Universitalia

Le ultime due ore in ufficio sono sempre le più dure per me.

Nel 90% dei casi le prenotazioni sono esaurite tra la mattina e ora di pranzo; noleggiare una macchina il pomeriggio equivale a pagare un giorno completo per poche ore. Di solito, quindi, tra le tre e le cinque ho da fare tanto quanto un paziente in coma.

Alzo il telefono e chiamo Tarik, il collega arrivato dalla Corsica che lavora nell'ufficio in City. Così, tanto per fare due chiacchiere e passare due minuti. Poi al resto del tempo si vedrà.

Tarik è molto simpatico, amichevole e con una voglia di chiacchierare che non si esaurisce mai.

-pronto?

-ehi Tarik sono io, come butta?

-cazzo vuoi che sono occupato...

-macchè occupato, starai guardando un porno in muto... dai dimmi qualcosa.

-magari potessi guardare un porno, qua entrano clienti a raffica. Tu invece che stai facendo?

-Sono due ore che osservo lo stesso mattone.

-Ti invidio.

-Beh almeno ti entra qualcuno e fai due chiacchiere no?

-Vero. Specialmente quando sono ragazze. Sai, ci provo con tutte le clienti fighe. Ho una tecnica tutta mia...

-Mister Etica 2015. E dimmi un po' della tecnica...

-Semplice, parlo del più o del meno, vedo se prendono l'auto da sole o col partner e se sono da sole propongo appuntamento per colazione al mare...

-Colazione? Non è meglio un aperitivo e cena?

-Non sai un cazzo. Prima le porto a colazione per vedere se sanno mettere due discorsi in fila e poi, visto che siamo al mare, le vedo in costume. Cosi capisco subito se ne vale la pena o meno. Insomma, controllo mente-corpo in un colpo solo.

-Quanto ho da imparare da te Tarik...

-Lo so. Ora ti lascio che mi scappa da cagare.

-Ok ciao.

Click.

Torno ad osservare il mattone.

Cinque in punto

Allo scoccare delle cinque spaccate mi alzo dalla sedia talmente veloce che ho mezzo corpo nel futuro e mezzo nel passato.

Alla noia diffusa, aggiungete otto ore di riflesso del sole che rimbalza sui finestrini delle macchine e mi entra diretto nel cervelletto, dopo aver fulminato cornea, retina e mezzo lobo frontale.

Alla fine di ogni turno, se guardo un muro bianco, vedo la faccia di personaggi famosi in negativo dappertutto.

Come se non bastasse, alle macchine parcheggiate si aggiunge il riflesso delle macchine ferme al semaforo di fronte all'ufficio.

Ora, immaginate la mia scultorea persona con indosso una polo verde alieno con logo Europcar. Leggermente piccola.

Causa ufficio minuscolo con condizionatore adatto ad una sala operatoria, indosso sempre una maglietta sotto, giusto per evitare brividi improvvisi o un attacco di Sciolta Supremis davanti ad un cliente.

Con un gesto fluidissimo tolgo la polo e, altrettanto fluidamente, se ne viene anche la maglietta sotto.

Risultato: io a petto nudo in vetrina con davanti trenta macchine ferme al semaforo.

Faccio finta che mi sia crollato il suolo sotto ai piedi e mi butto sotto alla scrivania. Ne esco perfettamente elegante come se niente fosse. Altro semaforo rosso, altra fila di macchine. Tutto ok. Guido verso casa, pregustandomi il giorno libero.

Avere un giorno libero mi da sempre quella sensazione strana di essere fuori posto. Mi sembra quasi di aver dimenticato qualcosa.

Per motivi che ora tralascio, mi trovo a dover fare una commissione al campus universitario della Curtin University di Perth.

Immancabilmente riaffiorano i ricordi di quando andavo all'università in Italia e, altrettanto immancabilmente, partono i confronti.

Parcheggio

Mi ricordo che un paio di giorni sono andato in facoltà in macchina.

Il primo per un colloquio con un docente a cui volevo propormi per la tesi e il secondo per seguire una delle ultime lezioni.

Docente in ritardo di due ore e mezzo, trascorse a leggere qualsiasi cosa remotamente leggibile, inclusi tutti i poster, manifesti, volantini, annunci, bigliettini, loghi attaccati ai muri. Ho letto perfino i numeri seriali delle sedie di legno antiproiettile su cui ero seduto, facendo finta che ci fosse un codice segreto nascosto per sentirmi un po' Goonies.

All'uscita trovo, ovviamente, una multa per aver sforato l'ora di parcheggio.

Il secondo giorno parcheggio all'interno del campus. Al ritorno, macchina sparita. Trasformazione instantanea in La Cosa dei Fantastici Quattro. Chiamo vigili, marina militare, Guardiani della Galassia e DevilMan. Macchina rimossa e gentilmente depositata a dieci chilometri di distanza. Tradotto in numeri: novanta euro di multa, quindici di taxi e cento di rimozione e deposito.

Arrivo alla Curtin University timoroso come una novizia in uno spogliatoio degli All Blacks.

Mi aspetto da un momento all'altro una pattuglia delle Forze Speciali che mi attacchi per il solo fatto di essere entrato con la macchina. Niente. Procedo.

Centinaia di posti macchina, gratuiti per le prime quattro ore, alcuni addirittura fiancheggiati da alberi immensi a fare un po' d'ombra.

Mi viene quasi di schiantarmi contro uno giusto per vedere se sono sveglio.

Parcheggio. Mi avvio a piedi.

Campus

Dire campus universitario in Italia equivale a visualizzare quelle aree degradate di Grozny, dove ti aspetti un cane mutante dietro ogni angolo e dove gli edifici delle aule sono grossi cubi di cemento da cui potrebbe benissimo uscire un missile nucleare e nessuno si stupirebbe di nulla. Zero design. Certe volte anche zero scale. Un giorno stavo entrando attraverso la porta automatica, dando per scontato che si aprisse. Invece era rotta e il mio passarci attraverso per un pelo non lo fu nel vero senso della parola.

Ai tempi della mia triennale a Padova la facoltà era in un punto, ma le aule dei primi anni in un altro punto ad un chilometro. Sempre ammesso che si arrivasse in tempo per non sforare il numero massimo previsto dalla Legge sulla sicurezza. Tipo cento dentro, centocinquanta vaffanculo andiamo a bere uno spritz.

Mentre cammini vedi studenti del primo anno talmente spauriti che si legano l'uno all'altro in cordata per paura di perdersi. Andranno tutti alle lezioni di tutti, per non separarsi mai.

Fermi uno per chiedere dove sia una certa aula e lui "sto girando in tondo da un mese, hai dell'acqua?".

Studenti in cerca della facoltà di medicina. Sullo sfondo le aule di ingegneria edile.
Studenti in cerca della facoltà di medicina. Sullo sfondo le aule di ingegneria edile.

Cammino per il campus della Curtin e subito mi sento come in Beverly Hills 90210. Mi guardo riflesso in una porta specchiata e sono Brandon. Il sole splende, ho la camicia perfetta e cammino tra alberi immensi, edifici modernissimi con scritte enormi ad indicare le facoltà: Astrofisica, Ingegneria, Arte e Design, Medicina. Ovunque studenti in abiti estivi, rilassati. Chi a giocare a basket in un piccolo campo interno, chi a battere sul computer seduto su poltrone colorate, chi sdraiato su prati perfetti approfittando del sole e della wifi. Occhiali da sole, sorrisi, piccoli stand di cibi assortiti. Addirittura, una postazione per un dj.

Fermo uno per chiedere dove sia l'edificio che mi interessa e lui "non sono sicuro, ma te lo dico subito" e via ad aprire la app della mappa interna del campus universitario sul suo iPhone.

Studenti normali senza sindrome post traumatica da stress.
Studenti normali senza sindrome post traumatica da stress.
Veduta del campus universitario della Curtin. Notare in alto a sinistra lo Stadium per le partite di Quiddich.
Veduta del campus universitario della Curtin. Notare in alto a sinistra lo Stadium per le partite di Quiddich.

Cammino con calma, guardandomi intorno e cercando di cogliere ogni dettaglio. C'è calma, rumore di foglie e studenti che camminano con calma verso le aule o le zone ristoro.

Identifico qualche professore, vedendo la cravatta o un abbigliamento più composto. Età media tra i trenta e i cinquanta. Più di uno, incrociando il mio sguardo, mi fa un cenno di saluto. Mi supera un ragazzo in skate. Un professore in camicia, cravatta e zainetto da montagna si avvia di corsa verso la libreria.

Prima o poi mi iscrivo ad una facoltà qualsiasi.
Prima o poi mi iscrivo ad una facoltà qualsiasi.

Da noi un momento prima sei in "zona universitaria" e due passi dopo sei in zona militare.

Arrivi in aula e senti gente che "o ma c'è lezione oggi?" "cazzonesò il sito era offline e nessuno sa niente. Sono venuto giusto in caso". "Ma è qui psicologia clinica oggi?" "Boh... se non è quella tocca tornare indietro". "Facciamo che si va a farsi uno spritz".

Mentre cammini incroci nuvole di fumo di sigaretta, pesti cartoni di succo e vedi gente di corsa o studenti allo svacco.

Identifichi i professori a trecento metri di distanza dal riflesso del treppiede a cui si appoggiano e flebo al seguito.

A centrotrentasette anni ancora insegnano. Entri in segreteria e sei il numero sessantacinque mentre allo sportello sono al diciannove. Esci a fare quattro passi in attesa del tuo turno due ore dopo, ti giri e vedi questo:

Facolta di Psicologia dell'università di Bologna, sede distaccata di Cesena. Secondo la classifica 2015, classificata al secondo posto in Italia per Psicologia.
Facolta di Psicologia dell'università di Bologna, sede distaccata di Cesena. Secondo la classifica 2015, classificata al secondo posto in Italia per Psicologia.

A questo punto mi lancio in pensieri sui massimi sistemi.

Come sarebbe fare l'università qui?

Dove sarei ora?

In un Paese dove se chiedi ad uno studente di psicologia cosa vuole fare da grande, questo ti guarda come se fossi idiota, ma poi, giusto per precauzione, dice, "lo psicologo ovviamente".

Da noi parti con Astrofisica e finisci con Cameriere sui traghetti per pensionati in ferie a Marghera.

Mi dispiace ma non regge il confronto.

Da noi l'università è la più antica del mondo, ma anziché evolvere come un'istituzione, invecchia e degenera come una persona.

Non importa se da giovane eri Miss Mondo.

A novant'anni non ti caga nemmeno un cieco con mezzo corpo spazzato via da una mina.

Da noi l'università è quella Miss Mondo.

Esco dal campus della Curtin con mille domande e una voglia di provare quei banchi e quelle aule che difficilmente mi passerà. Adesso però non posso, devo prima finire altre cose.

Ma il mio è un arrivederci.

Sistemo gli occhiali da sole e sorrido al me stesso riflesso sulle porte specchiate di una libreria immensa.

Per oggi va bene così.

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