, dove si ferma per muoversi a scatti scomposti, in preda ad una morte in arrivo. Mi chino e svuoto tre metri cubi di gas sotto al letto, sprigionando una nube atomica che durerà giorni, cancellando qualsiasi essere vivente di taglia compresa tra uccello e virus nel raggio di venti metri da camera mia.

Osservo i movimenti del putridume vivente diventare convulsi, scomposti e scattosi. Poi rallenta, si adagia, si gira. Muore.

Mi alzo in trionfo.

Mi guardo intorno e non vedo muri, ma spalti gremiti di folla festante, donne che si stracciano le vesti e tendono le mani verso di me; uomini si battono il petto urlando la loro ammirazione. Non è nuvola chimica quella che aleggia ad un metro, ma uno strato di polvere di stelle dorata che brilla di mille riflessi. Non vedo infradito, ma strumenti portatori di giustizia e morte di dilaniante potenza. Abbasso un elmo immaginario e penso: c'è nessun altro?!

La folla risponde urlando il mio nome. Giordano! Giordano! Giordano!

Giordano, ao che fai? Vieni con noi o cosa?!

Mi risveglio al suono della voce di Sergio che mi chiama.

Sdraiato sul divano, sono talmente sudato che ho reinventato la Sindone, ora con molti più dettagli. Mi muovo per alzarmi e una lama incandescente mi attraversa la schiena. Mi blocco.

Porca troia, mi sa che alla fine la crema non l'avevo messa ieri... Vabbè, sarà una leggera scottatura. Arrivo al bagno camminando più scomposto di Christopher Reeve. Mi guardo la schiena allo specchio e quello che mi si presenta è un paesaggio desolato, distrutto dalle fiamme. Per un attimo valuto il da farsi, contemplando opzioni diverse:

  • pernottare due giorni in una cella frigorifera di un macellaio;
  • farmi criogenare e cedere il mio corpo alla scienza;
  • scardinare la porta del frigo e sedermici dentro;
  • traslocare per sempre al polo nord;

Faccio una doccia talmente fredda da uscire con la brina nei capelli e le vene in rilievo. Nei venti minuti che seguono mi infilo una maglietta. Con la fluidità di un manichino dell'Oviesse corro verso lo zaino dove trovo Aspirina e Panadol. Metto in tasca entrambi e mi costringo ad aspettare di aver mangiato qualcosa, per non rischiare di trovarmi con un foro gentilmente concesso da Bayer e amici.

Poi il dramma.

Il momento dello zaino. Lo infilo praticamente in apnea, come se non respirare facesse qualcosa, ma almeno non muovo la pelle sopra i polmoni. Con maglietta e zaino addosso mi sento confortevole come se dormissi in un letto di spine. Trascorrerò i successivi tre giorni in quello stato, prima di iniziare a perdere pelle come nemmeno l'anaconda più grande di tutti i tempi, in preda ad un prurito tale da farmi immaginare una doccia col ghibli a venti atmosfere.

A quel tempo avevo l'ennesimo trasloco da completare, in quella che poi sarebbe diventata la mia casa attuale.

Traslocare con uno strato di lava sulla schiena non è mai stato il mio forte, per cui decido di tirare pacco almeno per un paio di giorni e trasferirmi temporaneamente nel gelido ambiente del bar di Sergio e nella libreria di Ellenbrook, dove regna un clima ostile alla vita, ma ben gradito a chi scrive, con una mite temperatura di quattro gradi sotto zero. Premio Nobel a Miss Aria Condizionata, grazie.

Dopo esattamente dieci ore seduto al bar, tra una chiacchiera e una convulsione, decido che è ora di fare qualcosa di diverso e, approfittando dell'oscurità della sera e della macchina a noleggio a mia disposizione, arrivo ad elaborare un piano che mi distragga il più possibile dal suolo marziano sotto la mia maglietta. Risultato: pizza + cinema in solitaria.

Salgo in macchina e sparo l'aria condizionata a livello conservazione reperti organici.

foto schiena

Punto verso il quartiere di Como (no comment), a circa quaranta minuti di macchina, verso la pizzeria Solo Pizza, capace di sfornare l'unica vera pizza assaggiata fino a questo momento (si accettano consigli nei commenti, grazie). Ormai vado talmente spesso che tra un po' mi daranno una tuta con logo. Ovviamente chiudo sempre con un ottimo tiramisù. Mi siedo come di consueto nell'angolo in fondo, al riparo da possibili interazioni umane e riprendo il mio ebook lasciato la sera prima.

Finito di cenare punto verso il cinema, pregustandomi già l'aria condizionata e sognando di girovagare in eterno senza maglietta, vivendo una vita segregata nella struttura, dormendo sdraiato verso le bocchette d'aria. Film prescelto: The Secret Life of Walter Mitty che, al contrario di molte opinioni sentite in giro, mi gusto scena dopo scena e promuovo a pieni voti.

Esco dal cinema con i sintomi dell'incendio leggermente domati grazie ad una combinazione di aria gelida e antidolorifico. Il percorso verso casa, ad una velocità volutamente ridotta per gustarmi il gelo creato in macchina, dura quasi un'ora e mi lascia il tempo di fare un bilancio di questa nuova fase. L'indomani sarà turno del colloquio che mi darà il lavoro attuale e già sto pensando a come conciliare un'ustione di terzo grado con dei vestiti appropriati. Fantastico di camicie e giacche normali davanti, ma ritagliate per lasciare la schiena nuda, come quegli splendidi vestiti che le donne usano nelle serate di gala e di cui ora, come fulminato, capisco il reale utilizzo. Avete presente quelli talmente scollati dietro che lasciano intravedere l'inizio delle natiche? Sarebbe l'avverarsi di un sogno. Ma tant'è.. al momento mi devo accontentare di vestiti normali.

Mi gioco il tutto e per tutto con l'ultima doccia ghiacciata, cercando di raffreddarmi il più possibile. Dovrò combattere contro un divano caldo, lenzuola appiccicose e una temperatura da forno. Speriamo solo di riuscire ad addormentarmi presto.

Quasi quasi lascio la porta-finestra aperta. Tanto mica entrerà niente...

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