Un martedì qualsiasi

Se volete fare un corso su come sviluppare le vostre occhiaie chiamatemi.Nelle ultime tre settimane, sono uscito quasi tutti i giorni. Sono stato a tutte le feste di addio di tutti gli sconosciuti che conosco, ho detto addio a chi non avevo nemmeno visto, ho imparato ad aprire bottiglie con un avambraccio e ho messo una mano sul barbecue ancora caldo, producendomi istantaneamente in una sequela di maledizioni in italiano stretto in mezzo ad un gruppo di brasiliani strafatti di caipiroska. Ho assaggiato tutte le birre esistenti e ho sviluppato la capacità di bere per osmosi, semplicemente tenendo un dito dentro la birra in modo da poter continuare a farneticare in quell'inglese che, piano piano, sto costruendo a forza di figure di merda, espressioni facciali di stupore che non credevo possibili e una serie di oggetti che mi vengono messi in mano prima di quello che cerco davvero. Ho scoperto che la mia nuova pancia di scorta dimagrisce al posto della mia originale. Tipo il ritratto di Dorian Gray al contrario, io bevo e mi gonfio, vado a correre e l'altra pancia si scioglie. Questo genera un senso di sconforto che vede seriamente minato il mio futuro di Party-Animal, nonchè la probabile perdita della capacità di essere presente ovunque. Morale del tutto: o smetto di bere o mi lego con una corda ad un furgone diretto a Melbourne per fare la quantità di jogging che mi servirebbe.

Oggi mi ha punto qualcosa. In Australia non si può mai sapere cosa sia stato, quindi ho passato i primi dieci minuti a fare gli ultimi saluti e la lista dei videogiochi più amati di sempre. Essendo ancora vivo sono più tranquillo, ma ancora non si può dire, per cui sono pronto con una serie di mail che partirebbero contemporaneamente allo schiacciare di un pulsante che tengo al collo. Stasera buoni propositi di mangiare sano, quindi finirò ad hamburger, patatine e insulti in aborigeno. Per festeggiare ci berrò su. Ovviamente acqua. Già, l'acqua. In Australia l'acqua che bevi al ristorante o in un qualsiasi locale è assolutamente diversa da quella che bevi in italia. Infatti qui è gratis. Entri in un posto, ordini qualsiasi cosa e alla famosa domanda "qualcosa da bere?" puoi semplicemente chiedere della squisitissima "tap water" e ti arriva sul tavolo una bottiglia di vetro piena di acqua del rubinetto. Se lo fai, nessuno ti guarda come se fossi povero, nessuno ti accompagna all'uscita con compiacenti pacche sulla spalla, nessuno ti lascia in mano qualche moneta e nessuno chiama i servizi sociali per vedere se nutri i tuoi figli o i tuoi genitori nutrono te. Capita addirittura che te la trovi direttamente sul tavolo appena ti siedi, insieme al menù. La puoi trovare comodamente pronta in una caraffa, in mezzo a bicchieri veri (non di carta), piazzata sul bancone delle discoteche. Se per caso arrivi in grave disidratazione al bancone del club e non hai nemmeno quei trenta dollari per un paio di drink, puoi anche chiederla alla barista, che prima servirà te e poi provvederà a rifornire il suddetto bancone. La cosa figa è che se lo fai, le tue probabilità di uscire con la barista non diminuiranno per niente. Rimarranno infatti incollate allo zero che avevi prima di aprire bocca. La cosa positiva è che puoi far finta di bere chissàchè mentre trinchi acqua gratis. Specifico questo per quelli che puntano tutto sul fatto che avere qualcosa da bere = avere i soldi per pagarlo = avere soldi da spendere = avere soldi = attirare in qualche modo qualche attenzione. In realtà, l'unico effetto è quello di diventare un frequentatore assiduo di tutti i cessi e mentre stai li a scaricare il tuo drink, tutte quelle che avevi puntato se la stanno spassando attaccate a qualche muro da uno che aveva entrambe le mani libere per farlo. Il giorno dopo la grandiosa serata nei cessi di un club decidi di fare un salto in spiaggia, nella prima sera veramente primaverile. Tra i vari locali fast-food ti fermi davanti ad una gelateria, osservando sovrapensiero il bancone espositore. Dopo qualche secondo ti viene spiaccicato in faccia uno stiracchiatissimo hi! how's going?. Alzi gli occhi e dietro un sorriso e due occhi azzurri ti sta aspettando un'australianissima commessa, mentre decidi che gusto scegliere. Oppure puoi semplicemente provarli tutti e poi andartene. Senza farsi passare dalla faccia quel sorriso, la commessa ti invita ad assaggiare tutti i gusti che vuoi e poi puoi anche scegliere se vuoi comprare qualcosa, oppure no. Diciamo che dopo una ventina di assaggi hai messo insieme la stessa quantità di gelato equivalente a tre palline, per cui ricambi il sorriso, auguri una buona serata e cerchi qualcos'altro di gratis. Da qualche parte ci sarà pur qualcosa. Assolutamente si. Il giorno dopo infatti, dopo scuola, un'agenzia di viaggi organizza una festa. In ufficio. Ovviamente gratis. L'altrettanto bionda addetta all'agenzia ti aspetta davanti alla scuola e ti invita ad andare di sera nei loro uffici. L'unica cosa che ti viene chiesta è di mangiare molto salato a casa in modo da bere il più possibile in ufficio. Ora, se rileggete l'ultima frase, probabilmente avete anche la stessa faccia che avevo io quando ho sentito la proposta. Quindi doccia, profumo e via di serata all'agenzia di viaggi. Qualcosa non torna? Non ancora. Arrivi, luci spente, musica accesa, gente che balla, vino a disposizione, ovviamente gratis, festa in corso. Fermi il primo umano che ti passa vicino e chiedi se sa per caso dove si trova un'agenzia di viaggi. In un inglese decisamente alcolico mi dice che è esattamente tutta intorno a me, ride e se ne va. Maccheccazzo? La trovata consiste nell'attirare quanti più studenti possibile offrendo loro una serata negli uffici, in modo che quando questi decidano di andarsi a fare un viaggio, vadano esattamente nello stesso posto. Ovviamente funziona. Gente da tutto il mondo, musica, ufficio. Una triade letale anche solo nel pronunciarla in Italia, ma qui sembra normale. Tanto che la fanno una volta al mese. Fino a quando arriva la chicca. Per soli cinque dollari, l'agenzia ti prende, ti carica su un autobus, ti porta in Kings Cross e ti scarica festante in un pub. Non prima di averti dato una card che ti da diritto a due drink. Ovviamente gratis. Praticamente in balia degli eventi, la studentesca comitiva viene guidata dentro l'autobus, un mezzo completamente nero da cui viene sparata musica a tutto volume. Metto un piede dietro l'altro fino ad arrivare di fronte alla cabina, dove invece dell'autista mi trovo davanti la sua parodia: un umano completo tranne che per due denti, ciondola la testa al ritmo di Mr. Saxobeat, sorridendo al mondo e soprattutto a me che lo guardo come se vedessi un reduce di un salto su una mina ballare il flamenco. Mi chiedo se ha capito quello che deve fare, ma mi è tutto più chiaro quando suona il clacson in stile Titanic e parte. Interno dell'autobus = allucinazioni assortite. Vedo gente attaccata al soffitto, gente che balla sui sedili, gente che canta (urla) e chi parla un inglese di Cambridge discutendo dei problemi del mondo (sputacchia qualche frase senza nessun verbo, tentando di chiedere se anche li c'è un cesso). Arriviamo al pub, entriamo, festeggiamo il tutto (assolutamente nulla) e concludiamo in festa un qualsiasi martedì, in una settimana qualsiasi, in una città qualsiasi, dove il terzultimo qualsiasi di questa frase qualsiasi è chiaramente di troppo. In compenso ho visto gli scarafaggi più grandi del pianeta. Questa però è un'altra storia e come tutte le altre, sarà ovviamente gratis.

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