Quando i bambini fanno "Ooooh...

Fermo al semaforo in doppia corsia, radio spenta, occhiali da sole e mente vagante senza una direzione precisa. Il suv alla mia destra si affianca silenzioso. Lo vedo arrivare dallo specchietto e lo seguo con lo sguardo senza sapere il perché. In giro solo noi. Giro la testa appena prima di vederlo spuntare al mio fianco. All'interno quattro persone. Mamma e tre pargoli. Età stimata, un misto tra i dieci e i quindici anni. Tutti quanti a testa china sullo smartphone. Si, anche la mamma che guida.

Immagino il silenzio in quella macchina interrotto soltanto dal rumore dei click digitali. O forse nemmeno quelli se il telefono è in silenzioso.

Oggi va così.

Iphone sempre online, tv incastonate nel poggiatesta dei sedili davanti e un viaggio all'insegna della tranquillità dei genitori, e del rincoglionimento totale dei figli. Che già si intravede dagli sguardi.

Stamattina dietro la macchina del caffè...

... mentre sforno cappuccini e flat white a pioggia, osservo la gente ai tavoli. Diverse famiglie sedute qua e la, con pargoli al seguito. E i pargoli con iPad o iPhone al loro seguito. Talvolta con entrambi. Della serie una volta c'erano i sonniferi, ora basta uno smartphone. Genitori dall'aria esausta bevono un caffè, primo di una probabile lunga serie. Il semi-infante silenzioso osserva qualche cazzata sullo schermo e se ne fotte del mio babycino perfetto.

Prendo un altro ordine di diversi caffè, metto tutto su un vassoio e cambio stanza. Mentre cammino svelto, ma non troppo per non schizzare caffè bollente sui clienti, noto una fila di cinque ragazzine adolescenti sul divano. Nessuna fiata. Ognuna di loro impegnata a mandare chissacchè a chissachì sul loro iPhone. Le cover dei One Direction, dei Pokemon e fiori assortiti. Poi una fa: "ooooh, ma che cazzo vuoi?!" diretta allo schermo. Nessuna delle altre fa una mossa. Troppo prese dalla loro "conversazione". Mi verrebbe voglia di rovesciare un torrente di caffè di fuoco sulle loro mani frementi, mandando in fumo unghie finte e messaggi di snapchat salvati "anche se non si può".

I bei tempi di quando i teenager entravano nei bar per rubare o limonare ai tavolini negli angoli.

Qualche settimana fa:

amici di amici con figlie alla soglia dei dodici anni stanno affrontando un dramma.

Alla scuola delle figlie è scoppiato un caso di cyberbullismo. In pratica è andata così:

Un ragazzino, pensando di aver scoperto la Nutella, mette in giro la voce che nei cessi della scuola ci ha dato dentro con due ragazzine. Contemporaneamente. Ma non è che lo dice ad un amico, che lo dice ad un amico, che lo dice ad un amico... e così via, in modo che la cosa faccia il giro di mezza città in, diciamo, un giorno. No. Crea un gruppo apposito su WhatsApp, invita tre quarti di scuola e spiffera la performance. In un nano secondo circa cento menti diversamente sveglie leggono e commentano. E condividono. La cosa scappa di mano finché una delle ragazzine coinvolte spiffera tutto ad un "adulto".

Scoppia un pallone di merda.

Il genitore di una delle due crea un altro gruppo su WhatsApp, stavolta di genitori e alla fine sono coinvolte circa duecento persone, che leggono, commentano. E si indignano. Riportano tutto alla scuola. Che si indigna.

La scuola minaccia indagini stile Gestapo e fa di tutto per far sapere che "tutto ciò non è ammissibile" e che rotoleranno teste in fiamme e i corpi dei responsabili giaceranno impalati alle porte della città, come banchetto di vaffanculo a corvi e vermi giganti.

Una settimana dopo salta fuori la storia del secolo

Il ragazzino non ne sapeva un piffero. Le ragazzine, invece, la sapevano lunga.

In pratica è andata così. Stufe di una vita in cui in One Direction si sono separati, creano un gruppo su WhatsApp in cui dichiarano che un ragazzino sta raccontando della finta performance. Mezza scuola legge, commenta e condivide. Il ragazzino pure, che si indigna. Parte un diluvio di messaggi multipli tra tutte le parti coinvolte tipo "ma che cazzo dite" "tutto finto" "troie" "vi uccido tutta la famiglia e mi tengo i vostri Mac".

Qualcuna delle famiglie coinvolte si ritrova a parlare nel mio caffè. Centinaia di telefoni sequestrati, messaggi dei ragazzini e ragazzine letti in pubblico per capire di che cazzo si tratti questo psico-dramma moderno. Salta fuori che le ragazzine modello e i ragazzini esemplari in WhatsApp parlano come se fossero Notorious B.I.G. ed esponenti della Yakuza. Chi racconta di festini con Happy Ending, chi delle prime sbornie e prime esperienze bagnate.

Io nel frattempo sono trenta e passa minuti che pulisco lo stesso angolo di tavolo, poco più in la. Una figata paurosa. Ma anche un certo velo di tristezza nel sentire tutto ciò... Voglio dire, perché cazzo non sono nato nel 95? Mi sto perdendo l'imperdibile.

Uno dei genitori è presente con la figlia entrata nell'adolescenza da circa 53 minuti. La mamma le requisisce il computer e il telefono. Tipo quando ti licenziano. A questo punto succede il dramma che porca troia nemmeno quando hanno tirato giù le torri:

  • la ragazzina sbianca completamente, poi le prende un sussulto;
  • pioggia torrenziale di lacrimosi grossi, ma grossi grossi; trucco sulla gonna e tremolii diffusi;
  • passaggio da tristezza a shock;
  • le prende un colpo apoplettico e all'ultimo minuto serra le grinfie colorate sul Mac; per averlo dovrà passare sul suo corpo;
  • la mamma indietreggia ed esita un attimo;
  • la spice girl vede uno spiraglio e contrattacca urlando, piangendo e tremando: "stai distruggendo la mia vita sociale!!"
  • la mamma apre le negoziazioni; alla fine la spunta, ma non senza un fiume di spiegazioni;
  • la ragazzina giace in un angolo dondolando e prevedendo scenari apocalittici del giorno dopo quando le sue amiche potranno parlare su Instagram con un camionista in cesso nel Texas, e lei no.

Qual è la vera morale di tutto ciò?

Molti genitori sono idioti.

Aspetta, fammi spiegare un po' meglio, prima che si apra il cielo e piova indignazione. Mettiamola così:

ma che stracazzo date uno smartphone con accesso illimitato a tutto e tutti a un/una teenager? Vi aspettate veramente che lo usi solo per chiamare voi quando esce di scuola? Certo che siete proprio riconglioniti. "Eh ma tu non capisci perché non hai figli!" Mi sa che sei tu a non capire, proprio perché li hai! Sta a vedere che la Natura ha escogitato l'espediente della storia per evitare che i genitori mandino al macero la loro stessa prole: renderli diversamente intelligenti. Infatti, altrimenti non si spiegherebbe come mai gli stessi genitori si lamentino e si strappino le vesti nei seguenti casi, tutt'altro che rari:

  • la adolescente di turno finisce stuprata da venti "amici" ad un festino di cui i genitori non sapevano un cazzo, anzi "pensavamo fosse in libreria a studiare"; ovviamente lei ci stava perché un mese prima aveva riso a certe battute, su snapchat;
  • il ragazzino si lancia dal tetto perché stufo di anni di prese per il culo su Facebook per quei cinque chili di troppo;
  • lei a dodici anni ha preso più cazzi di un pappagallo degli ospedali;
  • dopo una casuale ricerca nello zainetto delle medie, saltano fuori MDMA, profilattici e cellulari con foto porno di amici pronte da condividere.

"Eh ma tu che ne sai?! Mio/a figlia ha bisogno del telefono, così posso chiamare e sapere dove si trova!"

Certo. Un telefono. Tipo sai, uno di quelli che telefona. Solo telefona. Quindi anche un cazzo di Nokia del 1992 va benissimo, tra l'altro costa tipo dieci euro e dentro la scatola c'è pure un pacchetto di noccioline. Batteria infinita e non lo rompi nemmeno se ci caschi sopra dopo un'overdose.

Eh no. Per forza lo smartphone. Altrimenti non fa fico (per i figli o per i genitori?) Molto più probabilmente perche altrimenti il figlio in questione aspetta il genitore a casa con dieci amici e una scelta di asce, palle chiodate e piani di attacco tipo ultimo episodio di Game of Thrones.

Per come la vedo io, regalare uno smartphone ad un figlio o figlia quando ancora non sa come comportarsi equivale a scavarsi una fossa da soli, riempire quella fossa di merda e saltarci dentro volontariamente.

Per non parlare di tutte quelle volte che sento genitori lamentarsi di figli che passano ore ed ore davanti all'iPhone e sono immuni a cibo, acqua, chiacchiere, relazioni normali e luce del sole. Genitori con figli che non conoscono, e che devono chiamarli tre mila volta per farli venire a tavola, perché troppo impegnati su Snapchat. Genitori che si ritrovano a gruppi di auto aiuto, implorando consigli su come vincere la battaglia contro Minecraft.

Piccolo consiglio da uno senza figli che non capisce un cazzo. Provate una delle seguenti opzioni, grado di difficoltà da facile a abbastanza semplice:

  • lanciate iPhone e/o qualsiasi altro dispositivo dalla macchina in corsa;
  • sostituite macchina in corsa con barile di candeggina;
  • requisite qualsiasi dispositivo elettronico fino a quando la prole torna a comportarsi in maniera semi normale;
  • cancellate arbitrariamente ogni evento sociale della prole, adducendo al fatto che possono benissimo andare ad una festa online visto che sono sempre connessi (questa è sottile);
  • installare una app che automaticamente limita ore di connessione, siti accessibili e app da usare. In pratica fa il genitore al posto vostro, ma per sette euro al mese chi dice no? Molti a quanto pare;
  • create profili falsi dei social media preferiti da vostro/a figlio/a, diventate loro amici, stampate i dettagli più succosi delle loro confidenze e usateli per barattare favori;
  • create fin da ora una lista di scuse plausibili da usare al posto di "mio figlio è morto facendosi un selfie sopra i tetti";

Poi ovviamente, ricordarsi di dare la colpa ai social media.

O alla Apple. O alla TV. O a tutto l'Internet. O a Grillo.

Mai a voi stessi. Mai a quell'atteggiamento di chiudere un'occhio verso i rischi a cui esponete chi amate, per poter godere di ore di tranquillità. Mai chiedersi come mai avete figli che non sanno gestire i loro comportamenti senza uno smartphone o tablet e voi non sapete gestire i vostri figli senza dargli in mano un qualcosa da cliccare.

Quando ero piccolo e scassavo i coglioni a mia mamma perché non sapevo cosa fare, la risposta era sempre quella: aiutami o leggi un libro. O vai a correre. O fai i compiti.

Alla fine ho optato per un libro.

E non lo cambierei per niente al mondo.

Sveglia gente. Oppure no. Tanto #vatuttobene così.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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