Ricominciare tutto. Ancora. Parte 2.

Ricominciare tutto. Ancora. Parte 2.

Osservo la lettera di dimissioni dell'ospedale mentre sono seduto al sole con un drink in mano. 

Una lunga lista di valori dai nomi strani e di fianco numeri virgola altri numeri. Sigle sconosciute. Scorro veloce fino in fondo e leggo che non c'è niente di anomalo. Tutto ok. Si consiglia però un followup di ventiquattro ore con un monitor attaccato al cuore. Altri fili. E niente doccia. Tutto questo di li ad un mese. 

Ripiego il foglio e sorseggio il drink. 

È venerdi pomeriggio e almeno ho il weekend davanti per riprendermi e mettere le cose in ordine. 

A questo punto ho un momento di lucidità e onestà con me stesso: ti sei rotto il cazzo di questo lavoro. E allo stesso tempo mi dico: hai rotto il cazzo a te stesso. Sono sette anni che rincorri questo lavoro, hai mandato 843 cv prima di trovarlo, l'hai trovato e adesso frigni. 

Eh tu hai ragione. Io ho ragione. Che situazione spinosa. 

Lunedi mattina

Ore 6.40. Sveglia. Cesso. Doccia. Sguardo allo specchio. Anche oggi ne hai i coglioni pieni. Caffè.
Porca troia era meglio l'ospedale. 

Arrivo in ufficio e tutti mi guardano come se fossi morto, risorto e ancora non avessi scelto gli apostoli. Tutti mi fermano e mi chiedono come sto, cosa sia successo, com'era la luce in fondo al tunnel, se mi sono visto dall'alto, se dio esiste, se morirò presto. È vera la storia delle vergini? Quella solo per i mussulmani, mate. Ah ok che pacco...
Rispondo con pace e serenità a tutti. 

Entro due settimane avrò una prova importante. Visita esterna di certificazione Qualità di tutta l'azienda, per una settimana intera, e io sono il tizio responsabile di tutta la cosa. Dopo tre giorni in cardiologia, se non era il cuore prima lo sarà presto. 

Mi aspettano due settimane veramente intense. 

Nel frattempo una domanda: ma quanto vuoi questo lavoro? 

Zero. 

Passano due settimane. Passa la certificazione della Qualità. Dieci ore di lavoro in ufficio e altre quattro o cinque a casa, passate sul progetto Mygrate. In aggiunta a questo, palestra, gestione di un paio di altri siti e possibilmente tempo per me. A questo punto vado avanti così da circa quattro mesi. Mi vedo dall'alto:

Meeting dopo la settimana di certificazione

In pratica un resoconto di come sono andato.
Io seduto davanti a manager assortiti, coi loro appunti e le loro cose da dire. Io ascolto. 

- si insomma siamo andati bene e tutto è a posto. abbiamo passato la certificazione e siamo tutti felici e contenti. Certo si poteva fare di pìu.
- Più cosa?
- Eh si, meglio. Si può sempre fare meglio. Adesso cominciamo subito a lavorare per il prossimo anno. Mi raccomando, aumentiamo sempre di più le performance.
- mmm (dico). Sono un demone di fuoco e inghiotto i manager, l'ufficio, l'azienda e tre quartieri (penso). 

Meeting finito. Caffè.

Ore 13.30, 26 Ottobre 2017.

Sorseggio il caffè mentre osservo lo schermo del computer. La domanda che da circa un mese continua a tornarmi in mente è sempre la stessa: se non vuoi questo, perchè continui a farlo? E cazzo hai ragione. Ho ragione.
Momento serenità. 

Nuova mail alla manager: ciao, grazie per il meeting, ti va se facciamo una camminata al sole cinque minuti? Ti devo dire due cose.

Fuori il sole di primavera a Perth scalda già. E quando sei sereno con te stesso e completamente allineato con le tue domande e le tue risposte tutto sembra più caldo, più verde, più cielo, più libero, più facile: 

- non voglio più lavorare qui.
- eh? cosa? come? perchè? Moriremo tutti.
- perchè non mi sento più di farlo. Non c'è una spiegazione in particolare. È così. Non siete voi, sono io.
- eh ma così sembra che ci stiamo lasciando con la peggiore delle scuse alla Melrose Place. Dai, ci sarà pure un motivo, no?
- No. E anche si. Semplicemente ho capito che questa non è la mia strada. Ho bisogno di fare altro e di farlo per conto mio. Ho un progetto che piano piano parte. Voglio dedicarmi a questo a tempo pieno. In più, non mi piace più questo stile di vita. Sta cosa di sveglia, cesso, doccia, caffè, macchina, caffè, pc e documenti virtuali, sinceramente, mi ha rotto. A questo punto preferisco consegnare organi che almeno sono in giro e ascolto i miei podcast.
- Capisco... mi dispiace... posso fare o dire qualcosa per farti cambiare idea?
- No. Ho preso la mia decisione.
- Ok. Sai che hai quattro settimane di preavviso...
- Lo so, ma volevo proporvi di lasciarmi andare subito, pagarmi lo stesso le quattro settimane di preavviso, le ferie arretrate e tanti saluti. Che ne pensi?
- Sticazzi vuoi il pacchetto completo.
- Si. Penso sia inutile rimanere altre quattro settimane a questo punto. Lo sappiamo bene entrambi che non farei altro che far finta di lavorare mentre guardo siti vari, leggo ebooks e chatto con gli amici.
- Non fa una piega. Senti, oggi è Giovedì. Domani mattina hai quella cosa del monitor al cuore. Vai in ospedale e quando hai fatto torna qui che ne parliamo, va bene? 
- Perfetto.
- Se non ti dispiace, mi prenderei pure il resto della giornata...
- Pure. Ok nessun problema, a domani.

Domani mattina, quando ho fatto. 

- Giordano, abbiamo deciso che oggi è il tuo ultimo giorno qui e accettiamo le condizioni che ci hai chiesto.
- Grazie mille.
- Soltanto una cosa, per favore passa un paio d'ore con i colleghi in modo da passare a loro le cose su cui stavi lavorando tu e non lasciare niente in sospeso.
- Perfetto. Grazie ancora. 

Saranno due ore di saluti. Alcuni sinceri, altri meno, come sempre. 

Chiudo la portiera della macchina e mi fermo. Venerdì 27 Ottobre 2017. Guardo le porte dell'azienda che un anno fa mi ha visto entrare entusiasta. Ora, altrettanto entusasta, mi vede ripartire. 

Il viaggio verso casa è strano. Parto un pò scosso, a metà strada tra il sollevato e il confuso. Non sono mai stato in questa situazione. E adesso?

E adesso sono libero. 

Mano a mano che passano i chilometri mi rendo conto sempre più della cosa. Sorrido. E quando sorridi significa che era la decisione giusta. Certo, fa paura. Essere senza certezze e senza prospettive spaventa. Ma se nonostante ciò non smetti di sorridere, vuol dire che era la decisione giusta. 
In più, ho sempre Mygrate su cui finalmente lavorare e adesso posso prendermi una pausa, impostare i miei ritmi e rallentare. Il prossimo lavoro sarà una cosa da zombie. A questo punto non mi interessa nemmeno più che lavoro sarà. 

Mi siedo sul balcone, sempre al sole. Sorso di caffè.
E porca troia se rido. Rido da solo. Rido di quella risata che non ha motivo. Un po' isterica, un po' liberatoria, un po' di sollievo. E un po' di vaffanculo.

Il mio cuore batte veloce ed è sanissimo. Chissà cosa diranno domani i medici vedendo i valori e il picco di numero di battiti. Magari mi chiederanno pure, ma cosa ha fatto ieri pomeriggio che il suo cuore ha aumentato i battiti?

Semplice, sono diventato libero. 

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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