Tutta un'altra storia

Qualche mese fa mi hanno tolto un dente perché dopo aver messo in bocca una innocente patatina mi si è aperta di schianto una crepa da cui sono usciti i mostri di Pacific Rim.

Il tranquillo e romantico pic-nic in corso in quel momento è stato quindi interrotto bruscamente. Sono salito in macchina alla Bo e Luke, acceso sirena e lampeggiante magnetico che tengo sempre nel cruscotto per casi come questo e mi sono fiondato alla velocità del suono dal primo dentista trovato su google maps.

Due ore di strattoni e imprecazioni in lingua morta dopo, con la faccia gonfia che nemmeno Mickey Rourke e un giorno libero andato a puttane, mi ritrovo disteso a letto con un bisogno di attenzioni pari a quello di un bebè in incubatrice.

Invece mi accontento di un'intera chiamata Skype in lingua africana proveniente dall'altro lato del muro e la musica nemmeno troppo attutita della conquilina di sotto. Con contorno di gemiti da coito.

In questo scenario ho realizzato che dovevo assolutamente togliermi dai coglioni e fare di tutto per vivere per conto mio. Anche a costo di tirare avanti a bianco del prosciutto e unghie altrui. Anche a costo di vestirmi di foglie e lavarmi quando piove. Il momento in cui la proprietaria di casa ha la pensata di aumentare l'affitto segna indelebilmente il prima e il dopo di questa idea, che prima era una determinata intenzione e dopo un'assoluta necessità.

Da questo momento in poi trascorrerò tutte le sedute sul cesso, in bus e gran parte delle ore in ufficio alla ricerca del mio nido perfetto. Inizialmente avevo considerato l'idea di vivere con due cari amici, ma l'occasione di vivere completamente da solo mi arriva un bel giorno di sole con niente da fare: piccolo studio in Mount Lawley, quartiere a nord della city, libero in due settimane, completamente rimesso a nuovo, con parcheggio auto incluso.

Lo voglio. Lo voglio. Lo voglio.

Quindi lo prendo.

Tre settimane dopo infilo le chiavi nella porta di casa mia. Solo mia.

Questo momento segna la fine del quattordicesimo trasloco, che mi conferisce il grado di Traslocatore Supremo. Ormai metto insieme le mie cose più velocemente di un senzatetto; ho l'abilità di sbaraccare tutti i miei averi e riposizionarmi in un posto qualunque del globo in meno di dodici ore (escluso il volo).

La prima sera a casa da solo è strana.

Non che non sia mai rimasto a casa da solo prima, ma essere da solo quando sai di vivere da solo è diverso da quando condividi la casa con qualcuno.

Quando hai dei coinquilini che possono tornare da un momento all'altro ti godi quei momenti di solitudine come se non sapessi quando ti possa capitare ancora. Invece, quella sera, dopo aver sistemato e ripulito tutto, mi siedo sul divano e mi guardo intorno facendo un punto della situazione mentale:

questo è il tuo spazio e nessuno sta per tornare.

Mi raccolgo in me stesso e ringrazio Dio. Rimango in mutande e mi scolo tre Corona mentre sparo la musica a palla dal mio personale e non condiviso speaker bluetooth.

Dopo il cambio radicale di stile di vita di un paio di mesi fa, che mi ha visto passare da redbull/pizza/cheesburger/caffè a succhi di verdura/frutta/insalate/zero zucchero, una birra può cambiare decisamente il corso della serata.

Dopo una sola bottiglietta passo da una condizione perfettamente lucida e funzionante a shshhhhhfffffffffffffggggggggffff.

A questo punto decido che quello è il momento perfetto per cucinarmi una cenetta con i controcazzi.

Spadello qualcosa dal frigo e metto a scaldare l'olio.

Sorso di corona, una piroetta elegante a tempo di musica e un sorriso rivolto a me stesso mentre penso: stai andando bene boss...

Poi il suono lancinante di un allarme squarcia l'aria, il tetto, il cielo e mi butta giù tre muri e un timpano.

Mentre cerco di capire che stracazzo stia succedendo mi guardo intorno con l'aria di una vittima da imboscata Vietcong.

Vedo il seguente scenario:

  • padella sul fuoco con olio bollente da cui si alza una colonna di fumo tipo torri gemelle;
  • zampilli di olio che saltano tipo lava del Monte Fato (se sei nerd abbastanza questa la capisci);
  • allarme che suona a volume "ti sento dallo spazio";

A questo punto realizzo che devo fare qualcosa. Prendo il cellulare e chiamo immediatamente i rinforzi.

Nell'attesa, agisco prontamente e metto in moto la seguente catena di eventi:

  • poso birra e cellulare per terra nel punto in cui mi trovo;
  • afferro il primo straccio che vedo e inizio a sventolarlo vertiginosamente appena sotto le bocchette dell'allarme nel tentativo di creare una zona d'aria pulita che zittisca quel suono infernale;
  • nessun effetto percepito. Mi guardo intorno con l'aria di Lucifero. Realizzo che devo interrompere la sorgente di fumo per avere qualche speranza di cambiamento;
  • interrompo l'azione con lo straccio e afferro la padella, spengo il fuoco. Il fumo si alza direttamente verso l'allarme. Ora tutto lo studio sembra il set di Inferno di Cristallo. Io sono in mutande con una padella piena d'olio bollente in mano, mentre con l'altra ritorno a volteggiare lo straccio;
  • non succede nulla, sarà colpa di Grillo;
  • Scaccio pensieri di sterminio di massa e capisco che forse è il caso di aprire la porta. Cerco di muovermi con più grazia possibile per evitare di rovesciarmi olio incandescente addosso e trasformarmi in Slot dei Goonies;
  • Spalanco la porta sul mondo ed esco praticamente nudo con una padella in mano da cui si alza una mini reazione nucleare;
  • Appoggio il tutto per terra e rientro in casa lasciando la porta aperta.
  • L'allarme chiama praticamente a raccolta spettatori di quattro quartieri;
  • rovescio gli occhi e mi sale l'Anticristo;
  • afferro lo straccio e riprendo a sventolarlo sotto l'allarme. La velocità di rotazione è talmente alta che creo un mini vortice spazio temporale in cui intravvedo mondi paralleli, il passato il presente e il futuro di tutti noi;
  • L'allarme si spegne;
  • sparo un porca troia era vaffanculo ora!!!! 
  • Mi ricompongo trionfante trovando il tempo di assumere per un momento la posizione di un gladiatore vittorioso.
  • In quel momento guardo la porta e realizzo che potrei essere sotto gli occhi di tre quarti di quartiere e google maps.
  • Alla velocità di iperspazio recupero la padella e rientro in slow motion stando attento a non rovesciarmi l'olio sui piedi nudi. Butto tutto sotto l'acqua.

Ordino una pizza a domicilio.

Nel frattempo, due balconi più in la: - amore chi è quello strano ominide? - il nuovo vicino... ci sarà da ridere.

Il giorno dopo

devo lavare vestiti al profumo di fumo.

Sendo in lavanderia e trovo una porta chiusa con una combinazione più complessa degli indovinelli rivolti ad Atreyu. Tento con una delle mille chiavi che ho in dotazione ma niente. Tento la fortuna e provo ad aprire la porta, ma ovviamente non succede nulla perché vaffanculo.

- amore guarda, l'ominide sta tentando di aprire la porta... - oddio racconta, io metto sul fuoco i popcorn.

Mi guardo in giro cercando qualche anima pia a cui chiedere info. Nessuno. Risalgo al mio pianerottolo e valuto l'ipotesi "bussa alla porta vicina e chiedi assistenza". L'ora è abbastanza tarda. D'altro canto, dalla sacca dei miei vestiti sporchi si leva un leggero afrore di foglie bruciate e terriccio incolto. Busso.

- oddio amore ha bussato alla nostra porta... che facciamo? Filmo tutto? - si si presto! io vado ad aprire...

- Salve, scusate il disturbo sono il vostro nuovo vicino... - Ah si ti abbiamo già vist... ehm... ah si? Oh ciao, piacere, io sono [non mi ricordo] e lui è il mio partner [non mi ricordo]. - Piacere mio! ecco, mi chiedevo come fare per superare il Cancello Nero della lavanderia, voi sapete la combinazione? - Ma certo! dunque è Y,X... [rumore di ingranaggi in movimento]. Cazzo non mi ricordo se non la vedo... scendiamo insieme... - Ok... perfetto... grazie ancora...

L'irlandese che ho per vicino di casa scende con me, sotto la pioggia, in costume, ancora bagnato dalla doccia, con la schiuma da barba in faccia, scalzo, sui ciottoli pieni di sabbia. Lo guardo da dietro mentre lo seguo e mi sembra di ricordare qualcuno.

Dopo vari tentativi mi apre finalmente la porta e, salutato e ringraziato, se ne torna di sopra.

Sparo la lavatrice a livello Sporchi Difficili Per Gente Impedita e torno di sopra a mia volta.

Di li a mezz'ora il bucato sarà pronto e nel frattempo è già ora di cucinare la cena.

Guardo l'allarme a pochi centimetri sul soffitto con un misto di ansia e sfida e mi chiedo se anche stasera riuscirò a dare spettacolo come la sera precedente.

Accendo una luce in un angolo e un paio di lampade sparse per creare una luce morbida e soffusa. Sincronizzo il mio speaker su un po' di musica jazz e accendo il fuoco.

A noi due.

Vada come vada non importa.

Sorrido a me stesso e mi batto un cinque immaginario perché so benissimo che figure di merda ne ho fatte e ne farò ancora, ma vivere da soli è tutta un'altra storia.

E mi piace un casino.

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