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Zanzare, Mojito e Mazinga

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Zanzare, Mojito e Mazinga

Odio le zanzare.

Di quell'odio che può portarti dal sonno più profondo alla veglia più iperattiva nell'arco di un passaggio a volo radente sul tuo orecchio, a pochi centimetri da quell'invitante, caldo e umido antro che è la tua bocca aperta in una smorfia irripetibile da sveglio, ma che da addormentato ti fa così poco sexy, poco tu, poco vivo.

La reazione della maggior parte della gente in questi casi, spazia dall'immobilità e indifferenza più totale, ad alcuni piccoli movimenti di assestamento, quasi avessero avvertito la presenza di sei zampe putride sul loro corpo, ma non si volessero prendere il disturbo di muoversi più di tanto, figuriamoci svegliarsi. Probabilmente, la reazione è proporzionata alle conseguenze di un morso, che come ho potuto notare tra i miei simili umani, spazia da un minuscolo puntino quasi rosso e per niente pruriginoso, ad un appena accennato ponfo, facilmente confondibile con un brufoletto del cazzo, che per niente preoccupa e tanto meno disturba.

Nel mio caso, la reazione fisica ad un morso di zanzara si manifesta con un ponfo del raggio di tre centimetri e alto uno, talmente irritante da farmi invidiare la gente senza arti. Il tutto della durata di una settimana. Inoltre, la reazione fisica è talmente immediata che quando succede il mio comportamento manifesto si avvicina a quello di un gatto buttato nel fuoco. Ecco brevemente una lista di sintomi, facilmente osservabili e udibili anche a qualche metro di distanza:

  • sveglia immediata con passaggio da "quasi coma" a "uccido tutti" nel giro di cinque secondi scarsi.
  • sveglia di mezzo vicinato all'urlo di "TRASFORMAZIONE!!!" seguita dalla sequenza di attivazione di Mazinga.
  • localizzazione immediata dei morsi (non è mai solo uno) con ansia crescente.
  • verificarsi dello strano fenomeno per cui a me i morsi iniziano a bruciare invece che causarmi soltanto prurito. - ricerca di una pomata/crema/gel/spray/intruglio/soluzione/pozione/sostanza qualsiasi che vanti anche solo lontanamente proprietà lenitive (in questi casi mi affiderei persino ad una mistura aborigena fatta di secrezioni varie e sputi misti) nel tentativo di alleviare anche solo momentaneamente il disagio.

A tutto questo segue a ruota:

  • un vagabondare per la stanza in stato di iper-vigilanza in una improbabile ricerca del maledetto insettucolo, avendo cura di guardare due volte sulle superfici scure.
  • uno scuotere leggermente tende e piccoli oggetti nella speranza di veder volare via il suddetto insettucolo.
  • l'osservare a più riprese l'ora per rendersi conto minuto per minuto che il mio beato sonno se ne sta andando mano a mano che mi sveglio.

Nel caso dovessi individuare la preda, scatta una furiosa corsa al primo oggetto utile per agevolare il passaggio della zanzara in questione da uno stato di "adesso svolazzo sulla tua faccia e ti mordo più che posso" ad una indelebile e indefinita forma spalmata sul muro che darà non pochi rompicapi agli archeologi del futuro.

Da segnalare che durante questa fase, mentre osservo i vari oggetti da utilizzare, faccio una involontaria selezione dei giornali o libri da usare, escludendo questo o quell'altro per i motivi più seri, tra cui: "copertina troppo bella", "libro fantastico", "non ancora iniziato", "non ancora finito". Alla fine, ripiego sul caro vecchio infradito, compagno di mille schiacciate.

Per ovviare a tutto ciò, dilapido mezzo stipendio in prodotti anti-tutto, ma confesso che non disdegnerei qualcosa di illegale, tanto per stare tranquilli. Aspettando sognante raggi laser automatici che nella notte proteggano i miei sogni.

Il fatto è che a Sydney in questi giorni fa caldo. Veramente caldo. Quel tipo di caldo che manda a puttane i tuoi progetti e le puttane a casa a far progetti migliori. Quel caldo che ti tiene sveglio un paio d'ore in più e ti sveglia un paio d'ore prima e che una doccia fredda può tamponare solo per qualche minuto.

Responsabile di queste temperature ritrovabili solo all'interno di un culo di qualcuno con la febbre (dai, ormai siete abituati a queste metafore, no?) sono le cosiddette "onde calde", di cui l'Australia è vittima in questo momento, pare in modo del tutto anomalo. In pratica, un giorno prima passeggi nell'aria fresca e frizzante con contorno di piacevolissimi venticinque gradi e il giorno dopo sogni l'impatto con un asteroide che metta fine al tuo tormento. In queste circostanze, nessuna attività che richieda l'interazione di due neuroni può raggiungere un livello accettabile, dato che si è costantemente presi dal bere qualcosa, muoversi un pò per sentire un pò d'aria, fare una doccia gelata, osservare il cielo in cerca dell'apocalisse, guardare la temperatura nella speranza che cali, assumere espressioni in palese contrasto con la teoria dell'evoluzione.

Distolgo lo sguardo dallo schermo, mi alzo e punto dritto il frigo, pronto a trangugiare l'ennesimo litro d'acqua. Colgo inoltre l'occasione per prepararmi un ottimo mojito fatto in casa (sostituire "fatto in casa" con "double shot") con contorno di un chilo di ghiaccio e menta a non finire. Ovviamente con l'intento di rinfrescarmi.

Il giorno prima, osservando le icone delle previsioni del tempo sul cellulare, mi ero fatto progetti di "leggera abbronzatura" osservando l'iconcina di "sereno". Progetto ovviamente rimandato a meno di non ambire a diventare un gigantesco bubbone odorante di bacon, che nemmeno il paramedico più navigato vorrebbe toccare. Specialmente con la carnagione che mi ritrovo. Ricordo ancora con qualche sussulto l'ustione di grado "ma che cazzo hai fatto?" che ho rimediato in una splendida giornata di nuvole basse, basse al punto di non avere nemmeno la mia ombra. Nonostante questo, la sera stessa la mia faccia somigliava al culo di un babbuino. Figuriamoci quindi se mi metto al sole. Anche per stavolta, quindi, rimando il godermi un lettino al sole, vicino ad un tavolo con sopra qualche libro e un mojito ghiacciato. Il tutto comodamente a casa mia.

Sono li che lavoro al blog quando sento qualcuno consegnare la posta attraverso la porta d'ingresso. Sono i risultati della donazione di sangue fatta qualche giorno fa. Apro la busta contenente i risultati, non senza un filo di trepidazione: non si sa mai che sulla carta ci sia scritto "gentile aspirante donatore, la ringraziamo per la sua buona volontà, ma forse quella volta non si doveva concedere nella toilette nel retro di un dubbio ristorante cinese in Kings Cross". Invece, scopro che è tutto ok e osservo con un certo orgoglio la card rossa fiammante con la scritta "Australian Blood Donor". Ad abbellire il tutto, la lettera ufficiale ha le sembianze di una pagina di giornale, in cui il titolo di testa, a caratteri cubitali recita "Eroe locale, Giordano, salva tre vite". Insomma, sono cose cose che ti portano dritto ad un altro mojito. Se non hanno trovato quelli precedenti, non sarà questo a nuocere no?

Guardo ancora la temperatura sullo schermo del telefono e mentre leggo quarantatrè sento un tuono in lontananza. Giro lo sguardo verso la finestra, quasi per ringraziare l'arrivo di quell'asteroide, ma quello che vedo arrivare dal cielo sono solo enormi gocce d'acqua. Ah cazzo è solo un temporale... No aspetta... Cazzo finalmente un temporale! Sorrido di gusto e mando giù un sorso di mojito ghiacciato. Finalmente si respira.

Non faccio nemmeno in tempo a godermi il momento di refrigerio che con la coda dell'occhio vedo un malsano essere svolazzante entrare dalla finestra, forse per cercare riparo dalla pioggia, ma molto più probabilmente per rompere il cazzo a me.

Ok, facciamo gli adulti. TRASFORMAZIONE!!!

Writer wannabe, mojito and absinthe lover, one day I want to see the Earth from space. 

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