Un racconto fantastico

Fremantle, turno di lavoro dalle otto alle cinque, nessuno in giro.

Esaurite le prenotazioni della mattinata e qualche incombenza da sbrigare tra l'ora di pranzo e il primo pomeriggio, mi ritrovo con qualche ora da trascorrere prima della fine del turno e a come farlo senza chiamare una consegna a domicilio di metamfetamine.

Decido che posso leggermi qualche pagina di uno dei ventitré libri in attesa sul pavimento di camera mia (il classico comodino era diventato un po' piccolo dopo i primi dieci libri...).

Dopo qualche pagina sono completamente immerso nella lettura, ignorando il rumore del traffico, del vento che agita le bandiere del negozio di fianco e qualsiasi altro rumore che non sia quello della scena che immagino nella mia mente.

La porta si apre e una cliente entra in ufficio, con figlio al seguito.

Alzo gli occhi e me li ritrovo davanti a fissarmi, un sorriso accennato su entrambe le facce e, come da copione, un momento di silenzio mortale dato dalla misteriosa e improvvisa interruzione del traffico durante quei secondi e un imprevisto calo del vento. Solo il condizionatore ronza in sottofondo, per aiutare a tenere il caldo fuori e una mite temperatura di spazio siderale dentro. Niente mezze misure.

Chiudo il libro di scatto e materializzo un sorriso palesemente finto sulla faccia.

- salve, come posso aiutarvi? - salve, abbiamo una prenotaz...

Stop.

Premessa: una delle cose che accentua il mio lato anti-sociale è la lentezza con cui parlano certe persone. Sembra che passi un minuto per ogni lettera pronunciata e che debbano pensare a mille opzioni anche per rispondere a semplici domande quali: ti reputi una persona intelligente?

Quando incontro queste persone la mia reazione spontanea è quella di accelerare il modo in cui parlo io, il che a sua volta produce come risultato una conversazione sbilanciata, che sembra quasi svolgersi tra due esemplari di razze diverse.

Nel caso specifico, quando questa finisce di pronunciare la parola prenotazione, io ho già completato diversi passaggi:

  • inserito i dati
  • stampato il contratto
  • archiviato le copie cartacee
  • consegnato le chiavi
  • indicato la macchina
  • bevuto un goccio d'acqua
  • sganciato un goccio d'acqua

... zione.

- Ah si lo so, ecco qui le chiavi, tutto a posto, grazie mille e a presto!

Impiega quattro minuti e mezzo a girare la testa e puntare lo sguardo sulla macchina indicata. Nel frattempo, vicino a lei, il figlio dalle fattezze di un Barbapapà si guarda intorno con espressione diversamente sveglia, mentre stranito mastica con fare scomposto una striscia di liquirizia gommosa di circa un metro.

Dopo altri quattro minuti la donna risposta lo sguardo su di me e inizia a pormi una domanda:

sarebbe possibile... [spazio temporale di circa sei minuti] riportare la macchina quattro ore dopo l'orario previsto senza pagare assolutamente nulla in più? 

La guardo come si guarda un combattimento tra mantidi.

Silenzio, ronzio del condizionatore e rumore di liquirizia masticata a bocca aperta.

La guardo. Mi guarda. Guardo lui. Lui guarda me.

assolutamente no, mi spiace, in quel caso scatta la tariffa per un giorno extra. 

[trenta secondi] ... Ah ... [trenta secondi]

Intanto fuori i pianeti si allineano tre volte, io invecchio dentro e rinsavisco giusto in tempo per sentire la seconda delle domande comprese nella lista "se non hai niente di intelligente da chiedere, chiedi cazzate". 

- Ma io lavoro, come faccio a rientrare in tempo?

La guardo come si guarda un veterano di ritorno da un salto su una mina provarci con una cubista del Muretto.

Rispondo che potrebbe sempre rientrare prima.

Passano quaranta interi secondi in cui nessuno muove un muscolo. Il silenzio è tale che sento il rumore dei loro ragionamenti che cercano di uscire dal dramma. Alla fine, essere vivente-madre esclama:

O...

E io: perfettoalloragraziemilleebuonagiornata!

E lei: ...K!

Li saluto per sempre.

Quindici minuti dopo la macchina è ancora in parcheggio.

Venti minuti dopo umano-madre rientra in ufficio e dice che la macchina non si mette in moto, cosa devo fare?

Mi rifugio in un'immagine fantastica, che vede lei coperta di cenci correre su un prato di spine, sotto una pioggia fittissima, mentre poco dietro la inseguo io, splendido e fiero in un'armatura dei cavalieri dello Zodiaco, mentre galoppo un possente destriero e con un fischio lancio un branco di Dingo all'attacco.

ha provato a girare la chiave? - si ma non funziona... - signora, la macchina ha il cambio automatico... deve quindi tenere premuto il freno. - ok grazie.

Rumore di spreco di geni e ossigeno.

Cinque minuti dopo la macchina è ancora al suo posto, con dentro umanoide-madre che si sbraccia nel tentativo di attirare la mia attenzione.

Mi trasformo istantaneamente in una colata di metallo liquido incandescente, scivolo sotto la fessura della porta e riemergo sibilando direttamente dietro di loro, sul sedile posteriore.

- Qual'è il problema signora? - Ho premuto il freno, ma la macchina non si mette in moto... - Ha girato la chiave? - Lei ha detto di premere il freno...

A questo punto lo spazio-tempo si sdoppia.

In una dimensione alternativa mi trasformo in una creatura mezza umana e mezza toro-drago-pipistrello-leone-serpente-grifone, la afferro per la testa con la mia mano ungulata e coperta di scaglie taglienti e le chiedo se normalmente guida una macchina o una carrozzina per paraplegici durante le sue gite all'ospedale psichiatrico. Senza aspettare la risposta, squarcio il tetto della macchina con le mie ali di fiamma e li scaravento entrambi in pasto ad un tir in arrivo, prima di sparire tra mille sbuffi sulfurei.

In questa dimensione, invece, rimango impassibile ad osservare quella curiosa creatura priva di coscienza.

Prima di rispondere ancora abbasso lo sguardo. Tra i due sedili anteriori, nello scomparto centrale sagomato da anni di design, nei due porta-bicchieri che servono a portare mojito/assenzio/choco-sunday, trovano invece posto due statuine della madonna di trenta centimetri.

Ripeto: trenta centimetri.

Guardo lei, poi lui, poi le statue. Lei guarda me, poi lui, poi me. Lui manda giù un pugno di liquirizia masticata da ore.

Il primo pensiero va a Charles Darwin, un genio mai compreso abbastanza. Poi mi decido a rispondere.

- signora, deve premere il freno e contemporaneamente girare la chiave... - siamo sicuri che funziona?

Rumore di catene in un sotterraneo di Baghdad.

- certo che funziona... prego, provi.

Funziona.

Rientro in ufficio appuntandomi mentalmente di comprare qualche bambolina voodoo su ebay.

Per fortuna quella era l'ultima delle prenotazioni e manca poco più di un'ora al termine del mio turno. Riapro le pagine del libro che avevo lasciato prima e mi immergo di nuovo in quelle parole e nelle mie fantasie. Dedico un ultimo pensiero a due soggetti che finalmente sono usciti dal parcheggio e non posso fare a meno di chiedermi come riescano a far fronte ad altre attività più complesse, come ad esempio organizzare un weekend o decidere che film guardare.

Poi scaccio definitivamente quelle immagini di miseria e ritorno al mio libro.

Fuori solo il traffico e il vento. Dentro un racconto bellissimo e impaziente di essere letto.

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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