Tutto il mondo è Paese

Tutto il mondo è Paese, diceva quello.Ma neanche per il cazzo, dico io.

Ora mettetevi comodi, che questo è un post lungo e ricordatevi le facce serie, quelle di chi lavora davvero. Come sempre, non c'è di che.

Ho scoperto che se sono troppo felice mi va a puttane il blog.

In sostanza, se il mio umore è troppo alto, i meccanismi che regolano il mio sarcasmo e cinismo si inceppano e certe perle che mi vengono in mente di solito ci mettono un pò a trovare la via. Non va bene e quindi, per rimediare, devo pensare a cose che mi fanno girare sempre un pò i coglioni, in modo da avere quella buona dose di acidità che opera in background. La cosa, tuttavia, risulta essere molto più facile del previsto.

La parola d'ordine in questo caso è "comparazione".

E' una giornata di festa a Sydney, perchè la squadra locale ha appena vinto il campionato di una categoria di rugby. Cammino sotto il sole e in mezzo all'aria fresca proveniente dal mare, zaino in spalla e relax. George Street straripa di gente euforica, mentre i giocatori della squadra sfilano prendendosi minuti e minuti di applausi, grida di gioia, manifestazioni di giubilo e gratitudine. Il sole brilla, i bambini ridono sulle spalle dei papà, migliaia di coriandoli colorati volano nell'aria, musica, festa, divertimento. Che due stramaledettissimi coglioni. Il mio cervello ha una porzione dedicata che lavora a tempo pieno per tentare di risolvere il mistero dell'essere tifoso e anche se in fondo so che è una Verità fuori dalla mia portata, non riesco a rassegnarmi all'idea di non risolvere questo puzzle.

Nel frattempo, cammino spedito verso una delle filiali della banca. Mi serve un documento ufficiale di qualsiasi tipo che rechi scritto il mio indirizzo a Sydney, poichè ho intenzione di richiedere la patente australiana. Entro in banca in tenuta completa di pantaloncino in stile militare, T-shirt idiota e un capello sparato indietro per il troppo vento come nemmeno Nicholas Cage riesce a portarlo. Il primo impiegato che mi vede, età stimata in meno di trenta, mi raggiunge in compagnia di un sorriso, mi chiede di cosa ho bisogno e poi mi dice che posso approfittare di una delle loro postazioni e fare tutto in cinque minuti, anzi no, che tanto è libero e quindi mi fa tutto lui, senza problemi. Gli do due dati e mi accomodo sui divanetti in un angolo. Tiro fuori il mio iPad e aspetto. Nei quattro minuti netti di attesa entra una ragazza, pantaloncino inguinale, maglietta in stile vintage, per non dire "ti prego lasciami in un bidone qualsiasi", parla con lo stesso tipo e poi, scalza come era entrata, si mette in fila allo sportello. A quel punto faccio un rapido calcolo: ragazza scalza + banca = guardie cyborg col colpo in canna pronte a scortarla fuori. Calcolo errato. La ragazza attende il suo turno, l'impiegata le sorride e le da il benvenuto: prego, come posso aiutarti? Allo scadere dei quattro minuti il ragazzo mi chiama e mentre mi stampa quanto richiesto mi chiede se sto passando una bella giornata, grazie mille e in bocca al lupo per la patente. Cazzo, appena ce l'ho ti do un passaggio a casa. G'day mate.

Comparazione.

Entri in banca in Italia ed è già qualcosa. La guardia all'ingresso e l'ingresso stesso sembrano fatti apposta per tenerti fuori se sei fuori e dentro se sei dentro. Appena arrivi in vista degli sportelli non ti caga nessuno e per capire con chi devi parlare devi dialogare virtualmente con un affare che stampa biglietti col numero d'attesa. Lo sportello della banca è presidiato da un personaggio scelto apposta per risultare in tinta col completo grigio, di umore grigio, con uno sguardo inespressivo come nemmeno Nicholas Cage riesce a sfoggiare. Ti mastica in faccia un "buongiorno" tranciato a tre quarti, ti guardi intorno per capire se ha detto a te e poi, timoroso, fai un passo avanti e richiedi il servizio che ti serve, preparandoti ad esaurire una bic intera in firme e a fornire almeno tre ottime spiegazioni, possibilmente corredate di slide, sul motivo per cui vuoi prenderti i tuoi soldi. Cazzo, neanche fossero tuoi... O si? Appena esco di qui, se ci riesco, rimpiango i soldi sotto il materasso di un tempo in cui neanche esistevo.

Con il mio foglio fresco di stampa, cammino verso l'equivalente della Motorizzazione, che qui si chiama RTA (Road Traffic Authority). All'affiorare di ricordi da incubo durante la richiesta della patente italiana, mi predispongo già ad una attesa infinita, figuriamoci poi da immigrato. Cazzo, non ho nemmeno una bottiglia da quattro litri d'acqua. Entro in un ufficio enorme, con poltroncine in numero maggiore alle persone presenti, prendo il biglietto alla consolle ben visibile all'entrata, mi siedo e attendo. Ogni due minuti, una decina di monitor sparsi annuncia il prossimo. Al mio turno, spiego la richiesta all'impiegato, che alla fine mi consegna un modulo da compilare e mi informa che prima di procedere è necessaria una traduzione della mia patente in lingua inglese, ma poi tranquillo, torna qui che facciamo tutto noi, foto digitale compresa e ti diamo la patente elettronica al momento. Ottimo, detto così non vedi l'ora di tornarci. Dopo che l'impiegato mi spiega gentilmente come procedere, mi da l'indirizzo dell'altro ufficio, prendo qualche appunto ed esco.

Comparazione.

L'entrata negli uffici della Motorizzazione Italiana comincia ben prima della porta dell'edificio stesso. Infatti, comincia circa un'ora prima, anticipo minimo necessario per poter almeno sperare di riuscire a fare tutto. La gara è aperta e non ci sono regole. Chi primo arriva può sperare, per gli altri non è detto... Le selezioni sono ancora più dure poichè l'orario di apertura al pubblico è una piccolissima finestra di tre ore, in cui lavora la metà del personale previsto e non certo tutto concentrato per la richiesta della patente B. Risultato: sportelli per le patenti "speciali" semi-vuoti. Sportello per la patente A e B fronteggiato da una fila assolutamente inguardabile, fatta di gente talmente vicina che ti ritrovi a guardare il collo di chi ti sta davanti pensando che sia una puntata di Quark dedicata alle cellule morte, un odore di umani vagamente tendente al Terzo Reich, qualche tenda accampata e un paio di esuli dispersi in un angolo, reduci da troppi tentativi. Allo scadere dell'orario, in pieno primo pomeriggio quando l'intera Nazione ancora lavora, le porte si chiudono e se sei dentro puoi ancora sperare, altrimenti devi prendere un altro giorno di ferie.

Da due settimane ho iniziato scuola. Tre giorni alla settimana, mi sveglio, doccia, colazione e via di mezzi pubblici fino a North Sydney. Mi aspettano puntuali due treni diversi e una camminata di dieci minuti. Aspetto il primo treno, da Pyrmont a Central Station, biglietto gentilmente offerto dal Casino, quindi mi preparo il tesserino già in bella vista. Non voglio essere disturbato durante la lettura di un libro mentre il tram sferraglia attraverso Sydney. Il controllore che passa a controllare mi lascia comunque un "Thanks mate", per cui alzo lo sguardo e ricambio. A Central Station il biglietto devo farlo per forza, perchè da li in poi nessuno mi offre un cazzo, per cui digito veloce la destinazione ad una delle numerose biglietterie elettroniche, tutte perfettamente funzionanti, ritiro il biglietto e mi avvio alla mia piattaforma. Davanti alle scale devo accettare la realtà del fatto che sta scendendo una marea di gente da un altro treno appena arrivato e, a prima vista, non ce modo di salire. Rischio di perdere il treno? Ma neanche per il cazzo, poichè misteriosamente tutte le persone in "discesa" lasciano spontaneamente uno spazio libero ad un lato, fatto apposta per quelli come me che il treno devono prenderlo. Silenziosamente ringrazio e salgo le scale. Quando sbuco all'aperto mi rendo conto che l'ora di punta ha caricato i treni più del solito, per cui un addetto sta vigilando che non siano sovraccarichi. Arrivo giusto in tempo prima che il personaggio decida di non fare entrare più nessuno. Mi guardo intorno e penso che di spazio ce n'era ancora... ma tant'è, meglio così. Anche la gente rimasta fuori sembra accorgersene, ma l'addetto ha deciso e non si discute. Si aspetta quindi il treno successivo, tre minuti dopo.

Comparazione.

Vivendo a Padova avevo già messo in conto un certo disagio, ma a quello provato il giorno della festa dell'ennesimo Santo non ero proprio preparato. Vi prego, evitate come la peste di trovare posto al centro dell'autobus, altrimenti sono cazzi vostri. Vi toccherà aspettare il capolinea per scendere. Specialmente se quel giorno, a Padova, si sono dati appuntamento tutti gli anziani del pianeta chiamato "Amo Gesù Cristo", forti di rinnovata agilità e forza, che in maniera molto poco tollerante ti rispingono indietro nell'autobus perchè Loro devono salire. Anche perchè chissà se ne passa un altro... Voglia di menare testate a raffica e confidare ad un malato terminale in corsa per l'ennesima benedizione, che sono il Male in persona. Fatemi scendere da questo cazzo di autobus, prima che vi riveli che la reliquia a base di lingua che state andando a vedere, faceva parte di un corpo qualsiasi. Senza contare le volte che il problema è quello di salirci. Salvo poi ritrovarti a meno della distanza intima con un perfetto sconosciuto, magari affetto da TBC, il quale passa il tempo a tossirti miasmi torbidi sul tuo collo fresco di Cartier. Stringi il pugno attorno alla maniglia di sostegno e speri che chi ha fatto lo stesso prima di te non avesse appena finito di starnutirsi catarro denso in mano.

Attraverso il finestrino del treno, che viaggia veloce verso North Sydney, non penso nemmeno che sto andando a scuola. Ha più il sapore di una nuova esperienza, in una città bellissima, a base di un corso di formazione di un anno in una materia che mi piace pure e che, sperando per il meglio, mi darà gli strumenti per trovare un buon lavoro e di rimanere ancora a lungo. Pensi alla tua vita fatta dell'ennesima tappa, mentre guardi attraverso il sole la baia che brilla laggiù, tra il bianco delle barche a vela e le cupole sinuose dell'Opera House. I mille riflessi giocano con l'acqua e rimbalzano colori di ogni tipo. Il treno attraversa quartieri e parchi con alberi immensi e quando arrivo alla mia fermata sono fresco e pronto per una nuova giornata.

Comparazione. Anzi no. Per questa volta no grazie.

Lasciatemi godere quello che vedo, che non mi voglio perndere nemmeno un particolare. Passo il biglietto all'uscita della metro, sistemo lo zaino in spalla e mi infilo dietro ad una coppia di biondissimi ragazzi scalzi. G'day mates.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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