Quando Kiama chiama

Quando Kiama chiama

Beep. Questo è il suono con cui la stanza prenotata per la notte ci dà il suo benvenuto. Il luogo si chiama Kiama, ma si legge Kaiama con tutti i sorrisi del caso e di paesaggio, panorama, panchine vista oceano ne ha da vendere, con tutti i benefici del caso. Ma andiamo con ordine.

Il treno che ci porta a destinazione, due ore dopo, parte direttamente dalla stazione di Redfern, quartiere dove attualmente abito, da circa due mesi. Quartiere molto tranquillo, a parte qualche sparatoria, per il resto ok. A parte qualche homeless, tutto a posto. A parte quelli che rientrano alla mattina dopo un massacrante turno di lavoro alla Droga&Sballo, non è male. Insomma, non sarà Bondi e meno che meno Pyrmont, ma poco alla volta mi sto ambientando e, a far da contraltare alla zona, la casa è veramente bella e spaziosa. Talmente spaziosa che quando qualcuno fa sesso si sente l'eco.

Data la permanenza prevista di due giorni, dopo un cambio di destinazione inizialmente previsto per la Hunter Valley, impacchettiamo uno zaino formato minimo indispensabile (quaderno, penna e iPad ovviamente inclusi), acquistiamo due caffè formato almeno tre fermate, salutiamo i ragazzi del Coffee Shop ormai amici d'infanzia e ci infiliamo tra le porte gialle del nostro treno. Per due ore di strada, il prezzo di otto dollari mi sembra abbordabile, se poi aggiungiamo l'assistere in diretta ad un arresto di una ragazza a bordo, capite benissimo che mi sono sentito quasi in dovere di lasciare qualcosa in più sul sedile, una volta sceso.

Il treno si lascia alle spalle la City nel giro di qualche fermata e poi è tutto un susseguirsi di alberi, spazi enormi e, per l'ultima mezzora, scorci sulla costa e sull'oceano, visti dall'alto delle rotaie, in una lunga lista di piccole spiagge, insenauture, baie e scogli. Il tempo nuvoloso non permette la classica vista da copertina, ma per chi sa apprezzare anche una giornata di vento e nuvole, la mancanza del sole non è un problema. Lo è invece per il mio colorito tendente al madreperla, ma questa è un'altra storia.

Arrivati a destinazione, a meno di cento metri dalla stazione ci aspetta il nostro alloggio, sperando che mantenga tutte le promesse fatte sul sito: tipica sistemazione Australiana in uno dei pub più antichi, rustico ma ospitale, con il minimo indispensabile, ma pulito e, soprattutto, economico. Per settanta dollari a notte a camera, visti i prezzi in giro, dichiaro soddisfatto l'ultimo requisito. Ritiro le chiavi e dopo tre rampe di scale mi trovo sulla soglia della camera assegnata. Beep.

Il primo pensiero che mi viene in mente è quello di trovarmi un vecchio rantolante con il bypass in panne, invece alzo la testa per fare la conoscenza di un simpatico sensore di fumo, che ogni minuto lancia un segnale acustico per farti sapere che è vivo e funzionante e che in caso ci pensa lui a svegliarti, in caso di incendio. Beep. Appunto.

Una volta aperta la porta, trascorrono ben nove secondi per vedere tutto il suo contenuto. Un letto semi-matrimoniale, un comodino e un lavandino. Stop. Niente armadio, niente lampade, niente mensole. In compenso, una malconcia finestra di legno si affaccia sull'oceano, che mosso dal vento e fermato dagli scogli, si agita laggiù, al di là di una strada alberata e un piccolo parco. Il bagno, ovviamente, è in comune al piano e, ovviamente, rispecchia in pieno lo stile. Il verdetto quindi è: stanza assolutamente perfetta. Beep. Quasi.

Il bello di dormire in un pub fornito di camere è che se dovessi sfiorare il coma etilico a forza di "fare compagnia" alla fine quello che ti separa dal letto non sono kilometri alla guida e un paio di mutilati alle spalle, ma un paio di rampe di scale. Il brutto di questo scenario sono le scale stesse, che dopo una serata allegra si rivelano essere il tuo peggior nemico.

Molliamo tutto sul pavimento e usciamo a vedere cosa offre questa cittadina, piazzata direttamente di fronte all'oceano, a Sud di Sydney. Quello che colpisce subito è l'aria. Fresca, pulita e sempre in movimento, l'aria di Kiama ti fa pensare di essere in una radura in montagna, circondato da pini e abeti, mentre sei ad un passo dal mare, seduto su una panchina in un parco o arrampicato lassù, dove la scogliera è più alta e un faro fa la sua parte nell'attirare qualche turista.

Dopo un breve sguardo panoramico puntiamo dritti ad un chiosco sul molo, che già da lontano promette pesce e fritti a volontà. Il rumore delle onde, il vento e l'aria che profuma di sale, alberi e mare, mi rilassano istantaneamente, come nemmeno una freccia di curaro potrebbe fare e mi infondono quella calma e spensieratezza che solo un bel cucchiaio di eroina appena cotta sa darti. Insieme a questo, l'immediata comparsa di una fame primitiva, che ci porta ad accelerare il passo verso quegli invitanti tavoli di legno piazzati a pochi metri dall'acqua e da enormi pellicani appollaiati qua e la. Un piatto di pesce e patatine ci rimette in forma per continuare l'esplorazione. Puntiamo dunque al faro, che alla fine si rivela la minore delle attrazioni, preceduto di molte tacche da una porzione di scogliera liberamente accessibile e dall'attrazione del luogo, chiamata Blowhole. In sostanza, un enorme foro naturale negli scogli che arriva a livello del mare e che, una volta riempito, spruzza acqua a metri di altezza, per il piacere dei turisti ignari a pochi passi di distanza e dei loro medici.

Sfortunatamente oggi il Blowhole non è in azione, per cui mi accontento del disegno sul depliant illustrativo, ma mi consolo con un panorama immenso e a trecentosessanta gradi. Una lenta e calma camminata lungo vari sentieri e qualche sosta seduti a metri di altezza sugli scogli, ci portano dritti all'ora di cena. E qui una piccola delusione: al banco del locale scelto non c'è traccia di Mojito. Dopo cinque secondi abbondanti di shock ripiego su un buon Long Island da sempre seconda scelta e compagno d'emergenza di diverse serate. Data l'occasione, ci concediamo una cena leggermente superiore al solito budget, consumata ai tavoli di un altro tipico, australianissimo pub nella zona. Cena, relax e overdose di aria. Splendido.

Rientro in camera ad un ora talmente imbarazzante che a quell'ora tutti gli anziani erano ancora alla prima birra, ma kilometri e salite a piedi non vanno mai a braccetto con serate di follie, specialmente quando la mattina dopo ci aspetta finalmente il sole e altri kilometri e salite...

Beep. Porca troia. Dato che il bagno di fronte alla stanza aveva la doccia funzionante ma non la toilette, mentre il bagno all'altro estremo del piano, aveva la situazione esattamente opposta, il pre-letto si rivela più complicato del previsto, ma al nostro piano non c'è nessuno in giro, la musica del pub non arriva fin quassù e possiamo quindi goderci tutta l'australianità vantata nel sito, fatta di moquette decisamente vintage, mobili di legno decisamente antichi e un rumore di assi in movimento sempre di sottofondo ad ogni passo. Dalle finestre aperte ovunque entra sempre quell'aria perfetta, quasi fosse anche lei residente di quelle stanze, di quegli angoli polverosi, di quelle pareti e lampade soffuse costruite quasi due secoli prima. I trentacinque dollari meglio spesi per un alloggio. Beep.

Il giorno dopo il sole tira pacco di nuovo e manda al suo posto un vento più forte e qualche goccia di pioggia. Una lenta colazione al chiuso di uno dei tanti coffe shop, un salto in un negozio di libri e l'idea di noleggiare un paio di bici per vedere una zona più ampia fanno scivolare via la giornata molto velocemente. Una volta riconsegnate le bici e ripresi gli zaini concordiamo l'orario di rientro, abbastanza presto per fare tutto con calma, come Kiama ci ha insegnato in quelle ventiquattro ore.

Un viaggio di ritorno in un treno preso all'ultimo secondo ci portano ad un rientro a Sydney che dopo un giorno sembra essere decisamente affollata. Mentre salgo le scale di casa, ripenso subito alle scale di quel pub, alle sue promesse mantenute e all'accoglienza forse un pò spartana, ma decisamente in tema con i nostri propositi. Arrivo stanco e sudato davanti alla porta di camera mia e prima di entrare esito un momento, ma questa volta a darmi il benvenuto non c'è nessun beep. Uno sguardo di intesa tra noi e godiamoci il resto della giornata. Con calma e relax... come Kiama sa fare così bene.

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